Il gioielliere Mario Roggero, che il 28 aprile 2021 a Grinzane Cavour, nel Cuneese, uccise due dei suoi rapinatori e ne ferì un terzo, ha scritto una lettera dal carcere di Bollate, dove si trova dopo una condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione. La vicenda Roggero aveva mobilitato mesi fa la destra, in particolare il vicepremier Matteo Salvini, a difesa del gioielliere addirittura con un appello al presidente Mattarella perché gli concedesse la grazia: secondo Salvini si sarebbe trattato di legittima difesa, ma basta guardare il video della sparatoria per verificare che la tentata rapina era già finita, e i ladri erano in fuga quando il negoziante, armato, li ha inseguiti sulla strada non per difendersi, ma per freddarli.
Ora la lettera: «Entrare in carcere a oltre 72 anni, dopo una vita di lavoro onesto durata più di mezzo secolo, è stato devastante». A parte il fatto che «devastante» deve essere anche entrare in carcere a 22 a 32 o a 52 anni, non voglio dare voti al Roggero, ma lo do (2) all’aggettivo. Se cercate «devastante», lo troverete nel web in tutte le salse. In Nepal si è verificata una «alluvione devastante», i 139 morti al lago di Gibuti sono «una perdita devastante», l’incendio parigino al Marché des Enfants Rouges è stato «devastante», il tennista Alexander Zverev (5½) è dotato di un «passante devastante». Una ricerca scientifica afferma che la solitudine oggi può avere un «impatto devastante sulla salute». E la nuotatrice Sara Curtis (6+) ha abbattuto due record a Knoxville grazie ad altrettante «prestazioni devastanti».
Devastante è il meglio e il peggio che ci possa capitare, devastante può essere un fenomeno fisico e un fenomeno morale, devastante può essere un sentimento o un fatto, nel bene e nel male. E c’è da chiedersi se l’aggettivo non sia stato devastato dal suo abuso: i linguisti ci informano che è un cavallo di ritorno, poiché la parola è di origine latina (da «devastare», ovvero saccheggiare) ma è rientrata in uso (e abuso) in seguito alla diffusione devastante dell’inglese «devastating».
Devastante è a volte la noia. Come quella che ha spinto due minorenni romani ad aggredire, a bordo di una minicar, alcuni passanti casuali (a piedi, in bicicletta o in monopattino), divertendosi a farli cadere: tra questi passanti, l’attore Davide Iacopini è finito in terapia intensiva ed è stato sottoposto a due interventi chirurgici. Il tutto, appunto, commesso per noia: «Perché l’abbiamo fatto? Per scherzo, per gioco, per divertimento. Ci stavamo annoiando». Quando il nobilissimo ozio decade a noia sono guai, nonostante Leopardi, che nei Pensieri definisce la noia «il più sublime dei sentimenti umani»: consapevolezza dell’impossibilità di essere soddisfatti delle cose terrene.
In un’intervista del 1973 alla Radio svizzera, Ennio Flaiano disse qualcosa di simile: «la noia è la verità allo stato puro». Ciò non toglie che possa essere «devastante». Infatti, altrove (nello Zibaldone) sempre Leopardi dice pressoché l’opposto: «I mali sono meno dannosi alla felicità che la noia» e ancora la considera non più la più sublime ma «la più sterile delle passioni umane». Per quell’apocalittico inguaribile di Émile Cioran nella noia «tutto si svuota di contenuto e di senso». C’è di che perdere la testa. Per Heidegger è «come una nebbia silenziosa (che) si raccoglie negli abissi del nostro essere», mentre per Proust è uno dei mali meno gravi che ci tocca sopportare. Per gli psichiatri a volte la noia rasenta la malattia mentale. È allora che si fa «devastante» e potenzialmente assassina.
Ricordo che Giulio Einaudi, l’editore, diceva di non sopportare le persone «noiose»: già , abituato com’era a lavorare con Pavese, Bobbio e Calvino, gli era certamente difficile tollerare la vicinanza di persone «normali» o poco più che normali. Ma poi, alla fine, chi lo dice che Pavese e Calvino non fossero noiosi? Il filologo Luciano Canfora (6-), attento al significato delle parole, ha detto che lo stile comunicativo di Giorgia Meloni gli dà noia, perché è monocorde, conosce solo il registro del comizio, e confonde la propaganda con il tono istituzionale che sarebbe proprio di un presidente del Consiglio. Quanto sia «devastante» questa confusione, è inutile dirlo. Tutto svuotato di contenuto e di senso.