Olimpiadi invernali in pianura: che senso hanno?

by azione azione
25 Febbraio 2026

L’Olimpiade Milano Cortina è stata un successo. Le gare sono state bellissime. Mi sono permesso di far notare che non ho trovato Milano pervasa dalla febbre olimpica, o comunque non in misura paragonabile alle città che hanno ospitato le Olimpiadi che ho seguito: Atene 2004, Torino 2006, Pechino 2008, Londra 2012, Rio 2016, Parigi 2024. Mi rendo conto che le Olimpiadi estive sono un’altra cosa. Ma, per restare a quelle invernali, Torino era davvero emozionata all’idea di ospitare un’Olimpiade, la città era sottosopra, i Giochi erano vissuti come una grande occasione, dopo la morte dell’avvocato Agnelli e la crisi della Fiat di cui già si intuiva l’irreversibilità. Milano, dell’Olimpiade, non aveva tutto questo bisogno. C’è più confusione in città per il Salone del Mobile. E poi i prezzi delle gare, molto alti, non hanno certo facilitato la partecipazione dei milanesi. Sui social molti mi hanno scritto per dire che mi sbaglio, e forse hanno ragione. Sono valutazioni soggettive. Certo le gare che più contano, quelle di sci, si sono disputate molto lontano da Milano. In particolare, quelle in cui sono arrivati gli ori dell’Italia – il SuperG e il gigante di Federica Brignone – si sono disputate a Cortina, a più di quattro ore di macchina da Milano.

Impatto a lungo termine

«In ogni caso, resto un grande sostenitore delle Olimpiadi. Il loro impatto si valuta a lungo termine. Dopo il successo dei Giochi di Londra 2012, la capitale britannica divenne la più visitata del pianeta. Anche l’immagine di Parigi è stata rilanciata dai Giochi del 2024, iniziati nonostante uno sciocco boicottaggio dell’alta velocità, e conclusi con il ritorno dei parigini: molti borghesi bohémien si erano allontanati disgustati, la capitale è stata invasa dai francesi di provincia che hanno tifato con entusiasmo indiavolato, e alla fine molti parigini sono tornati per godersi gli ultimi giorni». Sono certo che anche Milano godrà di un rimbalzo positivo. Forse però è il caso di riflettere sull’opportunità di scegliere una grande città di pianura per ospitare l’Olimpiade invernale. Mi sembra una scelta frutto degli anni del gigantismo: Atene 2004, che contribuì a mandare in rovina i conti della Grecia; Pechino 2008, la celebrazione del regime. Fino ad allora i Giochi invernali si erano fatti appunto in montagna; poi si è scelto di scendere in pianura. Non dico che Milano abbia fatto male a ospitare i Giochi, per carità, ma le questioni di cui si discute in città sono altre: la sicurezza, i prezzi mostruosi delle case, la mancanza di pulizia e l’eccesso di smog nelle strade del centro, le opportunità per i giovani che guadagnano troppo poco per vivere in una città così cara. Poi certo ci si è entusiasmati, più che altro davanti alla tv.

Una potenza alpina

Per quanto riguarda il medagliere, ogni Nazione fa storia a sé. La superpotenza di questa Olimpiade è stata la Norvegia. Gli americani hanno un po’ deluso, turbati dal grave incidente occorso a Lindsey Vonn. La Svizzera si è confermata una potenza alpina, anche se forse il grande Marco Odermatt si attendeva di più da se stesso. L’Italia è andata benissimo, soprattutto grazie alle donne: Arianna Fontana si è confermata dominatrice sul ghiaccio, Lisa Vittozzi ha conquistato il primo oro olimpico italiano nel biathlon, ma la grande protagonista è stata Federica Brignone.

Il vero cuore dell’Olimpiade è stata Cortina, grazie anche alla pista di bob che qualcuno non voleva fare. Splendido il gigante, dove la Brignone ha sciato come non si vedeva dai tempi di Ingemar Stenmark, che scivolava sulla neve senza far rumore. Ma la gara più bella a mio avviso è stata il SuperG. Dominata da Federica Brignone e Sofia Goggia. Brignone ha compiuto un’impresa enorme: dieci mesi dopo una caduta che avrebbe fermato chiunque, ha vinto il suo primo oro olimpico a quasi 36 anni. Una storia meravigliosa, un’atleta straordinaria. Finora era stata spesso oscurata mediaticamente dalla più carismatica Goggia. Ma adesso Federica si è presa la scena tutta per sé e ha dimostrato di essere una campionessa autentica. Goggia dal canto suo non ha retto la pressione. Aveva 64 centesimi di vantaggio a metà gara, poi ha spinto troppo. Ha chiesto troppo a sé stessa, ha perso l’equilibrio, è uscita di gara. La rivalità ha allungato la carriera di Brignone e, almeno stavolta, ha mandato fuori giri Goggia. Tutto sotto gli occhi del presidente Mattarella.