Hélène Delforge-Quentin Gréban, Nonni, Terre di Mezzo (Da 5 anni)
Il 2 ottobre, che per il calendario liturgico cattolico è la Festa dei Santi Angeli Custodi, da qualche tempo è anche la festa dei nonni, per lo meno in Italia, dove è stata introdotta con decreto del Parlamento nel 2005, per celebrare «l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale». Ma questa ricorrenza si estende ben oltre i confini dell’Italia, giungendo più generalmente alla cultura di lingua italiana, e terreno fertilissimo per parlare di nonni (se vogliamo essere più cinici, per vendere prodotti a tema nonni) non poteva che essere, in questo periodo, l’editoria per l’infanzia. Tuttavia, se i nonni, nel loro rapporto con i nipotini, sembrano essere naturalmente al centro della letteratura per l’infanzia, occorre ricordare che non è sempre stato così, perché nei grandi classici per ragazzi ci sono più zii che nonni: troviamo anziani zii (spesso non affettuosissimi, anzi talvolta francamente algidi) ad esempio nelle Cronache di Narnia, nel Giardino di mezzanotte, nel Mago di Oz, nel Giardino Segreto, in Tom Sawyer, in Pollyanna, in Harry Potter, ma l’elenco potrebbe continuare. Un’eccezione fulgida di presenza di un nonno (e che carismatico nonno!) nei classici è Heidi, ma a parte il capolavoro della Spyri dovremo aspettare tempi più recenti per trovare dei nonni nelle storie per bambini.

Adesso i nonni abbondano, è vero, però se qualche nonna, com’è giusto che sia, fa yoga, parapendio o guida la motocicletta, la maggior parte non ha abbandonato la raffigurazione stereotipata (fisica, con nonne in sovrappeso e munite di grigia crocchia; o di genere, con nonne che sfornano e sferruzzano e nonni baldanzosi nell’orto o a pesca). Un’uscita recente, un albo intitolato semplicemente Nonni, ha il merito di superare almeno lo stereotipo culturale «bianco +occidentale», fornendoci meravigliosi ritratti di nonni da tutti i continenti, grazie alle illustrazioni dell’artista belga Quentin Gréban, che ha un talento particolare per il ritratto, e un talento per disseminare di indizi narrativi i suoi ritratti. Ogni nonna o nonno raffigurato da Gréban racconta, già solo con l’immagine, la storia di una vita. Poi, certo, ci sono i testi di Hélène Delforge, poetici e delicati, ma sicuramente più adatti agli adulti, che potranno trovare tante emozioni tra queste pagine. E penso ovviamente ai nonni, ma anche ai giovani genitori, che hanno visto la propria mamma e il proprio papà diventare nonni: «Quando sei nata tu, la mia mamma è diventata la tua nonna. Quella splendida nonna che ti prende tra le sue braccia…» Perché ci si dimentica troppo spesso che quando una donna partorisce, nasce una mamma, ma anche una nonna. Hélène Delforge e Quentin Gréban sono una coppia autoriale acclamatissima, sin dal loro esordio con l’albo, ormai best seller, Mamma, 31 ritratti di mamme attraverso epoche, generazioni e culture; poi con Papà, e Innamorati. E a proposito di innamorati, un altro dei pregi di questo albo Nonni, è che ritrae i nonni non solo come due persone che hanno la funzione di curare i bambini, ma anche come una coppia, che si ama, che litiga, che si ritrova. Perché i nonni, prima di tutto, sono persone.
Altan, Pimpa, il pesce nonno e le stelle, Franco Panini Edizioni (Da 3 anni)
Una delle più belle storie con al centro un nonno è questa, con la cagnolina Pimpa, icona e metafora di una dimensione infantile posta fuori dal tempo cronologico e collocata in un mondo «altro», il migliore dei mondi possibili, dove può accadere che, dato che l’infanzia «è un paradiso dove tutto è possibile», si parta per un’avventura in mare e la sera poi si torni nel proprio lettino. Nella sua avventura in mare Pimpa incontra un pesciolino che rema dentro una barchetta a testa in giù. «La tua barchetta galleggia sull’acqua, ma la mia galleggia sull’aria» dice il pesciolino a Pimpa, prima di condurla a conoscere suo nonno, nella sua grotta in fondo al mare.

Quando vorrebbe risalire sul pelo dell’acqua a vedere le stelle, il pesce nonno! La barchetta del pesciolino è troppo piccola, ma quella di Pimpa è perfetta, e sarà lei a condurlo verso l’alto, remando con forza: il nonno rivedrà dunque le sue amiche stelle, e ciascuna di loro, nell’universo animistico di Altan, ha un nome («Ciao Lilli! Ciao Antonietta!»). Un universo che sarebbe bello fosse il nostro, in cui ogni vita è degna di essere vissuta e ogni nonno è degno di salutare le sue stelle.
