Vestire la normalità in un Paese in guerra

by azione azione
7 Ottobre 2026

In Ucraina tra chi si sposa con un'app sotto le bombe, chi dorme vestita per essere pronta a fuggire e chi crea abiti per un futuro di pace

Olena e Volodymyr si sono sposati in otto minuti, online, attraverso l’app Diia, quella che permette a ogni ucraino di avere uno sportello dell’anagrafe, del fisco e della motorizzazione sul telefonino. I vetri delle finestre erano appena saltati per l’onda d’urto, il tetto del palazzo di fronte era in fiamme e Olena e Volodymyr avevano deciso che, dopo più di un decennio di convivenza, volevano morire ufficialmente sposati. Ora Olena ride ricordando quella notte, mentre mostra gli infissi appena rimessi a spese del comune. Ci sarebbe da riverniciare i vani delle finestre, ma lei è un’illustratrice e pittrice, e ha intenzione di ricoprirli di quei fiori rampicanti che già decorano le pareti del corridoio. Il dipinto che aveva preparato come regalo di matrimonio per suo figlio Yuri è invece ancora appoggiato sulla spalliera del divano.

A ottobre i russi colpiscono le centrali elettriche e termiche

Non ha fatto in tempo a finirlo. Yuri si è sposato nel luglio 2022, dopo essere tornato per un congedo dal fronte dove era andato volontario già nei primi giorni dell’invasione. È morto quattro mesi dopo, a Bakhmut, ucciso dai mercenari del gruppo Wagner. Il suo corpo è stato restituito dai militari russi soltanto due anni dopo. La vedova di Yury, Alina, gira ovunque accompagnata da Carota, la cagnetta che suo marito aveva adottato in trincea. Racconta di dormire vestita, per essere pronta a svegliarsi e correre nella metropolitana se suonano le sirene degli allarmi aerei. La stazione della metropolitana Luk’yanivka dista qualche centinaio di metri, ma la zona è una delle più colpite di Kiev e durante gli ultimi attacchi il soffitto aveva cominciato a cedere. L’alternativa è lo scantinato del condominio a cinque piani dove abitano, ma è fondamentalmente un interrato, con un solo ingresso: «Se il palazzo viene centrato da un missile il rischio è di restare sepolti sotto le macerie», dice Alina, e spiega che il vero motivo per cui dorme con gli abiti addosso è l’idea che, «se mi dovessero recuperare dai detriti, non vorrei che mi trovassero in mutande».

Alina è vestita impeccabilmente, come tutte le ragazze che siedono nei baretti all’aperto di Podil, il quartiere hipster della capitale ucraina, come tutte le signore che al mercato scelgono le melanzane più mature da preparare al forno, e i pomodori da mettere in salamoia per l’inverno. Che si preannuncia ancora più duro di quello precedente, e tutti lo sanno: a ottobre, come ogni anno, i russi colpiscono le centrali elettriche e termiche, per lasciare la città al freddo e al buio. Qualcuno, come la scrittrice Elena Zyateva, ha affittato un appartamento a Chernyvtsy, una città di architettura austroungarica nell’Ovest ucraino, dove i droni russi arrivano di rado, e dove lei e i suoi tre cani possono sperare di non dover più trascorrere le notti nel parcheggio sotterraneo del condominio, avvolti in una coperta.

Qualcuno, come la giornalista Katya Nesterenko, rimarrà nella capitale, confidando nei generatori a gasolio installati negli uffici e nei locali, e negli ecoflow, le megabatterie che si caricano rapidamente quando c’è luce e che alimentano l’appartamento durante i blackout: «Ormai ho imparato a calcolare il consumo, so quanta batteria consumo quando mi asciugo i capelli con il phon e quanta quando mi faccio il caffè con la macchinetta». Qualcuno, come l’imprenditore Pavlo Olekseevich, sta cercando per la sua suocera inferma una casa di cura in campagna, dove il riscaldamento viene dalle caldaie locali e non dalle grandi centrali termiche che alimentano Kiev. Teme che il suo attico in centro, a 200 metri dall’Accademia delle scienze di recente sventrata da un drone, possa congelare, e sta calcolando la quantità di antigelo – almeno 200 litri – necessaria a riempire le tubature, al posto dell’acqua, per impedire che esplodano quando le temperature andranno sotto zero.

Qualcuno si nasconde, qualcuno è morto

Zyateva su Facebook risponde con rabbia a chi l’accusa di essere fuggita dalla capitale, ricordando di avere un marito al fronte. Per le strade delle città ucraine si vedono molte più donne che uomini: molti sono al fronte, altri si nascondono in casa perché vogliono evitare il servizio militare, altri sono morti, come Yuri la cui foto in uniforme da campo guarda dalla cima della libreria nel soggiorno di Olena, come tutti quei caduti le cui tombe nei cimiteri sono contrassegnate da una bandiera ucraina. Anche il marito di Svitlana Skrypnyk è al fronte, «è partito volontario, non ha voluto aspettare la convocazione», racconta lei. Svitlana è rimasta da sola a gestire la famiglia con tre figlie, di cui una disabile, e la sua azienda Svit Pochuttiv, il mondo delle emozioni, una sartoria che ha fondato nel pieno della guerra. Il taglio e cucito è una passione di famiglia, lei è cresciuta con la nonna che lavorava nella fabbrica dei ricami a Kremenchuk, a 300 km verso sud-est da Kiev, ma sotto le pressioni della famiglia aveva scelto un mestiere più convenzionale, diplomandosi in ragioneria. Nel 2023 la nonna, ormai vecchissima, l’aveva incoraggiata a mettere su Instagram il suo primo abito, venduto in pochi minuti. Oggi sta finendo di sistemare un luminoso showroom di qualche centinaio di metri negli ex uffici della Kraz, un tempo industria sovietica di camion giganti, oggi semi abbandonata. Ha dodici sarte che lavorano per lei, più le addette alla logistica e alla comunicazione, che riescono a eseguire più di 100 ordinazioni al mese.

I suoi vestiti sono ispirati alla tradizione ucraina

Un piccolo miracolo imprenditoriale che potrebbe esplodere in qualunque momento, letteralmente: i russi bombardano con regolarità siti industriali, anche quelli in disuso, e a Kremenchuk solo pochi giorni prima sono state colpite la raffineria e la fabbrica di sigarette. Svitlana ne è consapevole, ma non vuole pensarci: i suoi vestiti, ispirati agli abiti della tradizione ucraina, sono romantici, pieni di ricami e pizzi, sono fatti per sognare un amore, una vita normale, un matrimonio, il giorno che i ragazzi torneranno dal fronte. Mentre Svitlana aggiusta sulla giovane modella bionda un abito color mirtillo molto romantico, con gonna a balze, maniche a sbuffo e colletto e polsini di pizzo nero, fuori dalla finestra parte l’urlo della sirena. Allarme aereo, pericolo droni. Svitlana liscia le pieghe con una mano mentre con l’altra tiene il telefono, per girare il video da postare su Instagram. La modella sorride: «Questo suono poi lo copriamo, vero? «Ci metto sopra una musica», risponde la stilista, poi ci pensa e scuote la testa: «Invece no, teniamo l’audio così come è. Non è normale, non riuscirò mai ad abituarmi, ma la nostra vita oggi è questa».