A cent’anni dalla nascita, il pensatore francese Michel Foucault resta una chiave per leggere le dinamiche del mondo contemporaneo
Cento anni fa, il 15 ottobre del 1926, nasceva a Poitiers (Nuova Aquitania) Michel Foucault. La Francia si appresta a ricordarlo attraverso un ampio spettro di iniziative: pubblicazione di inediti, convegni, esposizioni. Per Didier Eribon, il suo principale biografo, è stato il più grande pensatore del Novecento, filosofo che intersecava nelle sue inesauste indagini storia, scienze umane, critica letteraria, e pure militanza politica nel Gruppo d’informazione sulle prigioni.
Foucault assurse a notorietà negli anni Sessanta del secolo scorso, negli anni in cui l’egemonia di Sartre iniziava a mostrare le prime crepe, sotto i colpi del neo-marxismo di Louis Althusser e del liberale Raymond Aron. Foucault, proveniente dalla medicina, dalla psicologia e dalla psichiatria, irruppe sulla scena con una ponderosa Storia della follia nell’età classica (1961), dove classica era da intendersi l’età moderna europea, post-rinascimentale. Seguirono altri due studi che fecero breccia nella comunità scientifica, come Le parole e le cose (1966) e L’archeologia del sapere (1969). Tali credenziali gli aprirono le porte del Collège de France, l’alta scuola più prestigiosa del Paese, istituita nel 1530 da Francesco I. Senza precedenti era pure la cattedra che avrebbe occupato fino alla morte nel 1984: «Storia dei sistemi di pensiero». L’incarico – qui il suo tratto originale, sogno di tutti gli accademici – prevedeva l’esonero dalle mansioni amministrative e da sessioni di esami, per concentrarsi unicamente sull’insegnamento. Già con la sua lezione inaugurale del 2 dicembre del 1970, intitolata L’ordine del discorso, Foucault ebbe modo di attirare l’attenzione di amici e colleghi. Ecco come nel 1975 un cronista del «Nouvel Observateur» descrisse l’ingresso in aula del nuovo maestro del pensiero: «Quando Foucault entra nell’arena, rapido, quasi scagliandosi, come qualcuno che si stia gettando in acqua, scavalca dei corpi per raggiungere la sedia, allontana i registratori per depositare le sue carte, toglie la giacca, accende una lampada e inizia, a cento all’ora».
La volontà di sapere
Prendeva così avvio, con una lezione dedicata alla «volontà di sapere», un ciclo di tredici corsi, interrotto solo dalla scomparsa del docente dovuta all’Aids, ad appena 57 anni di età . Il pur oneroso insegnamento non esaurì comunque le energie di Foucault, che a tutti gli estimatori parvero inesauribili. Al centro il tema della sessualità , le istituzioni come la clinica, l’ospedale psichiatrico e le prigioni, il rapporto tra potere e sapere. Tra le pubblicazioni collaterali grande interesse suscitò nel 1975 il saggio Sorvegliare e punire, sottotitolo «nascita della prigione», in cui l’autore ripercorreva le molteplici vie in cui tra Sette e Ottocento la società abbandonava via via i patiboli per edificare esemplari sistemi carcerari destinati a recuperare i reclusi. La punizione non si esauriva nella privazione della libertà , ma pretendeva di redimere i condannati attraverso la correzione delle anime.
Ribaltamento di prospettiva
L’anno successivo Foucault mise in cantiere un nuovo progetto, una «storia della sessualità » suddivisa in sei volumi. Ancora una volta lo studioso poneva al centro la nozione del «potere». Potere inteso non nel senso tradizionale, come imposizione autoritaria, ma come insieme di tecnologie che germinano dal basso, come frutto delle istituzioni, degli ordinamenti disciplinari e delle legislazioni: «La mia ipotesi di lavoro sarebbe questa», dichiarò nel 1977 al quotidiano «La Stampa» di Torino: «bisogna innanzitutto constatare che se il potere regge così bene è perché non si limita a porre divieti, ma produce qualcosa: che la sua presa sui corpi, le persone, i comportamenti, è in qualche modo positiva. Occorre anche chiedersi se il potere viene semplicemente, sempre ed esclusivamente dall’alto». Stava qui, in questo ribaltamento di prospettiva, il cammino che Foucault proponeva. Non una macro-fisica, ma una micro-fisica del potere: un meccanismo che produce sapere e tecnologie di controllo, e non semplicemente sanzioni e repressione. Dunque «la volontà di sapere», cuore della riflessione sulla sessualità , considerata come genesi di un sapere che affondava le sue radici nelle istituzioni religiose, nelle forme pedagogiche, nelle pratiche mediche, nelle strutture familiari. Sempre, insomma, la relazione potere-sapere.
Un’attività prodigiosa
Foucault ha lasciato una mole incredibile di manoscritti, fogli sparsi, appunti e diari, specchio di un’operosità prodigiosa, migliaia di pagine ora depositate come «tesoro della Nazione» nella Biblioteca nazionale di Francia. Non soltanto i tredici corsi al Collège (tutti editi e disponibili anche in italiano, da Feltrinelli), ma anche interventi, recensioni, prefazioni, articoli: questi già raccolti nei Dits et Écrits, una miniera che non finisce di stupire e di fornire materiali alle case editrici di ogni Paese. A questa multiforme produzione vanno aggiunte le conferenze tenute negli Stati Uniti e in America Latina. Recentemente Einaudi ha proposto due inediti: il corso all’università di Buffalo del marzo-aprile del 1972 sotto il titolo Storia della verità e un saggio dedicato agli Ermafroditi proveniente dagli archivi privati del filosofo, traccia per un futuro volume della serie sulla sessualità . In Francia l’editore Flammarion ha riscoperto le interviste radiofoniche (1961-1983), quasi mille pagine, mentre sta per uscire La crociata dei bambini, uno studio su come le autorità mediche affrontarono l’onanismo infantile tra Sette e Ottocento.
In carcere e nei manicomi
L’approccio, o meglio, lo sguardo di Foucault ha allargato il ventaglio delle scienze umane, compresa la storia, a partire dalle sue incursioni nel campo dei penitenziari, dei manicomi, degli ospedali, seguendone la genesi e gli sviluppi nel tempo come generatori di potere-sapere. Il suo metodo genealogico ha permesso di rileggere con occhi nuovi le carte dei processi alle streghe e, più generale, di fissare l’attenzione su come le autorità hanno cercato di controllare e disciplinare il corpo femminile: un corpo, quello delle donne, che rimane un campo di battaglia, e non soltanto nei Paesi dittatoriali o teocratici.
