Ci vuole molta malafede e/o altrettanta sfacciataggine per accusare i climatologi e per deridere il loro «ambientalismo irrazionale» o peggio catastrofismo. Da decenni (tanti quanti sono quelli della mia venerabile età) trascorro l’estate in Sicilia, dalle parti di Avola, zona sud-orientale, provincia di Siracusa. Mai come negli ultimi anni si sono moltiplicati i cieli nuvolosi in luglio e in agosto, le piogge improvvise che si diradano presto, i venti seguiti da picchi di temperatura tropicale, i nubifragi che piombano senza preavviso.
E le spiagge? Ritirate, ristrette, dimezzate rispetto al passato. Chi non vede queste variazioni, è tecnicamente un demente ideologicamente accecato. Chi vede questi cambiamenti e rimane indifferente nel piccolo (il comune cittadino, voto 3) e nel grande (la politica, voto 2) è colpevole quasi come i negazionisti (voto 1). Sta cambiando tutto (in peggio) ma non cambiamo noi. Cambiare tutto per non cambiare niente. Vi ricordate la frase pronunciata da Tancredi Falconeri nel Gattopardo? «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi».
Fotografia perfetta del mondo del calcio italiano. Breve cronistoria. Arriva un nuovo presidente, Giovanni Malagò, che promette straordinarie novità: nomina ai vertici il dirigente, ex campione, Paolo Maldini e l’ex calciatore brasiliano Leonardo (suo amico), garanzie di una mentalità rivoluzionaria di lunga gittata: investimento sui giovani soprattutto. A quel punto si apre la questione dell’allenatore detto anche commissario tecnico (CT). Il nome è quello di Andrea Pirlo, già campione del mondo e oggi allenatore dai risultati mediocri, ma è il nome che esigono Maldini e Leonardo. Malagò ha dei dubbi, preferirebbe il «vecchio» (suo amico) Roberto Mancini, già CT della Nazionale, che si dimise da un giorno all’altro nel 2023 per correre in Arabia Saudita in cambio di molti milioni. Tradimento inqualificabile (scegliete voi un voto qualunque purché preceduto dal segno meno).
Intanto qualcuno si ricorda che Pirlo ha un contratto commerciale con un bookmaker russo, e ne nasce un imbarazzante caso politico. Meglio, una commedia politica all’italiana. Ministri sottoministri segretari sottosegretari generali presidenti vicepresidenti e parlamentari di vario grado e indirizzo dicono la loro. Totale: il «putiniano» Pirlo viene scaricato senza pietà, Maldini e Leonardo non vedono altra soluzione che dimettersi, Malagò nomina CT il suo amico Mancini sorvolando sul tradimento passato, e chiama a sé come direttore tecnico (DT) il vecchio Ranieri, non Massimo il cantante di Erba di casa mia.
Sulle prime si pensa al principe Ranieri di Monaco, ma un giornalista più sveglio di altri fa notare che purtroppo è morto da più di vent’anni, dunque ci si orienta verso Claudio Ranieri, 74 anni, già allenatore di quasi tutte le squadre italiane e di diverse europee, rimasto nella storia come eroico vincitore di un campionato inglese con il Leicester (6). Già Claudio Ranieri era stato invitato a sedere sulla panchina azzurra un paio d’anni fa, ma aveva rifiutato. Ora ritornano: Ranieri e Mancini. E il nuovo corso? Nasce ovviamente stravecchio e su basi molto discutibili (voto complessivo 2). «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi»: mai pensiero fu più pertinente a questa sceneggiata.
Per fortuna ci sono cose che meriterebbero di non cambiare. Per esempio, qui in Sicilia, gli arancini (o arancine a seconda della zona: vedi alla voce Camilleri). I classici (6) sono ripieni di ragù con piselli (eventualmente mozzarella). Diffidare delle varietà che i ricettari di gourmet alla moda definiscono «sfiziose»: con prosciutto, mortadella, melanzane («alla norma»), pistacchio, spinaci e ricotta, pesce, sushi, zucca, provola, speck, funghi, taleggio, brie, eccetera.
È vero che esistono varianti locali (il messinese, il catanese, il palermitano…), ma non cascateci, il vero arancino non è sfizioso, è senza aggettivi, cioè classico. Per intenderci, tra il classico e lo sfizioso c’è la stessa differenza che passa tra una partita di calcio dei Mondiali 1970 e una partita del 2026 con hydration break e halftime show. Tra Pelè (10) e Infantino (-10).
Il cambiamento umano è persino più allarmante del cambiamento climatico.