Così Sorengo protegge gli anfibi

by azione azione
8 Luglio 2026

Con il nuovo passaggio faunistico rospi e rane raggiungono in sicurezza il Laghetto di Muzzano

Ripristinare la libera migrazione degli anfibi tra le aree di riproduzione del Laghetto di Muzzano (di proprietà di Pro Natura Svizzera) e le zone di svernamento nei settori boschivi situati sulla collina di Gentilino e di Sorengo. È questo l’obiettivo del progetto commissionato dal Comune di Sorengo e firmato dal biologo Giuliano Greco dello studio Oikos in collaborazione con Davide Telari. Sostanzialmente, si tratta di realizzare misure volte ad incanalare il flusso migratorio degli anfibi verso determinati passaggi (sottosuolo e/o a cielo aperto), così da permettere l’attraversamento dei punti critici e spesso letali attualmente presenti (strada comunale e ferrovia).

In proposito, nel territorio di Sorengo è stato possibile individuare un cunicolo che attraversa trasversalmente la linea ferroviaria della FLP, collegando alla zona «Cisterna»; tale passaggio al di sotto della stessa linea ferroviaria ha permesso, con una serie di interventi, di risolvere il problema legato all’attraversamento della ferrovia. L’attraversamento di Via al Laghetto è invece ora garantito da un cunicolo prefabbricato (in corrispondenza del nuovo dosso destinato alla moderazione della velocità).

Come sottolinea il tecnico comunale Gastone Boisco, il collegamento ecologico tra il bosco del colle e il citato bacino lacuale di Muzzano è stato seriamente compromesso dall’attività umana che ha frammentato l’ambiente, determinando di fatto una vera e propria barriera costituita principalmente dal traffico. In particolare, questa Riserva naturale protetta – composta da ambienti acquatici e semi-acquatici – sta subendo, negli ultimi decenni, forti contraccolpi a causa della diminuzione e della banalizzazione delle specie presenti.

Le specie target (rospo comune e rana rossa) per le quali si vuole migliorare il passaggio faunistico, vivono nel bosco per gran parte dell’anno, ma nel periodo migratorio sono costrette a percorrere un vecchio sottopasso sotto la linea ferroviaria e un piccolo tunnel per accedere al laghetto dalle origini glaciali. Transito che comporta tuttavia molte «vittime», anche se nei periodi migratori degli anfibi intervengono numerosi volontari in loro soccorso, mediante misure provvisorie e temporanee per agevolare il passaggio di questa fauna medio-piccola, come la posa di cartelli stradali lampeggianti e di barriere mobili su entrambi i lati degli ostacoli, come pure di contenitori interrati volti a catturare le specie in transito, ma anche la raccolta e lo spostamento manuale degli esemplari catturati da un lato all’altro degli ostacoli.

Da qui, appunto, la necessità di abbattere trincee e muri sostituendo queste strutture con rampe di accesso meglio conformi ai bisogni degli anfibi. Si tratta insomma di riconnettere un paesaggio nel tempo lesionato e sempre più «incapsulato», attuando di fatto una sorta di «mediazione multispecie». La spesa complessiva per questa struttura di notevole valenza a favore dell’ecosistema si aggira sui 320.000 franchi ed è in gran parte finanziata da Confederazione e Cantone (Ufficio natura e paesaggio), con un onere di circa il 10% a carico del Comune di Sorengo. Una spesa ritenuta necessaria considerando in particolare l’utilità di questi anfibi, che si cibano abitualmente di insetti come le zanzare che prosperano in questa zona, un indubbio beneficio per la comunità umana che vive nei dintorni.

Va peraltro evidenziato che quest’opera, come precisa il progettista Giuliano Greco, si inserisce nelle misure previste dalle norme di attuazione del Piano regolatore cantonale di protezione del Laghetto di Muzzano e dagli interventi proposti dal Piano di gestione ed interventi di valorizzazione delle componenti naturali di questo prezioso patrimonio naturalistico, promosso dall’Ufficio della natura e del paesaggio (UNP) e con lo scopo di valorizzare e conservare le componenti naturali della riserva. A medio termine, sarà comunque da prevedere l’attuazione di un monitoraggio della funzionalità del corridoio migratorio che si inserisca nel quadro più ampio della sorveglianza e del controllo previsti per l’intera riserva naturale, attuati peraltro da tempo da Pro Natura e Ufficio della natura e del paesaggio.