Cosa succedeva quando sono nato, il 2 giugno 1951

by azione azione
1 Luglio 2026

Carlo Bizzozero ci riporta a un'epoca di uomini di ferro, persone che vivono 200 anni e «signorinette» con «abiti epidermici e fruscianti» che non vogliono saperne di conformarsi

Sono nato a Locarno il 2 giugno 1951 e la mia famiglia era domiciliata a Bosco Gurin. L’inverno 1950-1951 è passato alla storia per le nevicate eccezionali – oltre due metri da noi – con disagi in molte zone del Cantone. Nei mesi successivi: piogge intense, alluvioni, fiumi esondati. Con amici e coetanei scherzo spesso sul fatto che, nonostante le avversità di quell’anno, ce la siamo cavata piuttosto bene. Classe di ferro, insomma. (Carlo Bizzozero)

E oggi iniziamo proprio con tre personalità di ferro, caro Carlo. Su «Azione» del 31 maggio – 6 giugno 1951 si parla infatti di Harry S. Truman (nella foto), Douglas MacArthur e George C. Marshall, figure decisive tra la Seconda guerra mondiale e il Dopoguerra: «tanti uomini d’azione tra i capi americani…». Il contesto è quello della Guerra di Corea (1950-53): l’invasione nordcoreana del Sud, la risposta militare dell’Onu sotto comando statunitense, l’ingresso della Cina nel conflitto e il rischio di un’escalation internazionale. Truman – nell’articolo Tirocinio della politica – viene descritto come il presidente che dà agli Usa una politica estera matura: intervento in Corea sì, però con dei limiti precisi; fermezza contro «l’aggressione comunista» senza cedere ai «guerrafondai».

Poi c’è MacArthur, il generale eroico ma anche l’uomo che vuole spingere la guerra coreana «oltre i limiti accettabili», appunto. Viene richiamato nel 1951 per aver criticato il Governo, e la sua vertenza con Truman – vinta da quest’ultimo – diventa appunto il simbolo del primato del potere civile su quello militare, in una società democratica.

Uomo d’armi ancorato alla disciplina

Un altro articolo sull’edizione citata ricorda Marshall, già capo di Stato maggiore e ideatore del Piano Marshall (imponente programma di aiuti economici varato nel 1948 dagli Usa per la ricostruzione dell’Europa), allora segretario della Difesa. Durante la controversia Truman–MacArthur viene chiamato in mille modi – «generale», «signor segretario», «sir» – ma lui, asciutto, risponde: «Reagisco più rapidamente alla parola generale». Un modo elegante per ricordare che Marshall, pur divenuto statista, rimane fedele alla sua identità di uomo d’armi, ancorato alla disciplina e alla catena di comando – e dunque alle decisioni del presidente degli Stati Uniti. Insieme, Truman e Marshall segnano l’avvio della politica estera americana della Guerra fredda: autorità e forza disciplinata al servizio di una strategia di contenimento.

Qualche curiosità trovata su «Azione», sempre in tema Guerra fredda: la notizia di una studiosa russa, Olga Lepechinskaia, che presenta delle ricerche le quali – assicura – porteranno i sovietici a «vivere 200 anni», oppure quella di una città dell’URSS chiamata New York che decide di cambiare «questo nome detestabile, simbolo dell’imperialismo americano». Intanto, dall’altra parte dell’oceano, anche gli abitanti della statunitense Moscow, in Idaho, pensano di ribattezzare la loro città: «Si chiamerà (…) Mosca libera. Forse per non confonderla con la Mosca cieca».

Sobrietà e autocontrollo

Dalla Guerra fredda passiamo a Peter Howard, scrittore e giornalista inglese, leader del Movimento del riarmo morale, che vede nel rinnovamento etico una via alternativa allo scontro tra i blocchi. Nel libro Il mondo ricostruito, presentato da «Azione», sostiene che tra una nuova guerra mondiale e la dittatura esista una terza strada. La ricostruzione dell’Europa deve partire dai comportamenti individuali, ispirati a onestà, altruismo, amore e rigore personale. Una visione che si traduce anche in un ideale di sobrietà e autocontrollo, persino nel look.

Ed è proprio qui che entrano in scena le «signorinette» – di cui parla anche il nostro settimanale – simbolo di una gioventù giudicata troppo frivola e poco disciplinata. Un articolo le descrive così: «violenti colori del trucco», «abiti epidermici e fruscianti», «parlata scanzonata e contraffatta». Non ci sarebbero chissà quali perversioni dietro il loro comportamento, ma solo «un vuoto desolato» dell’anima. Insomma: in un clima segnato da paure globali, notizie di guerra e tensioni tra superpotenze, si trova il tempo di prendersela con le donne, in particolare quelle che cercano con fatica di allentare i vincoli di una società profondamente patriarcale, che le vuole «d’umiltà vestite» e relegate in casa. Intanto, a Melide, apre La Romantica…

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