È curioso. Da qualche tempo in qua mentre ci si occupa di osservare il mondo della tecnologia e le sue dinamiche tecnico-economiche si finisce regolarmente per parlare di psicologia. È come se la nostra civiltà dovesse affrontare un salto di consapevolezza per integrare nelle proprie abitudini e conoscenze qualcosa di alieno, di estraneo. Del resto la tecnologia da sempre costringe i suoi utilizzatori a venire a patti con le possibilità che offre. Pensiamo ad esempio al cambiamento di mentalità che ha introdotto l’uso dell’energia elettrica: qualcuno all’epoca pensava che a causa sua si sarebbero verificate catastrofi incredibili. E non parliamo delle perplessità e resistenze che ha prodotto l’avvento della radio e della televisione. Tutte queste invenzioni hanno modificato un modo di vivere, una serie di abitudini, e ne hanno introdotte delle nuove, prendendosi risolutamente spazio nella nostra vita quotidiana.
Rassegnamoci dunque all’idea di vivere in una fase storica in cui le incredibili applicazioni della tecnologia digitale ci obbligano a «digerire» la loro esistenza, a scendere a patti con loro e a dare loro un ambito ragionevole all’interno della nostra giornata. E compiendo un passo avanti in questo ragionamento, viene spesso da chiedersi in che modo questo cambiamento di mentalità debba aver luogo anche in ambito amministrativo. Tutto l’apparato sociale, anche nei suoi aspetti burocratici, evidentemente, deve evolvere e integrare al suo interno le nuove tecnologie. In questo senso ci sembra interessante segnalare un’iniziativa significativa del governo inglese che ha allestito per i propri dipendenti alcune linee guida «per un uso etico e sostenibile del IA». Il link per raggiungerlo è un po’ complesso, lo inseriamo qui comunque, ma si può trovare più facilmente inserendo nel motore di ricerca la frase «English government rules for an ethical and sustainable use of Artificial Intelligence»: https://www.gov.uk/government/publications/ai-playbook-for-the-uk-government/artificial-intelligence-playbook-for-the-uk-government-html.
In Svizzera non sembra che fino ad oggi sia stato implementato qualcosa di analogo. L’amministrazione federale ha necessariamente dedicato all’argomento una pagina nel suo sito web (https://www.bk.admin.ch/it/intelligenza-artificiale) ma senza mettere in opera un’iniziativa simile a quella inglese. Per quel che riguarda il Ticino, l’Amministrazione cantonale comunica sul suo sito web che «dal 2024 il Cantone si è dotato di direttive per il personale» che regolamentano l’uso dell’IA. Queste indicazioni sono però riservate, disponibili soltanto sulla Intranet cantonale e sono comunque condivise con i Comuni ticinesi. Sembra pertanto una bella prova di trasparenza e responsabilità sociale quella britannica, che mette a disposizione dei suoi utenti una serie di riflessioni e di indicazioni precise per orientarsi meglio nella galassia di informazioni disparate che circolano sull’argomento. E, d’altro canto, fornisce indicazioni precise ai cittadini sulla strategia di approccio che dovrebbe caratterizzare l’uso quotidiano degli strumenti AI da parte dei suoi dipendenti.
Scorrendo la lista dei consigli offerti, oltre alle riflessioni più operative relative all’ottimizzazione dei processi decisionali e alle regole di protezione della privacy, colpisce trovare delle indicazioni pratiche sul risparmio energetico. Sono consigli minimi, ma forse proprio per questo non scontati: della formattazione dei documenti si dice ad esempio che è preferibile usare il formato HTML, invece che quello più comune, il PDF. L’apertura del primo richiede meno risorse energetiche al computer di quanto succeda col secondo. L’osservazione fa sorridere ma è significativa. In realtà, siamo sicuri di sapere quanta energia costa la nostra attività digitale, nel corso della giornata? La nostra responsabilità è più capillare di quanto pensiamo. E tutto questo ci riporta alla memoria le considerazioni di Sam Altman, responsabile di Open AI, il quale diceva tempo fa: «Non perdete tempo in gentilezze e cortesie con l’IA. Ogni volta che gli dite “grazie” spendete energia inutile: su miliardi di richieste quotidiane tutto questo ha un grande impatto. E per l’IA non fa differenza che siate educati o no». Ecco, anche in questo caso toccherebbe alla psicologia spiegare perché ci sentiamo in dovere di ringraziare una macchina…