Dove finisce Oleg, dove comincia Peeters?

by azione azione
2 Settembre 2026

Fumetti: nella sua ultima opera l’autore svizzero sovrappone personaggio e autobiografia sfidando il confine tra realtà e finzione

Anche un fumettista molto prolifico a volte può vivere esitazioni creative: allora immergersi nel mondo e assaporarlo può portare nuova linfa all’arte. Non so se sto parlando dell’autore oppure del protagonista del fumetto intitolato con il suo nome: Oleg, di Frederik Peeters.

Nella prima pagina, Oleg inizia a cercare nuove idee per il suo prossimo fumetto; l’ultima pagina raffigura l’ultimo istante prima di passare al progetto successivo. Ci viene dunque raccontato un periodo circoscritto a una fase di creazione artistica, eppure sono rare le scene in cui il protagonista lavora. Sono intervallate da molti episodi di vita, quotidiani o straordinari; e tra questi, il più rilevante è senza dubbio la malattia di Alix, moglie di Oleg: un evento improvviso che sconvolge la quotidianità della coppia e della figlia adolescente Elena, ma che poi, lentamente, si integra nel nuovo equilibrio dei giorni che tornano scorrevoli come prima. Nemmeno questa malattia è il tema centrale, ma un effetto importante lo provoca: rende Oleg più sensibile alla preziosità della vita, spingendolo a farne la protagonista di un libro. E così disegna questo fumetto.

C’è una scena in cui i personaggi commentano insieme il contenuto delle pagine precedenti, per loro ancora sottoforma di fogli slegati e con inchiostro fresco. In altri momenti, i disegni sperimentali o gli studi che Oleg ha fatto in precedenza si inseriscono tra una vignetta e l’altra, per sottolineare una rima visiva o emotiva, o per esprimere un’idea. Forse anche il tratto che delinea le scene, in alcuni casi molto materico, vuole ricordare che dietro al fumetto c’è una persona, e una mano che lo ha creato, molto simile alla mano di Oleg.

Questa confusione tra realtà e finzione, intenzionale e dosata con cura, pervade tutto il volume. Lo sguardo di Oleg trasforma spesso situazioni quotidiane con metafore inusuali, come se osservasse con occhi sempre nuovi. Le sue interazioni con la famiglia, ma anche con il resto del mondo, sono rese in modo così vivido e sincero che si ha l’impressione davvero di spiare di nascosto le vere giornate del protagonista (come commenta anche un personaggio riguardo al suo fumetto).

Gli affetti, le intese, risplendono nitidi nei dialoghi, nelle occhiate complici, nei piccoli gesti. A questi si affiancano momenti meno piacevoli, come dubbi esistenziali, sofferenze da affrontare, sensazione di smarrimento in un presente che cambia a una velocità sempre meno umana e che fa temere il futuro. La meraviglia nasce dall’intrecciarsi di queste vicende, reali e immaginate, belle e brutte, a comporre il ritratto di una vita ebbra di sensazioni, che assapora tutto ciò che il mondo le offre, e che continua a scorrere attraverso ogni ostacolo senza mai saziarsi.

Questa visione è evidente nello sguardo del fumettista non solo fittizio, ma anche di quello vero: Frederik Peeters. La veste grafica dichiara un’osservazione attenta e amorevole della realtà umana. Il bianco e nero, solo leggermente ammorbidito dai tratteggi, tende al realismo, a cui si aggiunge una punta di caricatura per aumentare l’espressività dei personaggi. Di questi, come pure delle comparse, l’autore raffigura anche le imperfezioni, senza intento satirico, ma come un gesto di ammirazione per tutta la realtà che esiste nel mondo, rifiutando gli ideali ingannevoli. Così, la donna che Oleg ama, a seconda dell’inquadratura e dell’espressione, ha rughe, doppio mento, capelli spettinati. Ma non è meno bella, anzi. Come la vita.