La «città ideale» concepita secondo i principi spirituali del filosofo bengalese Aurobindo si trova oggi sotto pressione a causa delle politiche accentratrici promosse dal Governo indiano
Un’utopia in crisi, un sogno sotto attacco. Nel sud-est indiano, situata nel cuore di un paesaggio tropicale del Tamil Nadu e a pochi chilometri dall’ex enclave coloniale francese di Pondicherry, sorge la comunità di Auroville. Di fatto considerata fuori dal sistema federale indiano, è una Fondazione regolata dal 1988 da uno statuto speciale che ne riconosce la natura unica ed è controllata da organi di governo autonomi. La storia di Auroville inizia negli anni Sessanta del Novecento, quando gli eredi spirituali del filosofo bengalese Aurobindo Ghose decisero di fondare una città che ne rispecchiasse le idee.
Aurobindo, braccato dal Governo colonialista inglese per le sue battaglie indipendentiste, si era rifugiato negli anni Dieci proprio a Pondicherry dove all’epoca batteva ancora il tricolore francese. Qui abbandonò la lotta politica per scegliere lo studio e la contemplazione, divenne «Sri», il santo, Aurobindo e teorizzò uno stile di vita che avrebbe portato benessere all’intera umanità : lo yoga integrale. Non è una semplice disciplina meditativa, ma un sistema di conoscenze che vede in ogni essere umano un canale per la manifestazione del divino. La visione di Aurobindo, morto nel 1950, fu messa in pratica in particolare dalla sua principale discepola spirituale, Mirra Alfassa, la Mère, «la Madre», una francese che aveva vissuto la vita bohemienne di Parigi, ma nel 1920 si era trasferita definitivamente a Pondicherry, ricercando una Parigi esotica e trovando invece in Aurobindo la guida spirituale di cui era sempre stata alla ricerca.
La sua principale discepola: Mirra Alfassa
La prima comunità di Auroville si costituì alla fine degli anni Sessanta con l’arrivo dei primi pellegrini, chiamati i pionieri. Erano gli anni in cui l’India ispirava visioni di rinascite spirituali e raccoglieva chi era in fuga, un po’ per moda un po’ per noia, dalla modernità e dal consumismo occidentale. Per quasi sessant’anni il sogno di Auroville è sopravvissuto alle temperie politiche indiane e alle mode orientalistiche e orientaleggianti. Oggi è ancora una comunità che accoglie più di tremila persone provenienti da tutto il mondo (gli indiani sono meno della metà ) e che ha come regola di vita il rispetto dell’essere umano. Qualcosa sta però cambiando. La «città dell’Aurora» è stata spesso vista non come un’utopia realizzata, ma come uno spazio postcoloniale creato per accomodare i sogni di stranieri che cercavano e cercano un’idea dell’India che non appartiene agli indiani. Oggi al visitatore Auroville può apparire, più che una comunità spirituale, come una moderna «gated community», ispirata sì a valori di armonia e condivisione, ma in cui una maggioranza di occidentali chiaramente benestanti vive una vita da borghesi in un territorio circostante che manifesta ancora tutte le enormi contraddizioni del Subcontinente.
«Auroville non appartiene a nessuno. Appartiene all’umanità », è uno dei motti fondativi di questo esperimento ed è anche una risposta alle critiche. Tuttavia il clima politico in India è sempre meno favorevole a visioni universalistiche ed ecumeniche. Il Governo del premier Narendra Modi è guidato da un’ideologia fortemente legata a un nazionalismo religioso che vede l’India come una Nazione la cui identità si basa (e si deve basare) sulla religione induista. Non è quindi un caso che il Governo indiano stia cercando di rendere anche il progetto di Auroville più conforme alle proprie linee ideologiche. La comunità ideale ha visto negli ultimi anni una massiccia presenza di nuovi cantieri.
Struttura a forma di galassia
Il progetto urbanistico originario del villaggio utopico, ideato da La Mère ed elaborato dall’architetto francese Roger Anger, prevedeva una struttura a forma di galassia capace di ospitare fino a 50’000 abitanti. Di quel progetto rimane il cuore, il suggestivo Matrimandir, una struttura sferica che è un luogo di meditazione ed è il simbolo della comunità . Auroville negli ultimi decenni non ha voluto perseguire però gli obiettivi di sviluppo, scegliendo di rimanere una comunità ristretta, anche per obbedire a problematiche ambientali e di gestione di risorse. Ma le nuove opere prevedono l’abbattimento di aree verdi, la costruzione di strade e infrastrutture, con il fine, secondo alcuni, di snaturare e diluire lo spirito comunitario, consentendo sempre più la penetrazione dei principi ideologici del partito di Governo.
Al centro di ogni polemica c’è Jayanti Ravi, originaria del Gujarat (lo stato di Modi) che nel 2021 è stata nominata dal Governo indiano a capo della Fondazione Auroville. L’amministrazione da lei guidata ha spinto per una trasformazione rapida e radicale, introducendo anche programmi e iniziative culturali di chiara ispirazione nazionalista-religiosa. Le voci critiche sono state messe in guardia: alcuni cittadini di Auroville non indiani si sono visti annullare il visto che consente a loro di vivere nella comunità . Il caso più clamoroso è quello di Frederick Schulze-Buxloh un tedesco di 86 anni, uno dei «pionieri», a cui è stato sospeso il permesso di residenza per la sua opposizione ai cambiamenti in atto. «Si tratta solo di casi isolati – ha replicato Jayanti Ravi – il 99,92% dei visti degli stranieri è stato rinnovato». Ma la partita che si gioca è in realtà più ampia della piccola comunità di Auroville. Il Tamil Nadu è uno stato di 72 milioni di abitanti che non ha mai amato il centralismo del Governo di Delhi.
La popolazione, di lingua tamil, è legata a una propria antica religiosità e non gradisce le influenze dei politici accentratori di lingua hindi. Nell’assemblea legislativa statale il partito di Modi è in minoranza e al Governo c’è un’ampia coalizione che unisce partiti laici, progressisti e comunisti, tutti uniti dall’ostilità nei confronti del premier indiano. Il Chief Minister dello stato si chiama M.K. Stalin, un nome che i genitori gli diedero alla nascita perché in quei giorni moriva il leader sovietico, è un personaggio, come il suo omonimo, innamorato del culto della personalità e le sue immagini sono onnipresenti in tutto il Tamil Nadu. Ha riconosciuto che Auroville oggi è sotto l’attacco dell’ideologia del partito al governo a Delhi, e, ha aggiunto: «Verrà comunque realizzato il sogno di Aurobindo e della Madre». Ma anche in questo caso non si sa se sia in agguato un altro tentativo di controllo politico, ideologico o religioso. Quella che è nata per essere la celebrazione dell’armonia in un universo di divisioni, è diventata la pedina di un grande gioco politico.
