Quando il cordone sanitario non bastò a fermare i nazisti in Germania
La democrazia è sotto pressione in Germania, dove l’avanzata dell’AfD richiama, secondo alcuni osservatori, i timori legati alla Repubblica di Weimar e alla frammentazione del panorama politico. Le preoccupazioni riguardano anche altri Paesi europei dove soffiano venti di estrema destra. Se l’AfD ha ottenuto un nuovo successo nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, a Berlino ha prevalso la sinistra radicale della Linke. Un opposto segnale di rigetto delle forze tradizionali. In Germania, dal 2005 a oggi, cristiano-democratici e socialdemocratici hanno spesso governato insieme o rappresentato il perno della vita politica. Peraltro, anche in Europa, da quando esiste il Parlamento eletto da tutti i cittadini dell’Unione, al timone ci sono le due grandi forze: i popolari e i socialisti&democratici. Ma il paragone storico tra gli anni dell’ascesa nazista e quelli della crescita dell’AfD regge? Proviamo a ricostruire i fatti.
Già dopo il primo conflitto mondiale la fragile Repubblica di Weimar, durata dal 1919 all’avvento di Hitler, introdusse la Grande coalizione cattolico-socialista, che venne a chiamarsi Coalizione di Weimar. Il principale pregio dell’alleanza tra le due grandi forze democratiche era che garantiva una solida maggioranza parlamentare sottratta ai ricatti dei piccoli partiti. Il problema è che, come si sta verificando oggi, la Grande coalizione, da blocco di forze eterogenee si trasformò, in pochi anni, in un cordone sanitario volto ad impedire che ascendessero alla Cancelleria i nazionalsocialisti di Hitler. Per qualche tempo i partiti democratici di Weimar riuscirono a frenare l’impeto delle forze antisistema, che comprendevano anche un forte Partito comunista. Ma, alla fine, la crudele legge dei numeri aprì le porte al Führer.
Un sistema fragile
La Grande coalizione governò a Weimar (un sistema politico caratterizzato dalla breve durata dei gabinetti: 20 nel giro di 14 anni) per la prima volta con i cancellieri socialdemocratici Philipp Scheidemann, Gustav Bauer e Hermann Müller, dal febbraio del 1919 al giugno del 1920. Partner dell’Spd era il Zentrum cattolico che, alle elezioni del gennaio del ’19, aveva sfiorato il 20% dei consensi. La Coalizione di Weimar tornò alla guida dell’Esecutivo con il cancelliere Joseph Wirth, del Zentrum, dal maggio del 1921 al novembre del 1922. Erano anni in cui la Germania sembrava incamminata sulla strada di una lenta ricostruzione, nonostante il cappio al collo che le aveva messo la pace punitiva dei trattati di Versailles.
Tra la fine del 1923 e la metà del 1928 il Reich venne a essere retto da alleanze tra le forze borghesi: oltre al Zentrum, i liberali progressisti della Ddp, i liberalconservatori della Dvp e i cattolici bavaresi della Bvp. Talvolta partecipava alla maggioranza parlamentare anche la destra dei tedesco-nazionali (Dnvp). L’ultimo fisiologico Governo di larghe intese tra Zentrum e Spd fu quello presieduto da Müller, dal giugno del 1928 al marzo del 1930. Nel settembre 1930, mentre in Europa si registravano gli esiti nefasti del crollo di Wall Street (ottobre ’29), scoppiò il morbo chiamato Hitler, sostenuto dalle sue squadracce delle Sa, le camicie brune. La Nsdap (Partito nazional-socialista dei lavoratori tedeschi) ottenne alle urne il 18,3% dei suffragi, i quali, uniti al 13,1% della Kdp, i comunisti, assommavano a circa un terzo degli elettori. L’instabilità divenne patologica: dal settembre 1930 al marzo 1933 in Germania si votò quattro volte per elezioni federali.
Dopo l’incendio del Reichstag
Il presidente, Paul von Hindenburg, ricorse a soluzioni d’autorità per cercare di evitare il peggio. Impose Governi tecnico-istituzionali, retti dal centrista Heinrich Brüning e sostenuti prima dalla coalizione di Weimar (marzo 1930 – ottobre 1931), e poi dalle forze di centrodestra, sino al giugno del 1932. Il cordone sanitario era giunto al capolinea. Nel luglio del 1932 Hindenburg sciolse di nuovo il Parlamento. Ne uscirono vincitori i nazisti, con il 37,3%: sommati ai comunisti, che ottennero il 14,3%, superavano la maggioranza dei voti. Il presidente, che non voleva dare il cancellierato a Hitler, affidò all’ex cattolico del Zentrum, Franz von Papen, l’incarico di capo del Governo, senza che costui disponesse di una maggioranza. Il Reichstag fu di nuovo sciolto a novembre e ne sortì un arretramento dei nazisti (33,1% dei voti). La Kpd raggiunse il 16,9% e dunque non emerse alcuna maggioranza democratica stabile. Hindenburg allora si rivolse al generale Kurt von Schleicher, al quale conferì l’incarico di formare un Governo, nella speranza che i nazisti lo appoggiassero. Hitler fece fallire il tentativo e il 30 gennaio 1933, sia pure con riluttanza, il capo dello Stato dovette consegnargli le redini del potere. Il Führer consolidò poi il suo successo nelle elezioni del 5 marzo, dopo l’incendio del Reichstag. Era nato il Terzo Reich.
