La Svizzera decide sulla neutralità

by azione azione
16 Settembre 2026

Indipendenza o isolamento? Le ragioni di chi sostiene e di chi contesta l’iniziativa al voto il 27 settembre

Per dire no alla guerra, la Svizzera deve adottare un concetto più restrittivo della sua neutralità, presente nella Costituzione federale dal 1848 e divenuta uno dei simboli dell’identità elvetica. È quanto sostengono i promotori dell’iniziativa popolare «Salvaguardia della neutralità svizzera», sottoposta al voto di Popolo e Cantoni il prossimo 27 settembre. Secondo il Comitato d’iniziativa, la neutralità ha preservato la Svizzera dagli orrori della guerra, garantendole pace, sicurezza e benessere. Tuttavia, dagli anni Novanta, questo principio cardine dello Stato federale è stato sempre più indebolito. Si tratta ora di precisarlo e rafforzarlo. Gli oppositori ritengono invece che l’attuale prassi abbia dimostrato la propria efficacia e che un irrigidimento del principio limiterebbe il margine di manovra della Svizzera in materia di politica estera e sicurezza. Respingere l’iniziativa – affermano – non significa rinunciare alla neutralità, bensì a renderla più credibile. L’esito del voto si annuncia incerto.

La neutralità è riconosciuta dal diritto internazionale dal 1815 

L’iniziativa citata, depositata da Pro Svizzera e dall’UDC nell’aprile del 2024, vuole che nella Costituzione la neutralità svizzera sia definita «permanente e armata». Chiede che la Svizzera non partecipi a sanzioni contro Stati belligeranti e non aderisca ad alleanze militari o difensive. La collaborazione con quest’ultime è ammessa soltanto in caso di aggressione militare diretta contro la Svizzera. Il testo chiede pure che il nostro Paese non partecipi a scontri militari tra Stati terzi. Le sanzioni economiche sarebbero autorizzate solo se decise dall’Onu, veti incrociati del suo Consiglio di sicurezza permettendolo.

In materia, i promotori dell’iniziativa biasimano la ripresa da parte della Svizzera delle sanzioni dell’Unione europea contro la Russia, in seguito alla guerra scatenata dal Cremlino contro l’Ucraina. Il comitato d’iniziativa si oppone anche all’«illusorio» avvicinamento del Consiglio federale alla Nato, al posto di «occuparsi della mancanza di equipaggiamento per la nostra Difesa nazionale». Per i fautori, l’iniziativa permette alla Svizzera di adempiere i propri obblighi nei confronti delle Nazioni Unite e di avvalersi della propria rafforzata neutralità permanente per prevenire e risolvere conflitti, offrendo i propri buoni uffici in qualità di mediatrice.

Promotrice dell’iniziativa, come detto con Pro Svizzera, l’UDC è anche il solo partito a difenderla in Parlamento. La neutralità permanente e armata «si è rivelata una carta vincente». Non va quindi «reinterpretata da maggioranze politiche fortuite» e applicata «a geometria variabile», come avviene da alcuni decenni. «Di fronte alle crescenti tensioni tra le grandi potenze, la neutralità deve rimanere un pilastro fondamentale della Confederazione». Nella campagna promossa dall’UDC è sceso in campo anche il suo peso massimo Christoph Blocher, già consigliere federale, che ritiene «pericoloso» l’attuale approccio internazionale del Governo. A suo modo di vedere, per i piccoli Stati la neutralità è determinante per prevenire le aggressioni.

Opinioni sparse

Per l’ex consigliere nazionale Walter Wobmann (UDC/SO), presidente del comitato d’iniziativa, la neutralità non è un «relitto del passato, come certi oppositori vorrebbero far credere», ma un principio di politica estera alla base della libertà, in particolare in tempi turbolenti caratterizzati da guerre in Europa e Medio Oriente, nonché da tensioni tra le grandi potenze. Accettare l’iniziativa – secondo il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega) – è l’unico modo per «ripristinare la neutralità svizzera e ridarle credibilità».

Consiglio federale, Parlamento e tutti i partiti (a parte l’UDC) respingono l’iniziativa. Contrariamente a quanto sostengono i fautori, essa indebolirebbe la neutralità al posto di rafforzarla. Gli oppositori respingono un concetto rigido della neutralità che deve invece restare flessibile, viste le tensioni geopolitiche attuali. La stessa è riconosciuta dal diritto internazionale dal 1815 ed è presente nella Costituzione federale dal 1848. «La nostra neutralità funziona e non è il caso di cambiarla. La Svizzera è sempre stata neutrale e lo rimarrà». Queste le parole del ministro degli Esteri Ignazio Cassis, secondo cui «la neutralità è uno strumento al servizio degli interessi della Svizzera: protegge la nostra libertà, la nostra sicurezza e la nostra indipendenza». Secondo il Consiglio federale, se accettata, l’iniziativa ostacolerebbe la cooperazione in materia di sicurezza, che va preparata prima e non quando la Svizzera è già stata aggredita, come prevedono i sostenitori dell’iniziativa. Da qui l’importanza per il nostro Paese – sottolineano gli oppositori – di collaborare con i suoi partner internazionali, segnatamente l’Ue e la Nato, sempre nel rispetto del diritto della neutralità.

Se l’iniziativa fosse accolta, ne soffrirebbe anche l’industria bellica elvetica. Per difendersi la Svizzera deve poter fare affidamento sulla solidità della propria industria degli armamenti. Ove non fosse più ritenuta un partner affidabile in materia di sicurezza – afferma ancora il Consiglio federale – la Svizzera comprometterebbe la fiducia nelle imprese d’armamento del nostro Pese. Nel 2025, l’86% delle esportazioni di materiale bellico svizzero erano destinate all’Europa. Infine i contrari ricordano che l’iniziativa intende sancire una prassi in parte già applicata che supera quella attuale solo in fatto di sicurezza e di sanzioni.

Perché non un controprogetto?

A questo punto è lecito chiedersi se non le si poteva opporre un controprogetto diretto. La questione è stata ampiamente dibattuta in Parlamento: il Consiglio degli Stati, in materia di neutralità, voleva ancorare nella Costituzione la prassi attuale, mentre il Consiglio nazionale la riteneva del tutto superflua. Il controprogetto è così stato accantonato in procedura di conciliazione. Dal canto suo, il consigliere federale Ignazio Cassis, nell’ambito della guerra in Ucraina, aveva proposto, già nel 2022, una «neutralità cooperativa». Allora presidente della Confederazione, il nostro ministro degli esteri voleva combinare la tradizionale neutralità svizzera con una maggiore collaborazione internazionale. Si era però dovuto inchinare al pollice verso del Consiglio federale. Ora dovrà vedersela con il verdetto popolare.