Marco Blaser e l’amore per il mestiere

by azione azione
14 Ottobre 2026

Un ricordo di un amico della redazione

Di Marco Blaser che, come molti altri giornalisti e collaboratori di «Azione», amava fare una puntatina negli uffici della redazione, ricorderemo soprattutto un aspetto, che è stato da esempio per noi, e che gli ha fatto sempre onore.

Blaser amava il proprio lavoro di giornalista esattamente dell’amore necessario per farlo bene, lo testimoniavano lo sguardo, che di colpo si accendeva, le competenze, che venivano alla luce quasi en passant, e gli aneddoti, condivisi con generosità e senza vanto. Da una parte c’era la sua curiosità indomabile verso tutto ciò che in qualche modo «si muoveva»: dallo sport alla politica, passando per la cultura e il mondo dello spettacolo, egli sapeva captare l’esprit, le visioni, il nucleo delle cose. Dall’altra, il suo sguardo era orientato anche a ciò che gli accadeva vicino, e quando nel prossimo riconosceva lo stesso fuoco sacro per il mestiere del giornalista che l’aveva spinto e nutrito per una vita, si illuminava.

Aveva cominciato a praticare il mestiere ventenne, negli Anni Cinquanta, prima a Radio Monteceneri, e poi in televisione, dove il suo spirito pionieristico andò a braccetto con quello più visionario, che lo portò a ideare trasmissioni a oggi indimenticate e, nel 1986, a diventare direttore della radiotelevisione. Blaser conosceva la Svizzera e i suoi protagonisti come pochi, sapeva fare i collegamenti tra cose e persone, provava lo stesso interesse per la vox populi come per i personaggi di spicco, e concludeva spesso le frasi con una risata. La sua voce era inconfondibile e, ancora oggi, è ben presente a molte e molti ticinesi, non fosse che per il famoso allunaggio del 1968, raccontato in diretta insieme a Eugenio Bigatto e ascoltato con il fiato sospeso da un intero Cantone.