J. D. Salinger prima di Holden

by azione azione
30 Settembre 2026

Graphic novel biografiche: uno sguardo privilegiato sul mondo interiore del celebre scrittore americano e sul grande, taciuto dolore della sua giovinezza

Nell’arco del ventesimo secolo, complice anche la rivoluzione dei costumi e l’avvento della cosiddetta «cultura di massa», si è assistito all’ascesa di scrittori che, da semplici narratori del loro tempo, hanno finito per divenire veri e propri fenomeni popolari – facendosi non solo portavoce di un’epoca, ma perfino precursori di mode e tendenze ancora a venire.

Uno degli esempi senz’altro più fulgidi è quello dello statunitense J. D. Salinger (1919-2010), il quale, grazie al romanzo di formazione Il giovane Holden (1951), è divenuto suo malgrado un punto di riferimento esistenziale per le generazioni appartenenti all’imminente ribellione giovanile degli anni Sessanta e Settanta – al punto da rimanere a tutt’oggi una figura imprescindibile per chiunque desideri esplorare la narrativa popolare del Novecento americano. Eppure, Salinger è anche un personaggio per molti versi indecifrabile: uomo misterioso e schivo, forse mai compreso del tutto da stampa e critica, si ritirò a vita privata dopo la pubblicazione di appena quattro volumi, scomparendo a tutti gli effetti dal mondo fino alla morte.

Forse proprio per questo, la sete di informazioni su di lui si è fatta sempre più intensa con il trascorrere del tempo; non sorprende quindi l’apparizione, nell’ambito sempre più florido delle biografie romanzate sotto forma di graphic novel, di una nuova opera «made in Italy», firmata da Valentina Grande ai testi ed Eva Rossetti alle matite e pubblicata nel 2017 da Beccogiallo, realtà editoriale ormai consolidata nell’ambito dei libri a fumetti italofoni. E, in effetti, il volume, dall’azzeccatissimo titolo di Il mio Salinger, è un lavoro di cui molti ammiratori dello scrittore avvertivano da tempo il bisogno, dato che ripercorre un periodo misconosciuto della vita del loro eroe – una fase su cui egli stesso non volle mai dilungarsi pubblicamente. Si tratta infatti del tempo in cui, subito dopo la guerra, il giovane ufficiale delle forze americane Salinger, di stanza in Europa, si legò in matrimonio a una donna tedesca – la bellissima Sylvia, conosciuta nel corso delle sue missioni in Germania (durante le quali J. D. aveva anche preso parte alla liberazione dei campi di sterminio), e con la quale visse per un breve periodo prima che la storia naufragasse.

A posteriori, è chiaro che, in quegli anni, il legame di un soldato americano con una donna appartenente al campo «nemico» era già di per sé un notevole azzardo, soprattutto dal momento che la graphic novel adombra il fatto che (almeno secondo i sospetti di J. D.) Sylvia potesse essere non del tutto estranea all’universo nazista; tuttavia, c’è sicuramente ben altro in gioco, come ad esempio la teoria secondo la quale questo sfortunato matrimonio fosse un prodotto indiretto delle attività di spionaggio svolte da Salinger come agente dei Counter Intelligence Corps in parallelo al suo servizio attivo durante il conflitto.

Comunque stiano le cose, Il mio Salinger sceglie di affrontare l’argomento da un punto di vista particolarmente delicato e intimista, poiché sotto la lente d’ingrandimento non vi è solo il particolare legame tra J.D. e la moglie, qui narrato attraverso gli occhi della stessa Sylvia. Quello che il fumetto ci presenta è infatti il giovane Jerome David prima di diventare il celebratissimo e universalmente noto autore de Il giovane Holden – ovvero, quando era soltanto il traumatizzato Sergente Salinger, ricoverato in ospedale come vittima di un caso evidente di sindrome da stress post-traumatico, peraltro destinato ad avere un certo peso nei suoi futuri scritti autobiografici. All’interno di questo vortice di disperazione portato dalla guerra, nel quale un esausto J. D. cerca di muoversi nel mezzo di un’Europa distrutta, tra macerie e missioni di denazificazione, si colloca il legame con Sylvia, quasi un tentativo disperato di sentirsi nuovamente vivi pur all’interno di un mondo carico di morte; un legame che sfocia in un matrimonio controverso, eppure sentito e desiderato da entrambi.

Ecco quindi che, invece di concentrarsi sul nascente talento letterario del giovane J. D. o sulle sue ambizioni di scrittore, Il mio Salinger diventa proprio quanto il titolo promette: ovvero, un’analisi psicologica sottile quanto acuta del personaggio secondo il cosiddetto «fattore umano» tanto caro al collega Graham Greene. Non solo: dal periodo trascorso con Sylvia (dapprima in Europa e poi negli Usa) emergeranno molti dei temi cari al futuro autore, il quale, soprattutto ne I nove racconti, rielaborerà molte delle suggestioni sperimentate in questo momento tanto difficile della propria vita.

Tali elementi sono qui coordinati in modo superbamente elegante, con tutta la delicatezza e sensibilità che soltanto due autrici davvero innamorate del loro soggetto possono esprimere: i disegni lineari e rarefatti della Rossetti si concentrano soprattutto sulla caratterizzazione della mimica e gestualità dei personaggi, regalandoci un Salinger a tutti gli effetti inedito, qui alle prese con i piccoli grandi eventi della vita quotidiana; inoltre, la narrazione di stampo introspettivo beneficia non poco della suggestiva colorazione a tinte sfumate che orna ogni tavola, in grado di conferire un’atmosfera soffusa e quasi sospesa. Soprattutto, chi scrive deve ammettere di provare un innegabile sollievo davanti al fatto di stringere tra le mani una graphic novel contraddistinta da tale onestà e acume: la crescente acredine tra Salinger e la moglie, destinata a sfociare in un’ostilità e diffidenza palesemente figlie della guerra e dei traumi subìti dal soldato americano, è splendidamente sviluppata, in un crescendo di dolorosa tensione, dai testi serrati e malinconici della Grande – i quali rivelano una profonda empatia e capacità di immedesimazione non solo nella tormentata mente di Salinger, ma anche nei sentimenti altrettanto confusi e opprimenti di Sylvia.

Un simile amore per il soggetto della narrazione non può che sancire il successo di un lavoro di questa portata, il quale si rivela non solo un riuscitissimo omaggio a un lato meno noto e ben poco esplorato della vita dello scrittore, ma anche un ottimo esempio di psicodramma dalle tinte esistenzial-romantiche, immerso nella realtà sordida e ineluttabile di un mondo spietato, in grado di spezzare qualsiasi sogno o ambizione per sostituirlo con lo scarno realismo dell’umana crudeltà: una lezione che Valentina Grande ed Eva Rossetti impartiscono mirabilmente al proprio pubblico, con uno stile che certo lo stesso Salinger approverebbe.