La crescita dei tassi di interesse e gli effetti locali

by azione azione
30 Settembre 2026

La consulenza della Banca Migros, geopolitica, debito e investimenti: i fattori che stanno ridefinendo il costo del denaro

Da un po’ di tempo a questa parte si osserva una tendenza al rialzo sui mercati obbligazionari globali. La ragione di questi movimenti è da ricercare in più fattori sia congiunturali che strutturali. La situazione di crisi in Medio Oriente perdura: oltre al blocco dello Stretto di Hormuz da parte iraniana, i ribelli Houti dello Yemen tengono in scacco l’accesso al Mar Rosso e hanno danneggiato gravemente un importante oleodotto in Arabia Saudita, facendo schizzare il prezzo del petrolio nuovamente sopra i 100 dollari al barile, con conseguenze immediate per i prezzi dei carburanti.

Sui mercati finanziari le conseguenze del caro carburante si disperdono a macchia d’olio anche in altre classi di investimento. Per le azioni l’effetto è ambivalente: mentre i gruppi petroliferi salgono in Borsa, aziende in altri rami devono far fronte a costi maggiori, mettendo il margine sotto pressione. Per quanto riguarda le obbligazioni, gli operatori di mercato prevedono che l’inflazione elevata spinga le banche centrali ad alzare i tassi direttori, con un conseguente aumento dei rendimenti delle obbligazioni. Infatti, più a lungo termine è un’obbligazione, maggiore sarà l’influsso delle aspettative dei mercati sul corso e quindi sul rendimento alla maturità. Questa convinzione dei mercati di aumento dei tassi è stata confermata dalle recenti decisioni delle banche centrali europea e americana, che hanno aumentato il costo del denaro. Tuttavia, l’evoluzione dei rendimenti dei titoli di Stato in ampie parti del mondo, dagli Stati Uniti al Giappone passando per l’Unione europea, non si giustifica solamente con le aspettative di una politica monetaria più restrittiva.

Sostenibile a lungo termine?

Il tema della sostenibilità del debito pubblico a lungo termine spinge gli investitori a vendere i titoli di Stato o a chiedere premi di rischio maggiori durante le nuove emissioni. Gli Stati Uniti hanno recentemente superato la soglia dei 40 mila miliardi di dollari (oltre il 120 percento del PIL) e si apprestano a concludere l’anno fiscale a fine settembre con un deficit del 6 percento del PIL – contro un preventivato 3 percento. Nella zona euro i piani di investimento in difesa saranno finanziati raccogliendo capitali sui mercati, le finanze pubbliche francesi continuano a peggiorare mentre anche in Germania la disciplina fiscale è in calo tra l’indebolimento del sistema del freno all’indebitamento e l’utilizzo di veicoli speciali fuori dal bilancio ordinario. Nel Paese del Sol Levante invece la normalizzazione della politica monetaria della Bank of Japan, dopo decenni di tassi ultrabassi, preoccupa per l’aumento del costo del debito del Paese industrializzato di gran lunga più indebitato. Un ulteriore fattore di pressione al rialzo dei rendimenti è rappresentato dalla concorrenza degli hyperscaler, aziende legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale che raccolgono sui mercati dei capitali centinaia di miliardi di dollari per finanziare gli ingenti investimenti in centri di calcolo e hardware.

E la Svizzera? Il mercato elvetico non può sottrarsi completamente alle evoluzioni globali. Tuttavia, grazie alle finanze statali solide e al freno all’indebitamento che limita le nuove emissioni, i rendimenti sono aumentati di meno che all’estero. Questo aumento però si ripercuote anche sui tassi ipotecari in crescita. In assenza di cambiamenti della politica della BNS ci attendiamo nei mesi a venire un’evoluzione laterale.

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