Come tutti i pomeriggi, alle quattro sono al solito bar, al solito tavolino. Chiedo alla ragazza dai capelli rosa – anche lei è lì tutti i pomeriggi – una bottiglietta d’acqua, un caffè, e un pezzo di focaccia.
Come tutti i pomeriggi, tiro fuori un libro e mi metto a leggere. Isa mi porta l’acqua, il caffè e il pezzo di focaccia: «Grazie», dico. «Rotto qualche collo interessante, ieri sera?».
Isa fa judo – alle sei esce dal bar e va in palestra –, e questa è la domanda di rito: «Due o tre», dice. «E lei? Cosa legge di bello, oggi?».
Anche questa è una domanda di rito.
«Novelle esemplari, di Miguel de Cervantes», dico. Lo alzo per mostrarglielo.
Isa sbircia. «Che edizione elegante», dice.
«In realtà è un’edizione supereconomica», dico. «Ma del ’56, quando i libri li facevano come si deve».
«Quindi ha settant’anni giusti», dice Isa.
«Quattro più di me», dico.
Isa sorride. «E lei lo legge per ricordare i bei tempi della sua gioventù?».
«Per carità », dico. «Cervantes scrisse le Novelle esemplari nel 1613».
«Caspita», dice Isa. «quattrocento anni fa».
«Quattrocentotredici, a essere precisi», dico.
«Ma, mi scusi», dice Isa, «come fa un libro di quattrocentotredici anni fa a essere ancora interessante?».
«E perché non dovrebbe esserlo?», dico.
«Ma», dice Isa, «io ogni tanto leggo, lo sa, prendo qualche libro, cerco delle storie che riguardino il mondo in cui vivo, le persone della mia età . Magari, ecco, persone di altri Paesi, che non conosco, e che così mi piace conoscere un po’».
«Il suo è un criterio sensato», dico. «Io ne ho un altro».
«E cioè?», dice Isa.
«A me interessa la bellezza di un libro», dico. «Che riguardi cose vicino o lontane, del mio tempo o di tempi antichi, non mi importa molto. Anzi, direi niente».
«La bellezza», dice Isa.
«Sì», dico.
«E che cos’è la bellezza?», dice Isa.
«Oh, be’», dico. «Lei sa distinguere un bell’uomo da un uomo brutto, no?».
«Se vuole farsi dire che è un bell’uomo», dice Isa, «sappia che tendo a non mentire».
«Ma no, ma no», dico. «Il mio è solo un esempio».
«Comunque sì», dice Isa, «so riconoscere un bell’uomo».
«A prima vista?», dico.
«A primissima vista», dice Isa.
«E saprebbe dire che cos’è che fa sì che un uomo sia bello?», dico.
Isa ci pensa su. «Onestamente no», dice. «È un istinto. È una cosa che so da sempre».
«È così anche per i libri», dico.
«Bisogna averci l’istinto», dice Isa. «Lei ce l’ha?».
«Sono un professionista», dico.
«Un tombeur de livres?», dice Isa.
Ridiamo.
«Comunque», dico, «qui volevo arrivare, un bell’uomo è un bell’uomo anche se è morto».
«Non capisco», dice Isa.
«Le faccio vedere», dico. Prendo il telefono. Cerco una foto di Paul Newman. «Questo è un bell’uomo?», dico.
«Non è il mio tipo», dice Isa. «Ma sì, è un bell’uomo. Chi è?».
«Paul Newman, un attore», dico. «È morto nel 2008».
«Allora non m’interessa», dice Isa.
«In che senso non le interessa?», dico.
«È morto», dice Isa. «Cosa potrei farci? Niente. Posso immaginare qualcosa, guardandolo? No. Posso sperare di conoscerlo? No».
«Potrebbe capitarle di vedere un suo film», dico.
«Io non guardo i film con gli attori morti», dice Isa. «Mi mettono tristezza».
«Ma così», dico, «rinuncia a un sacco di bei film».
«Guardi», dice Isa, «l’altra sera il mio ragazzo mi ha fatto guardare un film con delle scene di sesso».
«Si ricorda che film era?», dico.
«Ultimo tango», dice Isa. «Abbastanza noioso».
«Sono d’accordo», dico.
«E allora», dice Isa, «nel bel mezzo di una scena che non le dico, anche perché se l’ha visto lei ci arriverà da solo, il mio ragazzo mi ha detto che tutti e due gli attori, sia lui sia lei, sono morti».
«Lei piuttosto giovane, peraltro», dico.
«E io mi sono gelata», dice Isa.
«In che senso?», dico.
«Ma lei, scusi», dice Isa, «sarebbe capace di eccitarsi guardando due cadaveri che fanno sesso? Sarà mica un perverso?».