L’IVA tra pensioni e forze armate

by azione azione
8 Luglio 2026

L’anno prossimo saremo chiamati a votare ben due volte sull’aumento dell’Imposta sul Valore Aggiunto: sarà una cartina di tornasole dell’ultimo anno di questa Legislatura

Ci aspettano mesi a tutta… IVA. L’Imposta sul Valore Aggiunto ci chiamerà alle urne per ben due volte nel corso del prossimo anno. In un primo momento, il 29 novembre, si dovrà decidere se accrescere dello 0,4% il tasso di riferimento medio dell’IVA al fine di garantire, perlomeno in parte, il finanziamento della 13esima AVS. Proprio alla fine di quest’anno i pensionati svizzeri riceveranno per la prima volta questa rendita aggiuntiva, accettata due anni fa in votazione popolare dal 58% dei cittadini. Il secondo appuntamento è invece previsto nella prima metà del 2027, quando dovremo votare su un ulteriore innalzamento dell’IVA, pari allo 0,5%, questa volta per finanziare le prossime spese della nostra difesa. L’esercito è più che mai intenzionato a rimpinguare i propri arsenali, sospinto dalla volontà di Governo e Parlamento, a loro volta trainati dalla maggioranza borghese che li guida.

Due chiamate alle urne motivate dal fatto che il tasso dell’IVA è fissato nella nostra Costituzione, ogni modifica richiede pertanto il nullaosta di popolo e cantoni. Ma al di là delle votazioni previste, va detto che questi due aumenti dell’IVA in contesti così diversi – pensioni e forze armate – ci possono aiutare a capire alcune delle principali dinamiche che attraversano oggi il paesaggio politico elvetico. I vari dibattiti che ruotano attorno all’imposta sul valore aggiunto possono dunque essere visti anche come una sorta di cartina di tornasole, per guardare all’ultimo anno di questa legislatura, che terminerà con le elezioni federali previste nell’ottobre 2027. Iniziamo dalla 13esima AVS e dal suo finanziamento.

I fondi per l’AVS

Nei mesi scorsi le Camere federali hanno discusso in lungo in largo delle modalità con cui trovare i fondi per versare questa 13esima AVS ai pensionati svizzeri, una rendita supplementare che nei prossimi anni comporterà una fattura di oltre 4 miliardi di franchi all’anno. Dopo lunghi e accesi dibattiti la soluzione trovata è tutt’altro che soddisfacente, perché l’aumento di durata illimitata dell’IVA, pari allo 0,4%, non permetterà certo di garantire al nostro primo pilastro un finanziamento durevole nel tempo, sono infatti previste entrate supplementari pari soltanto un miliardo e mezzo all’anno. In novembre si andrà dunque alle urne per decidere il destino di una soluzione raffazzonata, trovata dopo ben sei dibattiti parlamentari e resa possibile solo da un compromesso, zoppicante, raggiunto all’ultimo minuto dalla cosiddetta Conferenza di conciliazione, la commissione che in extremis cerca una soluzione condivisa tra le due Camere del Parlamento federale. E così vien da chiedersi chi difenderà, con la dovuta convinzione, questo modello di finanziamento durante la campagna che porterà al voto del prossimo mese di novembre.

Il vero nodo da sciogliere

A sinistra si mirava ad un modello misto, con l’aumento dell’IVA ma anche con un incremento dei prelievi sugli stipendi, a destra invece si voleva far leva sul solo aumento dell’IVA, ma in modo limitato nel tempo, fino al 2033, per poi forgiare una riforma globale del sistema AVS. E qui si sono già fatte sentire le voci di chi ritiene che l’equilibrio finanziario del primo pilastro non possa fare a meno anche di un aumento dell’età di pensionamento. Aumento su cui popolo e cantoni avevano già votato nel 2024, con un rifiuto secco pari al 74%. Tre cittadini su quattro non ne vogliono sapere di lavorare più a lungo, un muro di «no» che al momento non sembra tuttavia scoraggiare chi mira a spostare l’età del pensionamento oltre i 65 anni di età.

Il piano di Pfister

Frutto di un’iniziativa dell’Unione sindacale svizzera, la 13esima AVS poggia dunque su basi normative e finanziarie piuttosto scricchiolanti e il dibattito sul suo finanziamento apre la strada al ritorno in primo piano del vero nodo da sciogliere in questo ambito: l’età di pensionamento o perlomeno una maggiore flessibilità prima e dopo il 65 anni di età, come del resto mira a fare anche un progetto in materia da poco presentato dal Consiglio federale. Prima di passare a dare uno sguardo alle dinamiche politiche che riguardano l’aumento dell’IVA a favore dell’esercito va fatta una precisazione: l’aliquota in questione è quella chiamata «normale», pari oggi all’8,1%, e riguarda la maggior parte dei beni e dei servizi, l’incremento non tocca invece l’aliquota ridotta per il settore del turismo e quella per i prodotti di prima necessità, gli alimentari o i medicinali ad esempio. Ma veniamo appunto all’esercito.

Il ministro della difesa Martin Pfister è convinto della necessità di un aumento dell’IVA, dello 0,5% per dodici anni, per finanziare gli investimenti delle nostre forze armate, in particolare per quanto riguarda la difesa dello spazio aereo e la lotta contro la cybercriminalità. Il problema, per Pfister, sta nel fatto che questo aumento non piace quasi a nessuno, fatta eccezione per il Centro, il partito del ministro zughese. L’incremento dell’IVA non aggrada nemmeno a chi sostiene sempre a spada tratta le spese militari, UDC e PLR in primis. Due partiti che sollecitano Governo e Parlamento a cercare i soldi necessari altrove, non aumentando l’IVA ai cittadini e quindi il costo della vita. Una posizione che trova conferma anche nei recenti sviluppi che riguardano i conti della Confederazione.

Ma ora i conti vanno bene

Per la ministra delle finanze Karin Keller Sutter, madre delle misure di austerità degli ultimi anni, l’orizzonte finanziario si è fatto improvvisamente positivo. E questo grazie in particolare all’imposta sull’utile delle persone giuridiche. Grazie a diverse multinazionali presenti soprattutto nei cantoni di Zurigo, Basilea-città e Lucerna questo tipo di imposta potrà far registrare nel corso dell’anno prossimo maggiori entrate pari a circa un miliardo e 800 milioni di franchi. Per questo motivo «per la prima volta da sette anni a questa parte la Confederazione può presentare un piano finanziario in equilibrio», come ha fatto notare la stessa Karin Keller Sutter alla fine del mese di giugno.

La ministra è persino pronta a rinunciare ad un ulteriore pacchetto di risparmi, stimato attorno ai 540 milioni, e previsto per il 2027. Tornando all’esercito, ma anche alla 13esima AVS, risulta così politicamente piuttosto delicato chiedere ai cittadini di aumentare il tasso dell’IVA, quando al tempo stesso i conti della Confederazione stanno dando risultati ben migliori del previsto. E così quella che sembrava una ricetta magica – fare leva su questa aliquota per puntellare le finanze federali – appare oggi sempre più come una sorta di zavorra, di cui liberarsi al più presto. Difendere l’aumento dell’IVA può pertanto essere politicamente rischioso, soprattutto nella lunga volata che ci porterà alle elezioni federali dell’autunno 2027.