Fumetti: "Ávila" di Radice e Turconi intreccia romanzo storico e magia per riflettere su autorità oppressive, alterità e responsabilità individuale
Un romanzo storico intriso di magia: si può fare in modo molto coerente, quando si parla di caccia alle streghe. Ávila, nell’omonimo fumetto, deve affrontare proprio l’accusa di stregoneria nella Francia del 1600. Come se non avesse già abbastanza difficoltà nel vagabondare da sola a sedici anni, cercare la madre scomparsa tempo addietro, e tenere a bada la sua ombra parlante che le ricorda l’imminente scadenza di un certo contratto.
Gli autori di questa storia sono la sceneggiatrice Teresa Radice e il disegnatore Stefano Turconi, coppia lavorativa e famigliare, sommersi di premi una decina di anni fa grazie a un altro fumetto, Il porto proibito. Con quell’acclamata opera, Ávila condivide numerosi elementi: l’ambientazione storica accurata, citazioni letterarie, protagonisti giovani, emarginati sociali di grande dignità, analessi rivelatrici, e riflessioni sulla condizione umana.
Àvila, nella sua fuga da un cacciatore di taglie inesorabile, è inizialmente scortata solo dagli animali della notte, con i quali può parlare. Presto inizia a conoscere molti personaggi che la accompagnano nel suo percorso geografico e interiore. Il più importante è il suo coetaneo Timothée, un ladruncolo che funge da compagno di viaggio pieno di risorse, ma anche da graduale interesse romantico e da spalla comica per i momenti di leggerezza che si alternano a quelli più seri e intensi. Oltre a lui, due figure attirano l’attenzione: il cardinale Richelieu, a cui Ávila dovrà mostrare cosa sia la stregoneria, e un condottiero un tempo sanguinario che consuma i suoi giorni in crisi d’identità nel suo enorme castello finché, come l’Innominato manzoniano, un’innocenza giovane e pura non gli indica un’altra via.
A questi si aggiungono altri personaggi variopinti, meno centrali ma sempre ben caratterizzati per sviluppare, nel corso delle interazioni con i protagonisti, i temi più importanti. Le situazioni affrontate da Ávila offrono esempi per riflessioni profonde, come la scelta tra paura e comprensione del diverso, il riconoscimento dell’umanità altrui, la ribellione contro le autorità ingiuste, la distorsione della conoscenza, e la pericolosità di un potere oppressivo strutturato che resiste ai tentati cambiamenti dei suoi singoli membri.
Questo fumetto rapisce grazie ad ambientazioni dai colori brillanti o buie e minacciose a seconda del caso, unite alla sincera e contagiosa emotività dei personaggi e ai loro segreti tenuti in sospeso e centellinati con sapienza. La storia è orchestrata con armonia e solidità, a formare un meccanismo preciso, in cui tutto torna, compresi alcuni elementi – più tardi – che tengono legate a sé più questioni inizialmente presentate come separate. Ne risulta una vera e propria rete di fitti intrecci, in cui i personaggi, tra errori passati e obbiettivi futuri, devono incontrarsi e scontrarsi fino a scoprire, anche se riluttanti, che tra loro e altri che disprezzavano ci sono molte somiglianze, mentre chi era al loro fianco si rivela distante.
Su tutto spiccano le relazioni sincere e l’altruismo come guide, magari non per trionfare sempre, ma almeno per non perdere sé stessi. E anche nel finale non del tutto lieto si ammira ancora la forza della vita per continuare, nonostante le inevitabili amarezze, ad accogliere l’ignoto e la sua bellezza. Viene naturale specchiarsi in queste piccole vite che attraversano i dilemmi dell’intera umanità.



