Cosa significa la vittoria dell’AfD

by azione azione
16 Settembre 2026

La netta affermazione dell’estrema destra in Sassonia-Anhalt apre interrogativi sul futuro politico dell’Europa

Alle volte basta un evento, un colpo di scena, o qualcosa d’altro di una certa rilevanza, per scatenare un terremoto politico. È quanto è successo in Sassonia-Anhalt, una delle più piccole delle 16 regioni che compongono la Germania. Questo Land conta soltanto 2,1 milioni di abitanti e dal 1949 al 1990 faceva parte della Germania orientale. Le ultime elezioni regionali l’hanno proiettato sul palcoscenico nazionale e su quello internazionale. Al centro della scossa politica c’è stata la netta vittoria dell’AfD (Alternativa per la Germania), un partito di estrema destra, e la conseguente sconfitta dei partiti tradizionali.

Un cancelliere debole

Molto è già stato scritto sulle cause di questo risultato elettorale. Conviene quindi soffermarsi sulle possibili conseguenze, sia in Germania sia in Europa. Sul piano interno, due sono le ripercussioni che meritano attenzione. La prima riguarda il futuro di Friedrich Merz. Dopo questa pesante sconfitta, il cancelliere riuscirà a restare al potere a Berlino, dove risiede dal maggio dell’anno scorso, e a guidare l’alleanza con i socialdemocratici? Merz aveva promesso di dimezzare il consenso elettorale dell’AfD. Non ci è riuscito. Anzi, i consensi per l’estrema destra sono aumentati. I sondaggi a livello federale dicono che oggi l’AfD raccoglie il 28% di voti favorevoli, mentre la CDU, il partito del cancelliere, si ferma al 22%. Le critiche contro Merz cominciano a emergere anche all’interno del suo partito e indeboliscono una leadership già poco popolare. Le prossime elezioni nazionali si terranno nel 2029. Un cancelliere debole non è un fattore positivo né per la Germania né per tutta l’Europa.

La seconda conseguenza tocca l’applicazione del programma dell’AfD. È un insieme di misure contrarie ai valori, alla politica e alla cultura occidentali. Sono previsti: l’abolizione del diritto all’asilo, l’allontanamento dalla scuola degli alunni handicappati e dei figli di stranieri, la promozione della famiglia tradizionale con padre e madre, la riforma dell’insegnamento della storia, in modo che non si parli più del nazismo, bensì di Bismarck e dei periodi storici anteriori, la remigrazione di tutti gli stranieri naturalizzati o immigrati di seconda generazione. Sul piano internazionale si vogliono togliere le sanzioni applicate contro Mosca, si intende ricomperare il gas russo e tagliare tutti gli aiuti all’Ucraina.

Sono misure che, almeno in parte, rinviano a provvedimenti adottati durante il nazismo e che lasciano esterrefatto chi li scopre e non vuole si ritorni a passati storici drammatici. Occorrerà vedere se chi governerà nella Sassonia-Anhalt, nei prossimi mesi, riuscirà ad applicare almeno una parte di queste misure e come reagirà il Governo centrale. E bisognerà anche attendere i risultati delle prossime elezioni regionali, in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino, previste il 20 settembre. Sul piano internazionale non hanno sorpreso i complimenti indirizzati da Mosca e da Donald Trump all’AfD per la sua vittoria elettorale. Soddisfazione è stata espressa anche da diversi partiti della destra radicale europea, che vedono nel successo del partito tedesco un ulteriore segnale della crisi di consenso che attraversa l’Unione europea. Molte di queste forze condividono infatti l’obiettivo di restituire maggiori competenze agli Stati nazionali e di limitare il potere delle istituzioni comunitarie. Tuttavia, considerate alcune proposte particolarmente controverse dell’AfD, le manifestazioni di entusiasmo sono rimaste perlopiù prudenti.

Le Pen in Francia

Resta da vedere se la spinta che arriva dalla Sassonia-Anhalt darà nuovo ossigeno e forza all’estrema destra europea. Non è escluso che ciò avvenga, perché in alcuni Paesi l’estrema destra è già arrivata in Governo e in altri è alle porte del potere. In Francia, per esempio, Marine Le Pen, la leader del Rassemblement national, è data chiaramente favorita per l’elezione presidenziale del prossimo mese di maggio. La tendenza riscontrabile in più Paesi è dunque favorevole a questa corrente politica e, in generale, alle posizioni estremistiche. I partiti tradizionali della destra moderata, del centro e della sinistra socialdemocratica sono in difficoltà. Non riescono a dare risposte convincenti ai problemi che caratterizzano la vita quotidiana della gente. Dal potere d’acquisto insufficiente, agli alti prezzi dell’energia, ai servizi pubblici in declino, all’assenza di prospettive soddisfacenti per il futuro. E la mancanza di un programma coinvolgente si traduce in una perdita di fiducia nella politica tradizionale.

Gli appuntamenti per una verifica non mancano. Anzi sono numerosi. Il 13 settembre sono stati chiamati alle urne i cittadini svedesi. Il 25 ottobre toccherà alla Bulgaria. Nel 2027 avremo poi quattro momenti significativi, con le elezioni in Francia, in Spagna, in Polonia e in Italia. I futuri risultati elettorali ci daranno informazioni sull’orientamento politico che caratterizzerà l’Europa nei prossimi anni.