Bugie d’amore, dire la verità fa male alla coppia?

by azione azione
5 Agosto 2026

Uno studio dell’Università di Copenaghen mostra che tra bugie bianche, omissioni e infedeltà la disonestà nelle relazioni è più comune di quanto si pensi

Molti ritengono che l’onestà assoluta sia il pilastro di una relazione sana. Eppure è rarissimo trovare qualcuno che non abbia mai nascosto un’informazione, detto una «bugia bianca» (cioè una piccola «bugia a fin di bene», per non offendere o per proteggere i sentimenti dell’altra persona) o taciuto una verità scomoda al proprio partner.

È questo il punto di partenza di una ricerca dell’Università di Copenaghen, condotta dalla dottoressa Rachele Mazzini, che analizza la disonestà non come una semplice deviazione morale ma come un comportamento relazionale immerso in contesti, motivazioni ed effetti diversi. Con interviste, sondaggi e diari quotidiani di coppie, si getta una luce su questo fenomeno universale e contraddittorio, che identifica le principali tipologie di disonestà nelle relazioni intime, ne analizza motivazioni e conseguenze, dimostrando che non tutte le bugie hanno lo stesso effetto.

«I risultati mostrano che la disonestà genera spesso dubbi e sfiducia, elementi tossici per la coppia. Ma, paradossalmente, può anche trasformarsi in un’opportunità di apprendimento e crescita relazionale», spiega Mazzini. La disonestà non nasce dal nulla: è radicata nelle dinamiche specifiche della coppia e riflette schemi ricorrenti più che atti isolati. Analizzando le descrizioni di 656 partecipanti americani che hanno raccontato un episodio di disonestà verso il partner attuale, precedente o ipotetico, i ricercatori hanno costruito un quadro concettuale completo. Emergono 4 forme principali: bugie (gravi o innocue); occultamento di informazioni; infedeltà (fisica, emotiva o online) e inganno attivo (comportamentale, spesso non verbale). I contenuti riguardano finanze, posizione, immagine di sé, emozioni, sessualità, misfatti e relazioni extraconiugali.

Due schemi ricorrenti saltano agli occhi. Il primo è il «circolo vizioso»: chi subisce una bugia reagisce mentendo a sua volta oppure chi mente continua a farlo per coprire la bugia iniziale. Il secondo è lo «slowburn» (combustione lenta): all’inizio la disonestà può dare eccitazione o sollievo ma col tempo genera vergogna, colpa e deterioramento del benessere proprio e del partner. Questi modelli possono essere utili ai terapeuti di coppia per riconoscere dinamiche pericolose. Però non tutta la disonestà è distruttiva, dato che ne esiste una «prosociale», motivata dall’autoconservazione o dal desiderio di proteggere l’altro da conflitti inutili o ferite emotive.

La bugia come campanello di allarme

In alcuni casi, la scoperta di una bugia funge da campanello d’allarme: spinge la coppia ad affrontare problemi altrimenti ignorati, rafforzando infine il legame. In un approfondimento dello studio, condotto su 120 coppie di 5 Paesi, è stato chiesto ai partner di annotare quotidianamente per una settimana i propri comportamenti disonesti e la percezione di quelli dell’altro. La disonestà si è rivelata relativamente rara, presente in meno del 20% dei giorni. I partner sono piuttosto bravi a cogliere l’assenza di inganni ma quando questi si verificano spesso non li individuano o sospettano erroneamente. Le coppie, che già vivevano episodi di disonestà, mostravano fin dall’inizio livelli più bassi di fiducia e maggiore percezione di inganno, confermando che la disonestà riflette dinamiche relazionali profonde e non episodi isolati.

Questi risultati, pubblicati sulla rivista «Personal Relationships», si inseriscono in una letteratura consolidata, che evidenzia come l’onestà sia altamente valorizzata nelle relazioni intime, eppure la disonestà sia frequente. Gli studi precedenti mostrano che le persone mentono più spesso e su cose più gravi ai partner che ad altre persone e che nascondere segreti o tradire (anche online) è più comune di quanto si ammetta. Le conseguenze sono generalmente negative: erosione della fiducia, minore intimità, riduzione della soddisfazione e, nei casi estremi, rottura della relazione.

Tuttavia, questo studio aggiunge sfumature importanti. Le motivazioni dominanti sono due: l’autoprotezione e la (presunta) protezione del partner. Forme, contenuti e motivazioni sono spesso intrecciati, poiché una stessa bugia può servire contemporaneamente a difendere se stessi e a «salvare» l’altro. È interessante notare come le bugie innocue su questioni banali possono avere esiti simili a omissioni più gravi. I partecipanti che ricordavano ex partner tendevano a riportare infedeltà più spesso mentre chi pensava a un partner ipotetico o attuale descriveva prevalentemente disonestà lievi, forse per una tendenza socialmente desiderabile.

La ricerca sottolinea la natura paradossale della disonestà: apprezziamo l’onestà ma ricorriamo regolarmente all’inganno, spinti da bisogni, paure e desideri contrastanti. Comprendere questi meccanismi non serve a giustificare le bugie ma a gestire meglio la complessità dell’intimità.