Film Festival Locarno: sullo schermo saranno proiettati 233 film da 69 Paesi, in attesa dell’ottantesimo
Prende il via oggi, 5 agosto, la 79esima edizione del Locarno Film Festival. Quest’anno più che mai, si respira un’aria di cambiamento. Se infatti l’edizione che si apre promette un programma ricco, è inevitabile che lo sguardo sia già rivolto anche al 2027, quando il festival taglierà il ragguardevole traguardo degli 80 anni.
Tra i temi più discussi restano le date della rassegna. Fin dal suo insediamento, la presidente Maja Hoffmann ha più volte lasciato intendere che uno spostamento a fine luglio rappresenterebbe una soluzione interessante. L’80esimo anniversario dovrebbe coincidere anche con un’altra attesa novità : la riapertura del Grand Hotel di Locarno. Dopo anni di chiusura e di lavori di ristrutturazione, uno dei luoghi più iconici della storia del festival potrebbe finalmente tornare a vivere.
Le celebrazioni dell’80esimo anniversario, del resto, sembrano già essere state pianificate. Nel rapporto annuale 2025 figurano infatti 250mila franchi già accantonati proprio in vista dell’edizione del prossimo anno, segnale evidente della volontà di rendere speciale questo anniversario.
Il 79esimo Festival non è però una semplice edizione di transizione. Il programma, presentato nelle scorse settimane, lascia intravedere una manifestazione tutt’altro che dimessa. Tra i nomi più attesi spicca quello di Isabella Rossellini. Figlia di due leggende del cinema come Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, nel corso della sua carriera ha saputo costruirsi una personalità artistica autonoma, collaborando con registi del calibro di David Lynch, Martin Scorsese e molti altri autori che hanno lasciato un segno nella storia del cinema contemporaneo. Grande curiosità suscita anche la presenza di Virginie Efira, reduce dalla Palma d’oro a Cannes grazie alla sua interpretazione in Soudain, l’ultimo film di Ryusuke Hamaguchi. Non meno importante sarà l’arrivo di Darren Aronofsky, autore di opere che hanno segnato gli ultimi decenni: da Requiem for a Dream a The Wrestler, passando per Black Swan e Mother! Accanto ai grandi autori non mancheranno figure popolari come Asia Argento, da sempre protagonista del cinema italiano, ma non solo: il festival continua a dimostrare di voler valorizzare anche quei professionisti che operano dietro le quinte, come il produttore islandese Sigurjón «Joni» Sighvatsson e soprattutto Rick Baker, autentica leggenda degli effetti speciali.
Anche osservando il concorso internazionale emergono diversi elementi degni di nota. Uno dei più significativi riguarda il ritorno del cinema italiano con ben due film in competizione: Alberi erranti di Salvatore Mereu e Ketticè di Giovanni Tortorici. Ritroviamo poi alcuni registi ormai di casa sulle rive del Verbano, come Hong Sang-soo, autore sudcoreano che nel corso degli anni ha instaurato un rapporto speciale con il festival. A lui si affiancano altri nomi molto apprezzati dalla critica internazionale, tra cui Denis Côté e Sarah Leonor, mentre per la Svizzera torna in concorso, dopo tre anni di assenza, grazie al vodese Basil da Cunha, uno degli autori più interessanti del panorama elvetico.
Sul fronte della Piazza Grande, il programma sembra capace di parlare a pubblici differenti. Da una parte trovano spazio alcune delle novità più attese della stagione, dall’altra una serie di grandi classici restaurati che permettono di riscoprire capolavori della storia del cinema. Tra gli appuntamenti più interessanti figurano le versioni restaurate di Balla coi lupi (1990) di Kevin Costner, Cuore selvaggio (1990) di David Lynch e Taxi Driver (1976) di Martin Scorsese.
Grandi nomi, concorso solido e più spazio all’italiano. Resta però debole il peso nell’industria cinematografica e solleva dubbi Locarno Kids
Grande attesa anche per la serata di sabato 8 agosto, quando verrà presentato The Invite di Olivia Wilde (presente a Locarno) con un cast di prim’ordine. Sempre da Cannes approda sul lungolago anche Paper Tiger, il nuovo film di James Gray, uno degli autori americani più apprezzati degli ultimi anni. Tra le opere più attese figura inoltre Congo Boy, produzione che vede coinvolto il ticinese Daniele Incalcaterra, mentre la regista svizzera Petra Volpe, dopo i successi ottenuti con L’ordine divino e Heldin, presenta il suo nuovo lavoro Frank & Louis. Merita una segnalazione particolare anche Il cileno di Sergio Castro-San MartÃn, per il legame con il nostro territorio: alcune scene sono infatti state girate alla Fondazione Eranos di Ascona e allo Spazio Elle di Locarno.
Nel complesso saranno ben 233 i film provenienti da 69 Paesi a essere proiettati nel corso della manifestazione. Numeri che confermano la dimensione internazionale della rassegna e la sua capacità di offrire uno sguardo ampio sulla produzione cinematografica mondiale. Tra queste opere fa piacere ritrovare anche alcune produzioni ticinesi, come i cortometraggi West/East di Elia Canevascini e Typhoon Mambo di Domenico Singha Pedroli.
Accanto agli aspetti positivi, rimangono però alcune questioni che continuano a meritare attenzione. La prima riguarda la lingua italiana. È una battaglia che per primi abbiamo contribuito a portare all’attenzione dell’opinione pubblica proprio da queste colonne e che continua a essere di stretta attualità . Va riconosciuto che qualcosa si è mosso. Il messaggio approvato dal Gran Consiglio lo scorso dicembre, che garantisce al festival 17 milioni di franchi per il periodo 2026-2030, prevede infatti anche uno stanziamento di 60mila franchi all’anno destinato ai sottotitoli in italiano. Un segnale importante che ha già prodotto alcuni risultati, in particolare nell’ambito della Retrospettiva. Ma rimane aperta la questione del «Pardo Magazine», il quotidiano distribuito durante il festival, nel quale la presenza dell’italiano continua purtroppo a essere troppo limitata.
Il secondo tema concerne invece il posizionamento internazionale del festival. Da tempo Locarno dichiara di voler competere con le principali rassegne cinematografiche mondiali e una recente ricerca della rivista «Bilanz» lo colloca al settimo posto tra i festival più importanti del mondo. Un risultato di assoluto rilievo, che tuttavia va letto insieme a un altro dato: il budget della manifestazione, pari a circa 18 milioni di franchi, è già oggi paragonabile a quello di festival che occupano le prime cinque posizioni della classifica. È quindi legittimo chiedersi se gli investimenti effettuati stiano producendo tutti i risultati auspicati. Se Locarno vuole davvero rafforzare il proprio peso internazionale, occorre continuare a investire anche sul versante dell’industria audiovisiva, incrementando gli incontri professionali, favorendo la presenza di produttori, distributori e piattaforme e trasformando sempre più il festival in un luogo nel quale, oltre a presentare film, si sviluppino progetti, si stringano collaborazioni e si concludano accordi commerciali. Oggi Locarno non è ancora diventato un mercato di riferimento dove si acquistano e si vendono film con la stessa intensità che caratterizza altre grandi manifestazioni internazionali.
Infine, la novità di quest’anno: Locarno Kids, il nuovo concorso internazionale dedicato ai bambini, che propone sette film pensati per il pubblico più giovane. L’iniziativa si inserisce nella strategia di ampliare e diversificare ulteriormente l’offerta del festival, cercando di coinvolgere nuove fasce di spettatori e rafforzare il proprio posizionamento internazionale. È però una scelta che apre anche qualche interrogativo. Da anni, infatti, nella Svizzera italiana esiste una manifestazione che ha costruito con passione, competenza e notevoli sacrifici un’identità proprio attorno al cinema per l’infanzia e i giovani: Castellinaria di Bellinzona. Sorge quindi spontanea una domanda. Era davvero necessario occupare questo spazio? Non sarebbe stato possibile individuare un’altra direzione, evitando una sovrapposizione che rischia di mettere in difficoltà una realtà consolidata e radicata sul territorio?
Una grande manifestazione non cresce soltanto grazie ai nomi prestigiosi, ai tappeti rossi o ai grandi film, ma anche attraverso la capacità di ascoltare il territorio, valorizzare la lingua di casa e dialogare con le realtà culturali esistenti.
