Spider-Noir il supereroe che indaga

by azione azione
22 Luglio 2026

Serie TV: su Prime Video, l’Uomo Ragno cambia maschera, si veste di nero e indossa un borsalino

Era il 2009 quando, tra le iniziative editoriali della Marvel Comics, vide la luce l’universo Noir, una realtà alternativa dove le avventure dei personaggi più noti della casa editrice venivano reinterpretate omaggiando il cinema americano degli anni Trenta e Quaranta, con tanto di ambientazioni negli anni della Grande Depressione. Tra queste figure si fece notare colui che gli autori informalmente chiamavano Spider-Man Noir, una variante di Peter Parker immaginata come investigatore privato e che, in piena tradizione di genere, non esita a usare metodi più brutali con gli avversari, il che poi lo tormenta sul piano morale (laddove il Parker originale è uno dei supereroi che per principio non uccidono mai).

Nel 2014 la versione Noir ha fatto parte dell’evento Spider-Verse, un crossover dove tutte le varianti sparse in giro per il Multiverso si alleavano contro una minaccia interdimensionale. Nel corso della vicenda il personaggio muore, per poi tornare in vita grazie al successo del film d’animazione Spider-Man: Un nuovo universo (2018), con una caratterizzazione leggermente diversa, influenzata da come era stato reso al cinema.

Da quel lungometraggio è nata anche una nuova serie televisiva, Spider-Noir, realizzata per Prime Video come parte della nuova linea editoriale della Sony dopo l’insuccesso generale del filone cinematografico che ruotava intorno a personaggi secondari e/o antagonisti dell’universo di Spider-Man (Venom, Morbius, Kraven, Madame Web) ma senza la partecipazione attiva di Peter Parker e del suo alter ego ragnesco. Tecnicamente non appare neanche in Spider-Noir, il cui protagonista si chiama Ben Reilly (nell’universo fumettistico classico un clone di Peter) per imposizione contrattuale legata alle atmosfere più adulte del serial: data la matrice noir del progetto, non mancano alcool e sigarette, due elementi incompatibili con il target più giovane a cui solitamente si rivolgono le storie del Tessiragnatele.

In Spider-Noir Peter Parker è sostituito da Ben Reilly per vincoli contrattuali legati al nuovo target adulto della serie

D’altronde, Reilly è ancora più tormentato dello Spider-Man classico: se quest’ultimo è diventato un difensore della città di New York per il senso di colpa legato alla morte dello zio Ben («Da grandi poteri derivano grandi responsabilità»), l’investigatore che vediamo in Spider-Noir ha appeso le ragnatele al chiodo dopo che la sua compagna è stata uccisa da uno dei criminali che lui aveva arrestato. Cinque anni dopo questo evento tragico, una nuova indagine lo porterà a riabbracciare la sua identità da vigilante, poiché il caso lo mette in contatto con altri individui dotati di capacità sovrumane, come il gangster Flint Marko, in grado di trasformare il proprio corpo in sabbia.

È un mondo più cupo e violento rispetto a quello visto nel film d’animazione, con il quale la serie ha sostanzialmente due punti in comune: Phil Lord e Christopher Miller come produttori esecutivi, al fianco dello showrunner Oren Uziel; e Nicolas Cage nei panni dell’investigatore. Scelta quasi obbligata nel 2018, poiché l’attore – da sempre grande appassionato del cinema noir e dei suoi interpreti – già da prima si ispirava a figure come Humphrey Bogart e Edward G. Robinson per la dizione (il suo modo di parlare caratteristico è, per ammissione dello stesso Cage, qualcosa di voluto per dargli un elemento che lo contraddistingue); e ancora di più per la versione live-action del 2026, dove la sua presenza trasuda atmosfera d’epoca anche prima che entri in gioco l’estetica della serie.

Estetica che è duplice, tra l’altro: anche se il programma è sempre stato pensato in bianco e nero, Prime Video dà l’opzione di vederlo a colori, ma è un colore accesissimo, sovraccarico, un Technicolor che accentua la natura fumettistica dell’operazione e sottolinea il paradosso dell’interpretazione di Cage che è perfettamente credibile pur avendo palesemente almeno dieci anni di troppo (al netto del fatto che stiamo parlando di un supereroe che torna in attività dopo un lungo periodo «sabbatico»).

È anche curioso che la serie abbia esordito circa due mesi prima del ritorno di Batman: Caped Crusader, che ha un approccio simile per il vigilante di Gotham City ma in versione animata (tra i produttori c’è Bruce Timm, autore della mitica serie degli anni Novanta), e poco dopo la conclusione definitiva – spin-off esclusi – di The Boys, uno degli show di punta di Prime Video che però presenta un punto di vista dissacrante nei confronti dei supereroi, mascotte di multinazionali che non hanno a cuore il bene comune (come da consuetudine con la poetica di Garth Ennis, lo sceneggiatore del fumetto originale, che agli eroi tradizionali preferisce figure più sfumate e ambigue come il mago John Constantine o Frank Castle alias il Punitore, che uccide i criminali anziché consegnarli alla giustizia). E subito prima c’è stata la pausa per Invincible, dove l’eroe titolare è figlio di un alieno mandato per conquistare la Terra e gli episodi contengono regolarmente spargimenti di sangue, a volte anche tra personaggi che in teoria sarebbero dalla stessa parte.

In altre parole, è come se dopo aver salutato – per ora – due prodotti all’insegna dell’irriverenza fosse giunto il momento di prendere un bel respiro e riprendersi con due icone del genere, riconoscibili anche se per l’occasione sono state reinventate (difatti Spider-Noir ha imparato dagli errori dei film su Venom e soci, trovando l’equilibrio tra la volontà di raccontare una storia a sé e la necessità di rispettare la mitologia dell’universo di Spider-Man).

Certo, viene da chiedersi se sia saggio tornare sempre all’ovile (vedi alla voce Avengers: Doomsday, che uscirà a Natale ed è andato a ripescare, oltre agli interpreti fissi del Marvel Cinematic Universe, anche gran parte del cast dei film degli X-Men degli anni Duemila), ma in tempi non sospetti è stato proprio Peter Parker a fare una sorta di mea culpa circa la scarsa originalità dei racconti di supereroi: nel primo The Amazing Spider-Man, che rilanciava il personaggio al cinema dopo la trilogia diretta da Sam Raimi, Peter assiste a una lezione a scuola dove viene spiegato che esiste un numero limitato di storie, dalle quali scaturiscono poi variazioni. Variazioni che, in casi come questo, sanno dare un futuro alle diverse riletture del materiale fumettistico pur guardando esplicitamente al passato.