Finanze: il Dipartimento che nessuno vuole

by azione azione
17 Giugno 2026

Qualche settimana fa il consigliere di stato Christian Vitta ha annunciato di non volersi ripresentare alle elezioni del prossimo anno. Indipendentemente dal risultato delle stesse è quindi certo che, a partire dal prossimo maggio, le finanze del Cantone dovranno essere gestite da un nuovo consigliere o da una nuova consigliera di Stato. Non sappiamo quali siano le ragioni della rinuncia di Vitta. Possiamo però immaginare che dodici anni alla testa di uno dei Dipartimenti più complessi del Cantone possano bastare anche per un politico navigato come lui. C’è naturalmente chi, a proposito di questa decisione, ha parlato di fuga in avanti, quasi come se il nostro capo delle finanze volesse sottrarsi alle responsabilità della sua carica in un momento arduo per l’equilibrio finanziario dello Stato. Noi pensiamo sia più probabile che egli abbia fatto tesoro della legge non scritta stando alla quale, in Ticino, più lungo è il periodo che un consigliere o una consigliera passa alla testa delle finanze cantonali e peggiore diventa la nota d’assieme della sua prestazione. Insomma: andandosene Vitta evita di peggiorare quello che sarà il bilancio complessivo della sua attività come gestore delle finanze del Cantone.

Scopa nuova, spazza meglio

Bisogna anche aggiungere che, nel corso dell’ultimo mezzo secolo, solo Marina Masoni è restata alla direzione del Dipartimento finanze per 12 anni. Gli altri 6 consiglieri che dall’inizio degli anni 70 del Novecento si sono succeduti, hanno tenuto la carica per periodi più corti. La legge non scritta, di cui si parlava prima, sostiene anche che minore è il periodo in carica e migliore è la prestazione del/la capo/a delle finanze, misurata con indicatori come il risultato di esercizio o l’evoluzione del debito pubblico. Sarebbe dunque il caso di dire che «scopa nuova, spazza meglio»! Vedremo! Tornando al bilancio di Vitta diremo che non è eccezionale ma neanche da disprezzare. La sua gestione si è mantenuta sui parametri che hanno caratterizzato la gestione delle finanze dello Stato nel corso del 21° secolo. Il maggior merito di Vitta è d’essere riuscito, in media, a comprimere l’evoluzione della spesa d’esercizio al di sotto del 3% di aumento annuale. Purtroppo però la spesa, anche sotto la sua gestione, ha continuato a crescere più rapidamente del prodotto dell’economia e delle entrate di esercizio, in particolare di quelle fiscali. Di conseguenza, il debito pubblico del Cantone ha proseguito la sua corsa in avanti come fa dall’inizio degli anni 90 del passato secolo. Insomma, nonostante gli sforzi, Vitta non ha potuto eliminare il deficit strutturale del conto di esercizio del Cantone che però esisteva già prima che lui entrasse in carica. Anno più anno meno, al Cantone continuano a mancare un centinaio di milioni per chiudere in pareggio. Il capo delle finanze del Cantone è dunque di fronte a una missione impossibile? Dal profilo dei principi di gestione delle finanze pubbliche no. Basta vedere quel che ha fatto la Confederazione, dall’inizio del secolo a oggi.

Il ruolo degli elettori

Con l’introduzione a partire dal 2001 del freno all’indebitamento, è riuscita a stabilizzare la situazione, mantenendo il suo debito pubblico sempre al medesimo livello. Nel contempo, grazie alla crescita del Prodotto interno lordo, la quota di indebitamento della Confederazione (ossia il rapporto tra il debito pubblico e il Pil) si è dimezzata. Nel Canton Ticino, invece, nel medesimo periodo, il debito pubblico si è moltiplicato per due volte e mezzo. Ancora più preoccupante è il fatto che il dibattito sull’equilibrio delle finanze cantonali nel corso degli ultimi tre decenni si sia spostato dal Parlamento verso l’elettorato. Si può affermare che da noi, oggi, sono gli elettori (quelli che si esprimono votando) a decidere se occorra ridurre o aumentare la spesa di esercizio. Incapaci di esprimere una linea di gestione coerente i partiti hanno delegato a iniziative e referendum il compito di fissare gli orientamenti di fondo della politica finanziaria. Una situazione del genere rende poco attrattiva la carica di responsabile delle finanze. Tra difficoltà di bilancio e assenza di una maggioranza favorevole al rigore finanziario, il Dipartimento finisce per essere quello che nessuno vuole. Non è quindi difficile immaginare che, nella primavera del 2027, la ripartizione dei Dipartimenti nel nuovo Governo ticinese assomiglierà a una partita di Peppa Tencia.