L’esordio «La casa turca», di Açelya Yönaç mette insieme tradizione orale e ricerca della verità
«Quando non scrivo… Esiste una me che non scrive? Sto cercando di conoscerla pian piano, ma è sempre lei, e lei scrive»: è una delle risposte che la scrittrice Asena dà durante l’intervista con la giornalista Azra. La prima è una autrice di origini turche, emigrata in Europa coi genitori e il fratello ancora bambina, la seconda una donna che aderisce alla legge musulmana, porta il velo, una volta entrata in casa si spoglia del suo ruolo di conduttrice televisiva e indossa ciabatte e grembiule per servire, insieme alla madre, i suoi fratelli. Sono le due protagoniste del romanzo La casa turca di Açelya Yönaç, edito da Neri Pozza, un testo nel quale l’autrice, al suo primo libro scritto in italiano, decide di esplorare le potenzialità di diverse forme narrative per raccontare una storia di sradicamento e di ingiustizia.
Il romanzo prende in considerazione, infatti, i punti di vista delle due donne, per raccontare diverse epoche della Turchia: quella risalente al governo di Atatürk che prevedeva, anche, una occidentalizzazione del Paese e quindi la possibilità per le donne di vivere almeno in parte una condizione di parità di genere. Potevano studiare, scegliere il lavoro che prediligevano, non indossare il velo; e quella attuale. In un primo momento tra Asena e Azra il dialogo è impossibile, ma con il procedere della storia sarà chiaro a entrambe che ad accomunarle è l’ingiustizia che subiscono in Turchia.
Asena è la sorella di un giornalista scomparso a Instanbul: a differenza sua, Erol non ha accettato l’emigrazione e appena ha potuto è tornato in Turchia, mettendosi al servizio della ricerca della verità . Come molti altri giornalisti, è stato catturato e di lui si sono perse le tracce. Asena non è tornata a Instanbul per cercarlo, ma perché è stata invitata a ritirare un premio letterario. Una volta arrivata nella sua città natale, però, sotto una anomala neve di maggio, inizia a visitare tutti i cimiteri della città : cerca la tomba di Erol e cerca un posto per sé, quando sarà morta. Il poeta Demet che incontra in un bar un tempo frequentato da suo fratello le dirà che questa macabra abitudine di aggirarsi fra i campisanti non la condurrà alla verità su Erol, che invece è lui a custodire.
Nel corso del romanzo troviamo dei capitoli intitolati: «E-mail alla casa editrice» in cui Asena racconta le storie che compone durante la sua permanenza a Instanbul, racconti che appartengono alla tradizione orale turca, che hanno protagoniste donne di epoche diverse, vinte dall’ingiustizia. È il progetto del suo nuovo romanzo e diventa un racconto nel racconto, un approccio audace e decisamente inedito nel panorama della narrativa italiana contemporanea, soprattutto in un romanzo d’esordio.
La casa turca ha infatti il pregio di farci attraversare non soltanto la città di Instanbul, nei viaggi in auto che ogni giorno Asena fa alla ricerca della salma di suo fratello, ma di proporre un modello di scrittura che, come il dialogo tra le due donne che fa da contrappunto alla storia, coniuga due approcci diversi: quello della trama lineare, più occidentale, e quello della circolarità della storia che associamo tradizionalmente all’oriente. Ad aspettare Asena a Instanbul è una gatta nera con una zampa, la stessa che era scampata al terremoto, probabilmente quello del 1999, in cui sono morti i nonni della scrittrice. È la visione dell’animale che la accompagna durante tutta la permanenza a Costantinopoli, insieme all’immagine dell’albero di melocotogno, che stava davanti alla casa della sua infanzia. La presenza di questi simboli archetipici troverà il suo senso nel corso della storia, ma ad assegnarglielo sarà la scrittrice che in Europa trasforma le leggende turche in bestseller.
