La guerra ibrida passa dal rubinetto di casa

by azione azione
19 Agosto 2026

Dagli attacchi alle reti idriche negli Stati Uniti alle operazioni cyber di Russia, Cina e Iran. Le infrastrutture civili sono diventate un nuovo campo di battaglia e anche l’Europa, Svizzera compresa, deve correre ai ripari

Il 27 luglio scorso, verso l’una di notte, una stazione di pompaggio dell’acqua della Clayton County Water Authority (CCWA), che rifornisce circa trecentomila persone nell’area metropolitana di Atlanta, nello Stato americano della Georgia, ha smesso di funzionare. Alcuni cittadini si sono trovati con la pressione dell’acqua molto bassa, in certe zone addirittura con i rubinetti a secco. Per precauzione è stato ordinato di bollire l’acqua, ma il sistema è stato ripristinato in tre ore e l’ordinanza revocata dopo i test di laboratorio. Un breve disservizio, ma significativo, perché qualche giorno dopo i funzionari della CCWA hanno reso noto che un’«attività informatica non autorizzata» potrebbe aver causato o contribuito al guasto. Insomma: un possibile attacco cyber.

L’obiettivo degli attacchi è psicologico

E Atlanta non è l’unica città statunitense a essere stata colpita nelle ultime settimane da problemi simili ai sistemi idrici: a fine luglio FBI e l’Environmental Protection Agency (EPA) hanno diffuso un’allerta congiunta su «attori informatici malevoli» che stanno cercando di manomettere i sistemi idrici del Paese prendendo di mira una specifica tecnologia, il PLC, cioè i controllori che gestiscono pompe, trattamento e purificazione dell’acqua. Negli Stati Uniti, la maggior parte dei PLC usati negli impianti idrici è prodotto dalla Allen-Bradley della Rockwell Automation, rendendo una vulnerabilità potenzialmente diffusa.

Dietro la tecnica, però, c’è una logica più ampia, un capitolo di quella che gli analisti definiscono guerra ibrida. L’obiettivo degli attacchi alle infrastrutture idriche è psicologico, cioè colpire la fiducia delle persone in ciò che considerano scontato e un bene essenziale. Paventare lo scenario di un rubinetto a secco produce nei cittadini una percezione del rischio ben maggiore rispetto alla reale portata del danno.

Si tratta dello stesso meccanismo che si ritrova in un altro fronte della guerra ibrida che negli ultimi mesi ha attraversato l’Europa, con le incursioni di droni non identificati sopra aeroporti, basi militari e siti energetici. Secondo una recente analisi dello European Council on Foreign Relations, bastano pochi droni per bloccare il traffico aereo, far percepire alle persone che i propri Governi non sono in grado di proteggerle e alimentare insofferenza verso le istituzioni senza che nessuno debba rivendicare formalmente la responsabilità dell’attacco.

Hydro Kitten all’attacco

Gli ultimi attacchi cyber alle reti idriche negli Stati Uniti sono stati attribuiti a un gruppo legato all’unità cyber del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) iraniano, noto come Hydro Kitten, già responsabile nel 2023 di un attacco a una stazione di pompaggio in Pennsylvania. Il loro obiettivo politico è erodere il sostegno al conflitto contro l’Iran dell’Amministrazione Trump. Ma Teheran è solo l’ultimo attore arrivato nella guerra ibrida contro infrastrutture critiche che sta allarmando le agenzie d’intelligence di tutto il mondo occidentale. Negli Usa il nome che ricorre più spesso nei dossier è quello di Volt Typhoon, un gruppo legato al Governo cinese individuato più volte, per esempio, all’interno di reti energetiche americane. Ma la minaccia non riguarda solo gli Usa.

Circa un anno fa Beate Gangås, capa del Servizio di sicurezza della polizia norvegese, ha ufficialmente attribuito alla Russia un attacco informatico contro la diga di Bremanger, nella Norvegia occidentale, avvenuto il 7 aprile del 2025. Prendendo il controllo del sistema che regola l’impianto, gli hacker avevano aperto una paratoia e lasciato scorrere l’acqua per circa quattro ore. Secondo Gangås, sebbene non avesse causato alcun danno, l’obiettivo dell’operazione era «influenzare e causare paura e caos tra la popolazione».

Più o meno nello stesso periodo il vice primo ministro polacco Krzysztof Gawkowski ha svelato che la Polonia aveva appena sventato un cyberattacco contro il sistema di acqua e fognature di una grande città – il cui nome non è stato rivelato per non creare il panico fra la popolazione. L’attacco era stato bloccato «all’ultimo momento». L’11 agosto scorso, secondo quanto riportato da media specializzati, due cittadini russi sono stati incriminati in Polonia per 17 attacchi informatici contro infrastrutture critiche, tra cui sette contro impianti idrici e fognari.

L’Europa si difende

Ma negli ultimi mesi tutta l’Europa si è attivata sul fronte delle vulnerabilità delle infrastrutture strategiche, spesso collegate al Web senza sufficienti misure di sicurezza. Perché non si tratta più solo di fare i conti con gli attacchi che bloccano un sistema e chiedono un riscatto, ma della possibilità di perdere il controllo di intere infrastrutture. Nel marzo 2026 la Germania ha approvato una legge per proteggere quelle essenziali: da allora le aziende che gestiscono acqua, energia, trasporti e altri servizi sono obbligate a rafforzare sicurezza, gestione dei rischi e continuità operativa. In Italia un gruppo di «attivisti» cyber ad aprile ha preso il controllo del sistema locale di pompe idrauliche e paratie che difende dall’acqua alta Piazza San Marco a Venezia, e il Governo ha di recente istituito un comando interforze cyber all’interno del ministero della Difesa.

Mentre in Svizzera? Secondo l’ultimo rapporto pubblicato da Swisscom sulle minacce cyber (Cybersecurity Threat Radar 2026), la sicurezza dei sistemi che gestiscono reti idriche, elettriche e impianti industriali sta diventando una priorità, con attacchi sempre più mirati e facilitati dall’IA. Particolare attenzione è rivolta alle tecnologie operative, da cui dipende il funzionamento di molte infrastrutture critiche. Da tempo, comunque, il Paese cerca di potenziare le proprie difese. Ad esempio dal 1° aprile 2025 i gestori di infrastrutture critiche, dai fornitori di energia e acqua alle amministrazioni pubbliche, sono tenuti a segnalare gli attacchi informatici entro 24 ore al National Cyber Security Centre. Il Consiglio federale intende inoltre rafforzare ulteriormente il quadro normativo. Il 27 maggio 2026 ha infatti avviato una consultazione per aumentare la sicurezza del settore delle telecomunicazioni, considerato essenziale per il funzionamento di numerosi altri servizi critici, dalle reti energetiche agli ospedali.