Nell’indagine di Corrado Ricci non più interpreti isolati, ma protagonisti di una cultura teatrale
Nel panorama dei recentissimi studi sulla vocalità barocca, la figura dei castrati sta vivendo una stagione di rinnovata attenzione. Non più soltanto icone di un passato teatrale favoloso, né semplici protagonisti di un immaginario fatto di virtuosismi e leggenda, ma soggetti storici complessi, inseriti in reti sociali, economiche e affettive che la storiografia sta finalmente restituendo nella loro profondità. Il recente volume Farinelli. Quattro storie di castrati e prime donne fra Sei e Settecento pubblicato da LIM e firmato da Corrado Ricci, si colloca esattamente in questa nuova prospettiva: non celebra un mito, ma ricostruisce un sistema, un mondo, una costellazione di relazioni che (ri)definisce la cultura musicale europea tra XVII e XVIII secolo.
La lettura odierna dei castrati parla di mobilità sociale, di costruzione dell’identità e di rapporto tra corpo e potere
La novità più evidente riguarda la dimensione biografica. Gli studiosi non si accontentano più delle fonti musicali o delle cronache teatrali: scavano negli archivi notarili, nelle carte di famiglia, nelle testimonianze di viaggio. Ne emerge un quadro sorprendente: i castrati non sono figure isolate, ma prodotti di un’economia della voce che coinvolge famiglie, maestri, impresari, corti. La castrazione, lungi dall’essere un semplice «atto tecnico», appare oggi come un fenomeno sociale complesso, spesso legato a strategie familiari di mobilità e ascesa. Farinelli, in questo senso, non fu un’eccezione ma il vertice di un sistema che produceva eccellenza attraverso disciplina, selezione e una rete di protezioni.
Accanto alla biografia, la ricerca sta rivoluzionando la storia del corpo. La voce dei castrati non è più studiata come prodigio naturale, ma come risultato di un corpo costruito culturalmente. Le analisi fisiologiche, le indagini antropologiche, gli studi sulla percezione mostrano come la società barocca abbia investito quel corpo di simboli e fantasie: un corpo sospeso tra infanzia e maturità, tra maschile e non‑maschile, tra potere e vulnerabilità. Le nuove letture iconografiche – ritratti, stampe, caricature – rivelano un immaginario sorprendentemente ricco: il castrato non è solo voce, ma figura sociale, oggetto di fascinazione e di inquietudine.
Il volume dedicato a Farinelli insiste su un punto decisivo: i castrati non sono interpreti isolati, ma professionisti della scena, protagonisti di una cultura teatrale che li vede dialogare, competere e talvolta scontrarsi con le prime donne. La relazione tra castrati e cantatrici – spesso raccontata in chiave aneddotica – emerge oggi come un nodo strutturale: rivalità, alleanze, strategie di palcoscenico che definiscono la drammaturgia dell’opera seria. La carriera di Farinelli, intrecciata a quella di figure come Francesca Cuzzoni o Faustina Bordoni, mostra come la vocalità barocca sia un campo di forze, non un semplice repertorio di arie.
Sul piano strettamente musicale, la ricerca sta oggi recuperando la tecnica vocale dei castrati con strumenti nuovi: analisi delle storiche scuole napoletana, veneziana, romana e bolognese, studio delle ornamentazioni, ricostruzione delle pratiche di respirazione e sostegno della voce. Il virtuosismo non è più mito, ma sapere tecnico: una grammatica della voce che ha influenzato profondamente la vocalità europea. Farinelli, con la sua leggendaria capacità di sostenere il fiato, diventa così non solo un simbolo, ma un caso di studio per comprendere la fisiologia del canto barocco.
La novità più grande, però, è forse la più semplice: i castrati non sono più «meraviglie del passato», ma chiavi interpretative della modernità del teatro musicale. La loro storia parla di mobilità sociale, di costruzione dell’identità, di rapporto tra corpo e potere. E, soprattutto, di una Europa che si scopre più complessa, più ibrida, più globale di quanto la tradizione abbia voluto raccontare.
In questo scenario, Farinelli non è solo il protagonista di un libro: è la porta d’ingresso a un mondo che la ricerca contemporanea sta finalmente restituendo nella sua interezza. Una storia che non riguarda solo la voce, ma il modo in cui una civiltà ha immaginato il corpo, il talento, la gloria. Una storia che, oggi, torna a parlare con sorprendente chiarezza.
