Tra bacche di Goji e semi di Chia

by azione azione
8 Luglio 2026

Buongiorno signora Botticelli,
mi chiedo se le bacche di Goji e i semi di Chia fanno veramente così bene come dicono o è tutta pubblicità? Perché un po’ tutti i miei conoscenti ne consumano chi più e chi meno per sentirsi più sani. Posso avere un suo gentile parere? Li consiglia?
Cordiali saluti, Cinzia

Gentile Cinzia,
la ringrazio per la domanda. Le bacche di Goji è un nome relativamente nuovo attribuito al lycium barbarum e al lycium chinense, due specie con lunga tradizione di utilizzo come piante officinali soprattutto in Cina, e per la medicina tradizionale cinese viene utilizzato per trattare diverse condizioni, tra cui il dolore addominale, l’infertilità, la visione offuscata, la tosse secca, le vertigini e il mal di testa. La sua popolarità è cresciuta recentemente anche da noi grazie a una efficace strategia di marketing. Le bacche sono principalmente costituite da polisaccaridi, vitamine A in quantità significativa, riboflavina, tiamina e vitamina C, flavonoidi, tocoferoli e composti fenolici. Alcuni componenti del Goji hanno mostrato interessanti proprietà antiossidanti e farmacologiche in vitro e su modelli animali, soprattutto per la prevenzione delle malattie legate all’età. Tuttavia, molti degli effetti benefici osservati negli studi sperimentali derivano da estratti concentrati, quindi con dosaggi molto superiori rispetto a quelli consumati nella dieta quotidiana. Da noi le bacche sono solitamente consumate fresche, essiccate come snack o aggiunte a yogurt, muesli e porridge o sotto forma di succo e tè o tisane. Le quantità realmente consumate sono generalmente modeste e nel caso di tè e tisane il quantitativo può essere ancora inferiore. Per questo i benefici osservati in laboratorio non sono sempre sovrapponibili al nostro consumo reale. Non c’è nessun dubbio che si tratti di un frutto molto nutriente, lo si può definire un promettente agente anti-età ma mancano risultati consistenti da studi clinici sull’uomo. Meglio diffidare quindi di chi li propone come la cura miracolosa di benessere e longevità perché non hanno alla base evidenze scientifiche approvate… anche se non nego che sarebbe bello immaginarlo.

Per quel che concerne i semi di Chia i componenti principali e più importanti includono la fibra solubile e insolubile, i grassi omega-6 e omega-3, le proteine caratterizzate da un buon quantitativo di amminoacidi essenziali, i minerali, le vitamine e i composti fitochimici con attività antiossidante (fenoli e isoflavoni). In particolare, risulta significativo il contenuto di fibra, calcio, fosforo, magnesio, rame, selenio e manganese per porzione. Gli studi ad oggi sui loro effetti benefici sono ancora limitati e le evidenze non conclusive, sono stati al momento ipotizzati effetti positivi sulla pressione arteriosa, sul profilo lipidico e sullo stress ossidativo. Sulla base di quel che oggi si sa, non esistono indicazioni specifiche su linee guida nutrizionali, ma la loro assunzione può probabilmente contribuire alla qualità della dieta, grazie all’elevata concentrazione di nutrienti dalle importanti proprietà funzionali. Il quantitativo raccomandato è solitamente pari a 15 – 25 g/giorno, sebbene in alcuni studi vengano usati quantitativi molto maggiori. Nel 2000 le linee guida dietetiche americane hanno raccomandato di non superare i 48 g/giorno di semi di Chia. Un’altra caratteristica è che sono in grado di assorbire un grande quantitativo di acqua, assumendo una consistenza gelatinosa. Possono quindi essere aggiunti ad alimenti liquidi o a yogurt e puree di frutta e consumati da chi ha problemi di stitichezza. È possibile anche consumarli tali e quali come ingredienti nelle insalate.

In conclusione questi alimenti possono essere aggiunti senza problemi all’interno di un’alimentazione equilibrata, ma non li dobbiamo considerare alimenti «miracolosi» o indispensabili. Più rispondo alle vostre interessanti domande, più mi rendo conto che un fil-rouge tra le mie risposte è che non ci si deve concentrare solo su un ipotetico superfood: dobbiamo piuttosto considerare l’insieme di quello che mangiamo sempre per restare in salute.