Nuovi sguardi per Azione

by azione azione
30 Settembre 2026

Conforta la nostra sete di un giornalismo a schiena dritta il fatto che, all’indomani della decisione di Trump di vietare l’accesso alla Casa Bianca a CNN, Politico e MSNBC, media accusati di diffondere «FICTION and LIES» (finzioni e bugie, rigorosamente in maiuscolo), tutti i principali network americani, compresa la trumpiana Fox News, abbiano sospeso la partecipazione al pool televisivo che segue il presidente.

È un gesto clamoroso. Ci ricorda che solo in un regime autoritario il Grande Capo può decidere che cosa si può dire e che cosa si deve tacere sul proprio conto (ops: qualche tentazione del genere si è vista talvolta pure in Ticino, ma non divaghiamo). Soprattutto, ci ricorda che la buona informazione resta fragile anche nei Paesi che fanno della democrazia la propria bandiera.

A minacciarla non sono soltanto le pressioni degli onnipotenti con la «o» minuscola, bensì una convergenza di fattori che rende sempre più difficile praticare un giornalismo autorevole e indipendente: dal calo delle entrate pubblicitarie, che impoverisce le redazioni, all’abitudine crescente di informarsi tramite social media o strumenti di intelligenza artificiale.

Secondo l’Annuario sulla qualità dei media elaborato dal FÖG (Forschungszentrum Öffentlichkeit und Gesellschaft), il Centro di ricerca per l’opinione pubblica e la società dell’Università di Zurigo, quasi una persona su due in Svizzera si informa poco o per nulla attraverso i media giornalistici. I cosiddetti news deprived rappresentano il 46,4% della popolazione: nel 2009 erano il 21%.

Uno svizzero su due vive quindi ai margini dell’informazione professionale e si affida a una gigantesca bolla digitale che attinge a piene mani al lavoro dei media tradizionali senza remunerarlo. Lo stesso studio del FÖG rileva che almeno due terzi delle fonti citate dalle chatbot di IA quando rispondono a domande d’attualità sono prelevate da giornali, radio, tv e agenzie di stampa. Dietro quelle risposte «automatiche» continuano a esserci la passione, la competenza e il lavoro dei giornalisti veri.

Perdonate la sfacciataggine, ma a questo punto parliamo un po’ di noi. Nel mare agitato di un’informazione insidiata dalle pressioni degli autocrati, dalla disintermediazione dei social e dall’ascesa dell’intelligenza artificiale, Azione continua a fare ciò che ha sempre cercato di fare: offrire gratuitamente approfondimenti liberi, originali e di qualità. Contenuti che nessun chatbot può creare dal nulla, perché l’IA non inventa: aggrega, rielabora e ricompone ciò che qualche essere umano ha già scritto, verificato e raccontato.

Sia chiaro: amiamo questa contemporaneità tumultuosa e cerchiamo di abitarla senza nostalgie. Lo facciamo anche attraverso la nostra versione digitale (www.azione.ch), la newsletter e il canale Instagram @azione.ch.

Restiamo però profondamente legati ai professionisti in carne e ossa, a firme che mettono esperienza, competenza e sensibilità al servizio dei lettori. Accanto a nomi autorevoli come Lucio Caracciolo e Paolo Di Stefano, negli ultimi tempi si sono aggiunti collaboratori come l’«alberologo» Tiziano Fratus e lo scrittore Giulio Mozzi, già finalista al Premio Strega.

Nel precedente numero di Azione sono arrivate due nuove voci: la giornalista freelance ticinese Resy Canonica, già corrispondente RSI da Francoforte, e la reporter internazionale Francesca Mannocchi, osservatrice instancabile delle migrazioni e delle guerre. Da questa settimana si unisce a noi anche Maura Gancitano, filosofa e pedagogista, che risponderà ai dilemmi relazionali dei lettori. A breve arriverà poi Markus Krienke, docente di filosofia della modernità ed etica sociale, per aiutarci a interpretare le vertigini del presente.

Insomma, nuovi nomi, nuovi sguardi e nuovi antidoti. Perché nella Babele di informazioni e disinformazioni finite nel frullatore dei social e dell’IA, il giornalismo ha senso solo se riesce a offrire ciò che nessun algoritmo può garantire: mente fredda e cuore caldo.