Come sono andate le vostre prime vacanze con l’Intelligenza Artificiale? L’avete usata anche voi per confrontare offerte di viaggio, per trovare idee per l’impiego del tempo nelle località turistiche visitate, per scoprire percorsi sconosciuti o occasioni d’acquisto insperate? In realtà, nella maggior parte dei casi è proprio impossibile farne a meno. Tutte le richieste formulate sullo smartphone passano ormai di default all’interno di un’IA generativa, dove la stessa finestrella di Google non è nient’altro se non una porta d’accesso a Gemini.
E però non è che la ricerca IA porti più lontano di quanto succedeva in passato. Se nella vecchia modalità si veniva indirizzati genericamente a siti istituzionali di agenzie turistiche, o magari a qualche pagina specifica di Wikipedia, oggi l’IA propone qualcosa di sostanzialmente simile, ma in tono apparentemente più personalizzato e competente. Tanto che alcuni credono davvero di dialogare con un essere senziente e si fidano per esempio dei responsi gastronomici sulle qualità di ristoranti, senza rendersi conto che si basano sulle classifiche già prodotte da tempo in aggregatori come Tripadvisor.
Per quel che ci riguarda, come già rilevato nella scorsa puntata di questa rubrica, il maggior tempo a disposizione per la lettura della stampa offerto dalle vacanze ci ha permesso di notare come l’argomento tenga piede in modo massiccio sulle pagine dei media. Ad esempio, sono state riportate da varie testate le conclusioni dell’inchiesta compiuta dal gruppo di ricerca internazionale AI-Econ Lab (www.ai-econlab.com). Il lavoro voleva sondare l’impatto reale che avrà sul mercato del lavoro, nei prossimi anni, l’introduzione generalizzata dell’automazione IA. Lo studio ha riguardato 391 professioni, cercando di capire in che modo sarà possibile sostituirle con agenti digitali. Il risultato dell’esercizio è piuttosto impietoso ma non ci dice niente di nuovo, se non che a trovarsi al riparo da una possibilità di sostituzione «artificiale» sono tutti quei lavori in cui la componente relazionale ed empatica sono più presenti e necessarie. Tranquilli dunque docenti, educatori e addetti al settore sanitario.
Stessa tranquillità dovrebbero poi condividere coloro che sono occupati in comparti dove la manualità è fondamentale, come parrucchieri e lavoratori dell’edilizia. Per tutti gli altri, dagli impiegati d’ufficio ai giuristi, dagli ingegneri agli architetti, dai giornalisti agli informatici, saranno tempi duri. L’IA si è dimostrata sicuramente più veloce e performante: magari non precisa nell’esecuzione dei compiti, ma ciò sembra poco importante. Il miglioramento della produttività è fondamentale, per i datori di lavoro. Probabilmente col tempo anche la macchina imparerà la precisione.
E, tutto sommato, non sono solo gli attori del mondo economico a riporre grande fiducia nello strumento. Ognuno di noi sembra propenso ad affidarsi alle risorse dell’IA, sulla spinta di una sincera voglia di migliorarsi e di sperimentare nuovi strumenti in grado di suggerirci idee. Magari sovrastimando però il valore delle risposte ricevute. Ci ha fatto riflettere il caso di una pittrice dilettante, incontrata in un paesino di villeggiatura, che ha organizzato una mostra dei suoi quadri, ispirati al tema della violenza contro le donne.
Il proposito era naturalmente onorevolissimo. I dipinti di per sé non erano, onestamente, di particolare bellezza. Si trattava di nature morte floreali, in cui una mano interagiva in modo «violento» con i fiori raffigurati. Senonché la pittrice, forse cosciente dello scarso impatto emotivo dei suoi lavori, ha chiesto a un grafico di fotografarli digitalmente e di animarli con l’IA. Il risultato, mostrato al termine del percorso espositivo su uno schermo TV, era di un effetto splatter davvero orribile.
Fuggendo da una manifestazione tanto evidente di kitsch, ci siamo chiesti quanto davvero l’IA, perlomeno in ambito creativo, sarà in grado di migliorarci, o quanto invece saprà semplicemente mettere in mostra il nostro cattivo gusto. Ma anche questa conclusione, comunque, non ci dice nulla che non sapessimo già. Tranne la canicola, niente di nuovo sotto il sole, quest’estate: nemmeno con l’IA.