Quando Duttweiler salvò Palagnedra

by azione azione
8 Luglio 2026

Il Consigliere nazionale e fondatore della Migros lanciò una fortunata raccolta fondi il 1. agosto 1937

Mi era capitato tra le mani un articolo del giornale «Eco di Locarno» del 22 luglio 1937 in cui si riportavano alcuni passaggi di un servizio apparso su «Die Tat», il settimanale di Migros nato in quel periodo. L’articolo riguardava il fallimento del Comune di Palagnedra. Non esisteva l’attuale fondo di livellamento, sistema che consente anche ai comuni più piccoli di dotarsi di moderne infrastrutture e di far fronte a determinate spese. Nel 1937, in casi estremi, si poteva aprire una procedura fallimentare a carico di un Comune. Fu il caso di Palagnedra. Colpa delle spese per la costruzione del sentiero che da Palagnedra porta alla frazione di Moneto. Un tragitto impervio, lungo quasi 2 km, costruito su roccia a volte instabile e soggetta ai mutamenti stagionali, la cui manutenzione, fra l’altro, ha portato numerose diatribe tra gli allora comuni di Palagnedra e Borgnone.

Gottlieb Duttweiler in campo

Le spese aumentavano e il sentiero di Moneto diventò un fardello insopportabile e forse anche il capro espiatorio del tracollo finanziario del Comune. A quel punto intervenne il filantropo fondatore di Migros, nonché consigliere nazionale, Gottlieb Duttweiler. A informare il parlamentare del problema era stato l’avvocato zurighese Gnädinger, membro della redazione di «Die Tat» e proprietario di una casa di vacanza a Corcapolo. Duttweiler, tramite il giornale del suo partito (Unione nazionale degli Indipendenti) scrisse un articolo dal titolo Salviamo Palagnedra. «Die Tat» riferiva pure le parole del sindaco di allora Luigi Guerra: «La commissione fallimentare insediata non vede altra possibilità che incassare le entrate delle imposte per fare fronte con esse alle correnti spese del Comune e per ridurre con la rimanenza – posto che ve ne sia – il debito restante verso l’imprenditore: fr. 13’000 circa comprese le spese e gli interessi. Ora, tutto ciò significa per i cittadini di Palagnedra la prospettiva della sospensione per la durata di decenni dell’indipendenza del Comune. Per la loro mentalità libera ed orgogliosa questo indegno stato di cose, di cui essi non sono colpevoli, a lungo andare tornerebbe opprimente e li priverebbe della gioia di partecipare alla vita pubblica del Comune, del Cantone e della Confederazione. Con sentimenti d’amarezza essi guardano ai limitrofi villaggi (…); essi sono afferrati da un senso di vergogna rispetto ai confinanti italiani. La letizia e le canzoni si sono spente a Palagnedra,  (…) noi dovevamo costruire questa strada da Moneto a Palagnedra. In prima linea per dare ai nostri bambini ed ai vecchi di Moneto una strada più sicura di quella esistente attualmente, per recarsi in chiesa, e poi per procacciare lavoro e guadagno ai nostri giovani nei periodi difficili del 1936 e 1937».

L’appello del 1. agosto

«Concittadini – leggiamo fra altro nell’appello di Duttweiler – noi siamo a buon diritto fieri del nostro solatio Meridione Svizzero (sic) e dei nostri giulivi fratelli ticinesi (sic) che in tempi lieti e in tempi tristi rimangono attaccati alla patria Svizzera con amore e fedeltà incrollabili e con genuino entusiasmo meridionale. Il loro orgoglio di montanari liberi li ha trattenuti dall’invocare il nostro aiuto. Ma non è appunto nello spirito e nel senso del primo agosto il dare loro la nostra assistenza spontanea e non richiesta, dopo che le istanze statali lasciano libero corso alla disgrazia immeritata del povero Comune?» «Il rendere libero nuovamente Palagnedra, il ridare la fede nella fraterna volontà di aiutare di tutti i confederati, I’esprimere in tal maniera la nostra gratitudine al nostro amato Ticino per tutto il buono e il bello che ci ha offerto; questo deve essere lo scopo dell’azione promossa per il primo agosto dalla «Tat». Il fatto che il giornale intraprende questa azione come una iniziativa privata e spontanea, deve mostrare ai nostri Ticinesi e all’intera Svizzera, che l’antico spirito federale della prontezza e solidarietà a venire in aiuto, non ha bisogno di alcun sprone statale e di parte.» L’appello si conclude con l’invito a inviare elargizioni affinché per il primo agosto il nome di Palagnedra venisse cancellato dal registro dei fallimenti di Locarno e potesse riacquistare la libertà. La colletta fruttò 16mila franchi in un’epoca in cui un lavoratore guadagnava pochi franchi al giorno. In luglio, gli uomini di Duttweiler, d’accordo con la Commissione di amministrazione del fallimento, liquidarono la pendenza con la ditta creditrice.

La calorosa accoglienza

Don Enrico, parroco a Palagnedra dal 1934 (e per oltre 30 anni), così riferiva su «Treterre» (n. 17, 2008): «Ricordo una rapida visita che Duttweiler fece a Palagnedra una mattina di fine luglio di quell’anno. Gli fu offerta una bicchierata, si interessò della situazione economica della gente, prospettò genericamente l’eventualità che la Migros avrebbe potuto mettere sul mercato qualche prodotto locale. Accennò, si, anche al turismo, ma dubito che egli avesse addirittura espresso l’idea di costruire un albergo. E le prime avvisaglie della catastrofe che, due anni dopo, si sarebbe abbattuta sull’Europa, non inducevano certo a fare progetti di vasta e lunga portata e dall’avvenire problematico». Ancora don Isolini: «La popolazione di Palagnedra, di natura piuttosto riservata e non incline a dare pubblicità ai propri sentimenti, accolse l’intervento senza clamorose manifestazioni ma, complessivamente, con soddisfazione e senza sollevare obbiezioni. Si capisce: c’erano voluti quegli svizzeri tedeschi per fare quello che il “patrio Ticino” non aveva saputo o voluto fare (…). Era una piacevole sorpresa, e quei confederati “tedeschi” non c’era che da ringraziarli.

A sottolineare la solidarietà confederale fu tenuta, la sera del 1. agosto di quell’anno, una cena sulla piazza di Palagnedra per iniziativa degli uomini di Duttweiler. Essi intervennero in folto numero con le rispettive signore. Erano presenti le autorità comunali e personaggi importanti del villaggio. La popolazione tutta fraternizzò con essi con musica, canti e danze paesane superando barriere di lingua e d’ogni altro genere. Ricordo un discorso a forte connotazione politica tenuto quella sera dal compianto avvocato Mario Tosetti, che stigmatizzava il comportamento della classe politica ticinese senza distinzione di partito la quale non aveva saputo o voluto far nulla in aiuto del Comune». Concludiamo con un’annotazione del naturalista Luigi Lavizzari scritta verso la metà del 1800 mentre percorreva le Centovalli: «Questa valle, da noi visitata solo in parte, è degna d’esser veduta dal naturalista e dai dilettanti di romite escursioni». Il «dilettante di romite escursioni» non vede l’ora di tornare su questo sentiero affascinante e reso meno impervio grazie agli importanti lavori di ripristino che abbiamo narrato in questo articolo. Nota: Questo testo è una riduzione di un articolo apparso sulla rivista «Treterre», n. 86.