Alberi per le città europee del futuro

by azione azione
2 Settembre 2026

Lo vediamo e lo sentiamo: questa rovente estate che i climatologi promettono sarà una delle più fresche dei prossimi decenni, ci ha messo in ginocchio; attaccati ai condizionatori e alle ventole per almeno due mesi, ha messo a nudo tutti i peccatucci che avevamo finto di non conoscere o di non prevedere. Non singoli cataclismi, tipo Vaja, con il suo abbattimento di milioni di alberi tra Trentino, Friuli e Veneto, ma una stagione intera di temperatura extraordinaria e costante, non quella solita catena di giorni di canicola ruggente, come vediamo anche nei film di qualche tempo fa, magari ambientati a New York o in una Roma da cartolina, ma l’estate, integralmente. E così, tra le molte conseguenze, risulta evidente che le nostre città non potranno rinnovarsi così come sono, molte specie botaniche soffrono il caldo continuativo, costante, opprimente. E se da un lato i nostri commentatori scientifici e ambientali promettono milioni di nuovi alberi – ma bisognerà pure, prima o poi, fare i conti con i costi, con una manutenzione spesso scarsa e insufficiente, morie costanti – per calmierare il caldo e assicurare tre o quattro gradi di media di refrigerio, cosa certamente buona e giusta, dall’altro capiamo che alcune delle specie attualmente diffuse andranno a soffrire, e quindi bisognerà tropicalizzare le nostre città. Ma con quali specie?

L’Agenzia Ambientale Federale tedesca, nel suo sesto Rapporto di valutazione del gruppo intergovernativo sul Cambiamento Climatico, prevede un aumento della temperatura mondiale entro l’anno 2100 compresa tra l’1,4 e il 4,4%, una stima crescente rispetto alle stesse proiezioni di alcuni anni addietro, a dimostrazione che il cambiamento climatico è in fase di netta accelerazione. Maggiore intensità di calore porta necessariamente a rivedere l’intera filiera delle produzioni agricole, a partire dalle sementi disponibili per le culture più diffuse e richieste dal mercato, vedi anzitutto i cereali, preferendo culture che non necessitano di ingenti quantità di acqua, bene che sarà evidentemente sempre più scarso, dato lo scioglimento dei ghiacciai sulle nostre montagne e i livelli negativi record di siccità dei grandi fiumi. In Italia lo si sta vivendo in anticipo rispetto a quanto accadrà in Svizzera e in Germania, e presumibilmente nel resto del continente. Basti l’esempio che riguarda il fiume Po: lo scorso 31 luglio, nel Cremonese, è stato segnato un nuovo record, 8 metri e 59 cm sotto lo zero idrometrico. E il Tevere a Roma non se la passa poi meglio, con le rocce dei fondali che affiorano a vista d’occhio.

Ora, le amministrazioni delle città e dei centri abitati avranno molto a cui pensare, per tentare di contrastare questa ondata di caldo che stazionerà sulle nostre case per mesi; ammesso che piantare alberi sia la soluzione, o una delle soluzioni più indicate e percorribili, insieme alla de-cementificazione di piazze, viali e aree urbane, anche gli alberi del futuro cambieranno. Le piante del futuro dovranno, ad esempio, sapersi adattare a lunghi periodi di siccità e calore, sopportare il compattamento del suolo, resistere a periodi di freddo invernale. Attualmente nelle nostre città gli alberi più presenti sono: platani, tigli, aceri, bagolari, frassini, carpini, ippocastani, cedri, cipressi, querce varie, pini, faggi, pioppi, tassi, magnolie, storaci, tassodi, robinie, olmi, noci del Caucasso e ciliegi. In futuro potremo assistere a un sensibile aumento di alberi esotici provenienti da Australia e Sudamerica, quali araucarie, ficus, pini extracontinentali (punteruolo rosso permettendo), jacarande (come non notarle a Palermo e non ammirarle nei lunghi e vasti viali di Buenos Aires!) e altre varietà più adatte alla calura estiva. Sarà così anche a Lugano, Ginevra, Losanna e Zurigo?

Anche i laghi subiranno un cambiamento, anzi, probabilmente saranno tra gli ecosistemi che alle nostre latitudini subiranno maggiormente le conseguenze del cambiamento climatico che è in atto, sperando che non sia la desertificazione il loro e il nostro futuro.