Voglia di mare alla svizzera

by azione azione
17 Giugno 2026

Sentite anche voi un’insopprimibile voglia di mare? È una malattia svizzera molto diffusa, soprattutto verso metà giugno, quando da noi finiscono le scuole. Dipenderà forse dal fatto che, chilometricamente parlando, il nostro Paese è vicinissimo al Mediterraneo, bastano due ore d’auto per raggiungerlo, ma lui resta sempre lì, a gorgogliare già in Liguria, mentre noi lo sogniamo sempre da qui, tra foreste di pini e fondovalli lacustri. Tecnicamente siamo un Paese landlocked, senza porti, senza marina oceanica, senza quella cosa romantica e burrascosa che è l’orizzonte d’acqua che sparisce nell’infinito. Eppure, in un qualche modo che sembra sfidare la logica, siamo anche noi un popolo di navigatori. Abbiamo una specie di marina militare che viaggia a flottiglie su fiumi e laghi (truppe del genio lacuale/nautico), ma disponiamo pure di 17 navi private, 13 delle quali oceaniche, coordinate dallo Swiss Maritime Navigation Office con sede a Basilea, che solcano tutti i mari del mondo battendo bandiera svizzera.

Senza avere uno sbocco sul mare, gli svizzeri hanno creato uno dei team velistici più dominanti della storia, Alinghi, capace di vincere ben due volte la Coppa America (2003 e 2007). I Paesi marinari rimanevano stupefatti: vero che quelle vittorie erano dovute a team di atleti in gran parte neozelandesi, ma farsi battere da un equipaggio rossocrociato, per loro, aveva un che di umiliante. L’attrazione per il mare è antica. Nel Quattrocento, quando la Confederazione non era né neutrale né contemplativa, i militi alabardati svizzeri calarono a sud, conquistando territori lombardi e chissà, se quell’antica campagna bellica fosse continuata con successo, magari oggi lo sbocco al mare l’avremmo davvero e anche sulle spiagge della Liguria si allestirebbero i falò del primo d’agosto. Fantastoria: la sconfitta di Marignano (1515) chiuse il discorso. Il mare rimase lì: vicino, ma irraggiungibile. Un sogno da eterni vacanzieri.

Qualcuno ha tentato una scorciatoia. Non puoi avere il mare? Allora creati una via diretta per raggiungerlo. Dev’esser nata così l’idea dell’idrovia Locarno–Milano–Venezia che partendo dal lago Maggiore, imbocca il fiume Ticino, quindi i Navigli e il Po e arriva dritta-dritta nell’Adriatico. Un itinerario d’acqua che, almeno sulla carta, permette di partire da Locarno e arrivare a Venezia senza uscire dal flusso delle acque. Bell’esperienza di viaggio, ma per niente spiccia se si vuole arrivare in fretta alla sdraio, sulla sabbia, sotto l’ombrellone. Perché noi abbiamo voglia di mare e qualche volta succede anche il contrario. Nel 2014 un gruppo di buontemponi sardi aveva lanciato il progetto della Sardegna come “cantone marittimo”: l’isola doveva diventare il 27º cantone svizzero. Una provocazione che a suo tempo aveva acceso ilarità e discussioni, voti simbolici, presentazioni ufficiali. Il paradiso mediterraneo trasformato, con tocco elvetico, in un luogo d’ordine e pulizia dove persino le onde erano tenute ad arrivare puntuali.

Naturalmente non se n’è fatto nulla. Il mare è rimasto in Sardegna e la Svizzera è rimasta dov’è. Sogni incrociati che tornano alla mente a metà giugno, quando cominciamo a percepire dentro di noi il sussurro ipnotico delle onde che vanno e che vengono e ci vien voglia di toccarle.