Comeback

by azione azione
16 Settembre 2026

«Facciamo un 2016 comeback!» mi dice venerdì mia figlia diciottenne Clotilde, quando le chiedo perché sta uscendo in pantaloncini di jeans inguinali, calze autoreggenti, doppia maglia (t shirt sopra canottiera) e trucco pesante. Scopro così, ne Le parole dei figli, l’uso di comeback per indicare – nel senso letterale del termine – un ritorno al passato. In quest’accezione la Generazione Z lo usa per parlare di tendenze che spera ritornino: «Sarebbe davvero bello se i jeans strappati facessero un comeback!». Con lo stesso significato circolano anche formule miste come «Ragazzi, bring back le Vans colorate!», dall’espressione inglese to bring back, cioè riportare indietro.

Vale per i vestiti – spesso capi vintage trovati nei mercatini – e per la musica, come l’album Santeria di Marracash e Guè (2016), in cui in Insta Lova cantano: «Eccoti la Love Story, senza uscire mai fuori / Per te servono anche due caricatori! / Ti ho conosciuta così, ci siamo fidanzati su Whatsapp / Mi scrivevi di sì, di sì, di sì / Ed è finita in 3G, abbiamo divorziato su Whatsapp / Senza uscire da qui (…) / In questa nuova era, non mi tocca uscire più di sabato sera / Non devo girare su una Porsche Panamera, accendo il cellulare e sono già in discoteca». E vale anche per il cinema: Il padrino (1972), Taxi Driver (1976), L’Odio (1995). «È la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani – dice Hubert, uno dei protagonisti ventiquattrenni de L’Odio –. A ogni piano, mentre cade, l’uomo non smette di ripetere: “Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene”. Questo per dire che l’importante non è la caduta, ma l’atterraggio».

È un ritorno al passato che ha il sapore della nostalgia. Noi boomer diciamo: «Stasera andiamo a una festa anni Settanta!» e la viviamo come un evento collettivo, la rievocazione condivisa di un’epoca. Per la Generazione Z, invece, il comeback non è legato a un’occasione particolare: attraversa la vita quotidiana. Mi chiedo allora se ci sia una differenza di prospettiva, e quale sia. La studentessa Ella Faust, in Come la Generazione Z ascolta le sirene del passato, articolo pubblicato sul giornale della Washington University «The Common Reader», scrive: «Televisione, cinema e radio erano i mezzi con cui le persone del passato (noi!, ndr) esprimevano e diffondevano la loro nostalgia. Oggi Internet permette di provare questa nostalgia su scala molto più ampia. Offre accesso a una capsula del tempo dei decenni passati, ma grazie al web, possiamo scegliere quali aspetti di quei decenni ammirare e quali ignorare. Internet permette agli adolescenti di usare il passato come via di fuga dal costante stimolo del mondo moderno. Come pesci fuor d’acqua, desideriamo fuggire in un mondo che non riusciamo nemmeno a comprendere appieno».

Del resto lo dice anche Marcel Proust in À la recherche du temps perdu: «Il ricordo delle cose passate non coincide necessariamente con il ricordo di come fossero davvero».

Il ritorno, però, ne Le parole dei figli, può avere anche il sapore del futuro. È un comeback la storia di due adolescenti che si rimettono insieme, di due amici che si riconciliano o, più in generale, di quel comportamento attribuito agli uomini: «Men always come back» («Gli uomini tornano sempre indietro») a indicare la facilità con cui tornano indietro sui propri passi.

Il ritorno al futuro può anche seguire un periodo negativo, difficile o di declino. «In vista degli orali è ora del mio comeback scolastico». Oppure: «Sono state settimane pesanti, ora vado dal parrucchiere e faccio un comeback!», cioè torno carina. Applicato a figure famose, vale per chi rientra dopo una lunga pausa: «Dopo un lungo periodo di silenzio il cantante X ha fatto il suo comeback», oppure «Dopo l’infortunio, questa stagione l’atleta Y ha fatto un comeback».

E, soprattutto, il ritorno al futuro può essere un ritorno a sé stessi.

I Gen Z sembrano dirci che credono nella rivalsa, che è il loro comeback personale. Nostalgici già da giovani, ma anche ottimisti nella propria capacità di risollevarsi. Da questo nasce, a mio avviso, il fascino del comeback: un ritorno che ha la forma del domani.