Non amo le crociere. Riprendendo il titolo di un libro di David Foster Wallace, potrei definirle Una cosa divertente che non farò mai più. D’altronde, come molti scrittori di viaggio, sono terribilmente snob. Il resto del mondo naturalmente non se ne cura e infatti il numero di crocieristi continua a crescere: nel 2025 ha raggiunto 37,2 milioni (+7,5% rispetto all’anno precedente). A dire il vero alcuni aspetti delle crociere, meno conosciuti, mi incuriosiscono. Per esempio ampie sezioni delle navi non sono accessibili al pubblico, perché servono per macchinari, magazzini, cucine, lavanderie e altri servizi, oltre a cabine, mense, palestre e spazi per la vita dell’equipaggio.
Dietro le porte riservate al personale, morbidi tappeti, rivestimenti in legno e opere d’arte lasciano il posto a pareti tinteggiate, pavimenti in linoleum e un’illuminazione impersonale. Questi spazi sono collegati da percorsi riservati per muoversi e trasportare materiali senza disturbare la vita degli ospiti. Sulla Oasis of the Seas di Royal Caribbean il principale corridoio di servizio dell’equipaggio, sul ponte 2, è un’arteria a due corsie che si estende per gran parte della lunghezza della nave; è soprannominata I-95, come la trafficata autostrada della costa orientale degli Stati Uniti, ed è percorsa da un flusso quasi continuo di lavoratori, carrelli di cibo e bevande, provviste e materiali da portare al riciclo o al compattatore dei rifiuti. Non devo essere peraltro il solo curioso, se Carnival, l’altro colosso delle crociere, offre un Behind the Fun Tour, alla scoperta delle aree di servizio; e anche Royal Caribbean propone un All Access Tour. Le compagnie, però, organizzano queste visite guidate di malavoglia, di solito non più di una per viaggio, perché disturbano la privacy del personale di bordo fuori servizio. I posti sono limitati: se l’idea vi interessa, la prossima volta che salite a bordo di una nave da crociera conviene informarsi e prenotare in anticipo.
Un altro aspetto poco conosciuto? Le navi da crociera utilizzano bandiere di comodo, cioè di un Paese diverso da quello in cui ha sede operativa la compagnia. Royal Caribbean, per esempio, batte bandiera delle Bahamas, Carnival preferisce Panama. Questa scelta poco elegante offre vantaggi fiscali e una maggiore flessibilità nell’impiego di equipaggi internazionali, perché non si devono applicare in automatico le condizioni salariali e contrattuali del proprio Paese. Ha però conseguenze inaspettate dal punto di vista legale, che si aggiungono alla situazione già fuori dal comune di una crociera in mare aperto. E così, nel febbraio 2025, quando una ventenne torinese denunciò il compagno che l’aveva picchiata durante una crociera sulla MSC Sinfonia, il tribunale archiviò il caso perché i fatti denunciati erano avvenuti su una nave battente bandiera panamense e oltretutto in acque internazionali. Anche punire casi di violenza sessuale può risultare difficile: per stabilire chi possa indagare e giudicare bisogna considerare il luogo del reato, lo Stato di bandiera, i porti di partenza e di arrivo, la nazionalità della vittima e del presunto aggressore.
Questioni giudiziarie a parte, l’incubo di ogni compagnia di navigazione è perdersi qualche crocierista per via, a volte con conseguenze tragiche. Il 26 ottobre 2025 Suzanne Rees, un’australiana di ottant’anni, fu trovata senza vita a Lizard Island, al largo del Queensland. La Coral Adventurer, dalla quale era scesa per un’escursione, era ripartita il giorno precedente senza di lei. È comunque un caso raro, perché di norma quando si torna a bordo dalle escursioni i conteggi sono attentissimi. Certo, se un ospite non si presenta entro l’orario stabilito, il capitano può decidere comunque di partire, specie se si trova nel porto di una grande città , dove i ritardatari avranno modo di cavarsela. Per esempio, il 27 marzo 2024, nell’isola di São Tomé, una nave della Norwegian Cruise Line ha lasciato a terra otto turisti in ritardo. Superato lo smarrimento iniziale, hanno noleggiato un furgone e una settimana più tardi sono riusciti a risalire a bordo a Dakar, in Senegal, dopo aver attraversato sei Stati africani. E così la parte più interessante della crociera è stata a terra; a saperlo, ci sarei andato.