Tutti pazzi per il Giappone. Dopo la pandemia, il Paese del Sol levante è ripartito a tutta velocità: nel 2024 ha registrato quasi 37 milioni di visitatori, oltre 40 nel 2025 (statistiche dell’Organizzazione nazionale del turismo JNTO). In tempi di incertezza diffusa, il Giappone garantisce sicurezza ed efficienza dei servizi, a cominciare dai trasporti. Inoltre in uno spazio geografico relativamente ristretto si concentrano esperienze anche molto diverse tra loro: metropoli e quartieri iconici, città storiche e templi, arte, design, architettura, spiritualità, terme, natura, cammini, gastronomia. Piace il Paese modernissimo di Tokyo e i treni proiettile così come il Giappone segreto (Alex Kerr), dove la realtà si mostra su scala minore e con maggior grazia, un mondo discreto e sommesso dove si sussurra invece di gridare. I numeri in crescita hanno poi generato un’onda lunga mediatica che a sua volta ha rinforzato l’interesse.
Naturalmente ci sono anche aspetti negativi, a cominciare dall’overtourism. Da questo punto di vista le politiche turistiche nazionali possono sembrare contraddittorie. Da un lato molte località cercano di limitare gli arrivi, anche drasticamente. Dall’altro il governo punta ad accogliere 60 milioni di turisti all’anno entro il 2030, pensando soprattutto agli effetti benefici per l’economia. La contraddizione tuttavia è solo apparente e nasce proprio dalla natura profonda dell’overtourism, che non è semplicemente sinonimo di turismo di massa. Infatti, per effetto dei social media e della cultura pop, i visitatori tendono a concentrarsi in pochi luoghi soltanto, affollandoli all’inverosimile e rendendoli invivibili. Ne sanno qualcosa le geishe di Kyoto, rincorse dai turisti nelle stradine del quartiere di Gion.
In primavera la situazione se possibile peggiora. In Giappone la varietà delle stagioni è celebrata in tutta la sua cangiante bellezza, siano le foglie d’autunno (momiji) o la neve e i paesaggi invernali (Hokkaido). Tuttavia l’esperienza centrale resta la fioritura dei ciliegi (sakura) tra fine marzo e inizio maggio, quando tutti i giapponesi si dedicano all’hanami (letteralmente «osservare i fiori»). Quasi solo qui questo evento naturale ciclico ha tanto rilievo. Come scriveva Lafcadio Hearn, l’occidentale che più si è addentrato nella cultura nipponica alla fine dell’Ottocento: «Perché mai gli alberi saranno così leggiadri in Giappone? Da noi un susino o un ciliegio in fiore non è una visione sbalorditiva; mentre qui è un miracolo di bellezza così sconcertante che, potete averne letto a profusione in precedenza, lo spettacolo reale lascia ammutoliti». Magari i turisti fossero davvero ammutoliti.
Nella città di Fujiyoshida (prefettura di Yamanashi), ogni anno si tiene un festival dei ciliegi in fiore con vista da cartolina sul Monte Fuji; i turisti accorrono a migliaia, ma sono vocianti, molesti, ingestibili. La soglia di carico della destinazione è stata rapidamente superata, compromettendo la qualità dei servizi e la vita dei residenti. Tra i problemi segnalati nelle passate edizioni c’è il traffico e la congestione degli spazi pubblici, oltre a comportamenti invasivi e maleducati, quali entrare nelle case e nei giardini senza permesso, abbandonare rifiuti, complicare il percorso dei bambini verso la scuola. Per questo il sindaco Shigeru Horiuchi ha deciso di cancellare l’edizione 2026 del festival dei ciliegi per tutelare il benessere dei suoi cittadini. E pazienza se il festival esiste da dieci anni e attira ogni anno duecentomila visitatori, con picchi di diecimila persone al giorno. Il primo cittadino ha le sue priorità: «Dietro il meraviglioso paesaggio del Monte Fuji si nasconde un’altra realtà. La tranquillità della vita dei cittadini è minacciata».
Ovviamente anche senza la cornice del festival molti turisti continueranno ad arrivare e bisognerà gestirli con vigilanza, regolazione del traffico, parcheggi temporanei; ma si spera di ridurre i numeri eliminando il richiamo dell’evento. Basterà? Nessuno può dirlo. Certo la questione non tocca i ciliegi in fiore, imperturbabili nella loro bellezza, incuranti delle stravaganze degli umani; loro fioriranno comunque. La vera sfida è non far appassire il piacere del turismo.