Patrick Fischer: quasi un intrigo internazionale

by azione azione
6 Maggio 2026

Per avere un quadro sereno della vicenda che ha travolto l’ex CT della Nazionale svizzera di hockey su ghiaccio, si dovrà attendere che in ognuno di noi si sia abbassato il cursore dell’emotività, a vantaggio di quello della razionalità. Anzitutto, mi sento di dover dire che la questione Patrick Fischer non può essere ridotta a una lotta tra no vax e pro vax. In primo luogo perché la stragrande maggioranza di chi sta alimentando il dibattito non è né virologo, né immunologo. Neppure la comunità scientifica è unanimemente schierata da una parte o dall’altra. Come potremmo esserlo noi profani? Credo che si tratti piuttosto di una questione etica.

Fischer aveva il sacrosanto diritto di rifiutare il vaccino contro il coronavirus. Mi chiedo però se potesse permettersi di infrangere delle regole chiare – giuste o sbagliate che fossero – che avrebbero potuto mettere in serio imbarazzo l’immagine dello sport svizzero e di tutto il nostro Paese, qualora ai Giochi Olimpici di Pechino del 2022 fosse emerso il falso certificato di vaccinazione. L’aggravante sta nel fatto che a compiere l’infrazione è stato un uomo che rivestiva un ruolo ufficiale. Dura lex sed lex! (La legge è dura ma è legge!).

Ritieni inutile e persino controproducente sottoporti a un vaccino? Bene, dichiaralo apertamente e assumiti le conseguenze della tua decisione, come fece Novak Djokovic in occasione degli Australian Open dello stesso anno. Sono convinto che né il CIO, né la Cina avrebbero fatto sconti a Fischer. In compenso, lui ne sarebbe uscito a testa alta. Magari persino supportato da un movimento popolare, dato che non era certo l’unico a essere scettico sulla questione vaccini. Purtroppo non è andata così.

La questione è esplosa, in modo soft, un anno più tardi. La Swiss Ice Hockey Federation non è stata impeccabile. Al punto che oggi il CIO chiede spiegazioni ai nostri dirigenti. Il sospetto che ci sia stata quantomeno leggerezza aleggia e getta ombre sul suo operato. Emergeranno pure omertà, connivenza? Mi auguro di no. Sarebbe una botta tremenda per l’immagine a pochi giorni dall’inizio del Mondiale casalingo. Il licenziamento in tronco, scelta tardiva, era inevitabile, nonostante Patrick Fischer, in undici anni avesse portato la nostra Nazionale dove mai nessuno era riuscito. Tre titoli di Vicecampioni del Mondo (2018-2024-2025) mai ce li saremmo sognati il giorno in cui gli fu assegnato l’incarico. Il coach ha saputo vincere lo scetticismo iniziale e ha costruito una Nazionale forte e coraggiosa, capace di veleggiare costantemente tra le prime al mondo.

E l’uomo Patrick Fischer andrebbe assolto? Immagino che nel 2022 abbia lottato con la sua coscienza, e che la sua trasgressione sia stata alimentata anche dal desiderio di non abbandonare i suoi ragazzi in occasione di un appuntamento importante come i Giochi Olimpici. Ritengo per contro che, come detto in apertura, il dirigente Patrick Fischer non potesse essere graziato. Le varie carte etiche dello sport, su tutte quella olimpica, a giusta ragione predicano il rispetto delle regole. Un’infrazione come quella commessa dall’ex CT doveva per forza essere sanzionata. Quantomeno per mantenere la credibilità dell’ambiente.

La Vox Populi non ci sta. In pochi giorni sono state raccolte 250mila firme per riportare Fischer sulla panchina rossocrociata. Anche alcuni suoi Senatori sono insorti. Dagli USA, Roman Josi e Kevin Fiala hanno inviato alla Federazione una vibrante richiesta per riavere il condottiero che li aveva portati così in alto. Hischier, Niederreiter, Meier e Suter non si sono per contro schierati accanto al capitano rossocrociato. Dubito che ci sarà un dietrofront. Sarebbe un’ammissione di debolezza. Suonerebbe pure come mancanza di rispetto nei confronti della persona chiamata a dare continuità al corso argentato della nostra Nazionale e, perché no, magari ad ammantarlo di oro sul ghiaccio di casa.

Jan Cadieux è approdato alla corte di Fischer con un atout che a suo tempo neppure lo stesso Fischer aveva potuto mettere sul tavolo delle trattative: il titolo svizzero conquistato nel 2023 alla guida del Ginevra Servette. Merita fiducia. Sono certo che anche capitan Josi se ne farà una ragione. D’altro canto, Patrick Fischer, che sta pagando il prezzo della colpa, merita di avere delle occasioni di riscatto. Il solo pensiero che possa essere ipotizzata una radiazione a vita, mi fa ribollire il sangue. Tra il suo caso e, ad esempio, quello di Lance Armstrong, ci sono di mezzo tutti i mari e tutti gli oceani del pianeta.