Norman Foster dà un tetto all’innovazione

by azione azione
12 Agosto 2026

Engadina: a La Punt-Chamues-ch sta nascendo InnHub, un campus che si estende su una superficie di oltre 7300 mq nato da una visione avveniristica e dalla creatività di un archistar

A La Punt-Chamues-ch, un comune relativamente piccolo dell’Alta Engadina, sta succedendo qualcosa che, pur nel segno della continuità, stravolgerà in parte la vita di questo conosciutissimo e apprezzato angolo del Canton Grigioni. Si tratta dell’edificazione di un campus che si estende su una superficie di oltre 7300 mq, posto proprio nel centro del paese: un edificio principale e due strutture destinate ad alloggi, costruite con legno locale, granito e malta di calce, che ospiteranno sale per conferenze, ambienti per il co-working, camere d’albergo e appartamenti, un auditorio, un’area dedicata allo sport attivo di professionisti e dilettanti, con tanto di assistenza medico-specialistica, un negozio di articoli sportivi e forse più negozi. Il sito è aperto a chiunque voglia approfittarne. Si trasferirà qui anche l’Ufficio turistico, oggi presente nel Palazzo Comunale. I lavori di costruzione sono iniziati nella primavera 2025, il completamento è previsto per l’inverno 2028/2029. Il progetto può vantare una firma di grande prestigio, quella dell’architetto britannico Norman Foster, l’archistar diventato famoso presso il grande pubblico quando a cavallo del secolo realizzò il particolare grattacielo a forma di cetriolo (The Gherkin) nella City di Londra. A lui si deve anche, nello stesso periodo, la ristrutturazione del Reichstag di Berlino, dove oggi c’è la sede del Parlamento tedesco, con la cupola di vetro del diametro di 40 metri che racchiude al centro un imbuto a proboscide costituito da 360 specchi, che provvedono a riflettere la luce diurna nell’aula parlamentare. Dico questo per sottolineare l’originale creatività di Foster e le sue soluzioni architettoniche fuori dagli schemi.

Nell’inverno 2028/2029 dovrebbe essere completato il progetto che trasformerà il centro del piccolo comune grigionese

Già nel 2004 Norman Foster aveva realizzato in Engadina, a St. Moritz, la Chesa Futura, un iconico condominio di appartamenti di lusso, dove aveva unito ai materiali tradizionali un design avveniristico e tecniche digitali. Foster vive in Engadina da oltre 30 anni e uno di questi appartamenti è poi diventato la sua residenza ufficiale in Svizzera. L’InnHub La Punt rappresenta in fondo un’altra visione avveniristica che lo coinvolge. Come mi ricorda Urs Niederegger, segretario comunale di La Punt-Chamues-ch dal 1980 fino a quest’anno, e per lungo tempo responsabile dell’ufficio edilizia del Comune, nella sua frequentazione engadinese Foster conobbe Beat Curti, dell’Hotel Krone di La Punt. A loro venne l’idea dell’InnHub che estesero subito a Jon Erni, ingegnere locale e titolare della società miaEngiadina, il quale, forte della sua rete di contatti e della sua esperienza, diventò, insieme ai due, socio fondatore e partner operativo del nuovo Centro.

Sulla paternità iniziale del progetto ho sentito raccontare storie diverse: difficile capire quale sia la più corretta. Annalou Prader, Product & Brand Manager, dipendente di InnHub, mi conferma che l’idea del nuovo campus sia nata da un gruppo di persone che hanno intuito subito la rapidità con la quale sta cambiando il lavoro del futuro. L’ho incontrata nell’InnHub Pop Up, in occasione delle due giornate di porte aperte alla fine del giugno scorso, denominate «Open Doors Engadin 2026».

Il Pop Up offre già oggi un moderno spazio di co-working e sale riunioni flessibili, pensate sia per i singoli professionisti sia per gruppi fino a 15 persone. Ha una struttura modulare per adattarsi alle più svariate esigenze: mostra fin d’ora come potrebbe essere in futuro il lavoro all’interno dell’InnHub. Su un pannello appeso alla parete noto le immagini dei principali investitori: all’imprenditore Jon Erni e agli albergatori Beat e Regula Curti si sono aggiunti i co-fondatori del marchio sportivo On, Caspar Coppetti e Olivier Bernhard. Inoltre ci sono Steve Koltes di CVC Capital Partners (che è una delle principali società globali europee di investimento e acquisizione di aziende non quotate in borsa) e Christian Wenger, giurista specializzato in leggi commerciali ed economiche. Loro e altri investitori hanno permesso un progetto per qualcosa di innovativo in grado di rafforzare in modo sostenibile il territorio e di creare nuovi posti di lavoro. Tutti insieme hanno riconosciuto subito l’importanza e la novità di un simile progetto e lo stesso ha fatto l’Assemblea comunale che in due votazioni, la prima per un nuovo piano di zona e la seconda per approvare il progetto di costruzione, ha dato il via libera con quasi il 90% di voti favorevoli. Il grande terreno su cui sta sorgendo InnHub, che visto dalla discesa dell’Albula fu giudicato ideale da Curti ed Erni, è di proprietà comunale, che ha ceduto un diritto di superficie per 60 anni.

«Per noi è stato come vincere al lotto – mi dice sorridendo Niederegger – avere qui un progetto di Norman Foster e con questi investitori! Non abbiamo dovuto contribuire con altro se non con le autorizzazioni. La nostra partecipazione finanziaria consiste nell’acquisto di un determinato numero di posti auto nel parcheggio sotterraneo». Il volume degli investimenti ammonta a circa 90 milioni di franchi. Alla mia domanda su Foster, Niederegger risponde: «Norman Foster si è dimostrato entusiasta fin dall’inizio. Ha parlato personalmente con le persone del luogo. Ha detto che voleva creare qui qualcosa di speciale a livello architettonico. Ci ha raccontato che mentre faceva sci di fondo, i cumuli di neve e il su e giù dalle gobbe gli hanno ispirato la forma del tetto ondulato». Certo, la costruzione vicino alle casette tradizionali engadinesi può apparire come un corpo estraneo, per cui chiedo alla mia interlocutrice di InnHub se ci sono stati ostacoli alla sua realizzazione: «Un progetto di queste dimensioni porta sempre con sé delle sfide. Tuttavia, abbiamo avuto la fortuna che il Comune si sia mostrato collaborativo e ci abbia sostenuto fin dall’inizio».

Gli edifici che compongono la struttura del progetto comportano l’impiego di molto materiale base che sfrutta le risorse locali. L’uso del legno è particolarmente rilevante. Nel numero dell’estate di quest’anno della pubblicazione del Comune, «LA PUNT Chamues-ch», si parla dell’abbattimento di circa 2400 abeti rossi della regione, iniziato due anni fa, e in una intervista a Enrico Uffer, titolare della ditta che se ne sta occupando, si informa il pubblico che il legno attualmente viene segato, essiccato e stoccato, per poi essere lavorato in diversi stabilimenti svizzeri, specializzati nella produzione di legno lamellare. I vari componenti sono poi preparati nella regione. Si stanno facendo i test e il montaggio dovrebbe iniziare il prossimo autunno.

Chiedo ancora ad Annalou Prader se questo Centro rispondeva a una precisa domanda. «Il desiderio di co-working, così come quello di lavorare e vivere in montagna, si è intensificato notevolmente anche durante il periodo del Covid. Penso che sia stata davvero una visione, colta immediatamente dagli investitori, che hanno voluto realizzarla insieme». Quali sono i punti di forza del progetto? «L’architettura. È davvero straordinaria, perché Norman Foster l’ha sviluppata consapevolmente in armonia con il paesaggio. Inoltre, un settore che giocherà un ruolo centrale nell’InnHub è lo sport d’élite: creeremo infrastrutture mirate per l’allenamento in quota, rivolgendoci sia ad atleti professionisti sia a sportivi amatoriali».

Conclude Annalou: «Siamo aperti a tutti, a nuove idee e opportunità. Vogliamo accogliere sia singoli professionisti sia gruppi e team. L’InnHub vuole essere un luogo tranquillo di dialogo e di incontro. Idealmente, vorremmo creare da qui connessioni con tutto il mondo».