Gli ideatori di «Comprami» realizzano una seconda stagione del podcast dedicato alla celebre piattaforma
Due anni or sono in questa sede si recensiva Comprami («Il Sole 24 Ore», 2024), podcast di Daniele Vaschi e Andrea Franceschi attorno al fenomeno OnlyFans. È quindi passato poco tempo da quando la piattaforma anglosassone veniva scandagliata attraverso l’indagine dei due autori a un anno dalla fine della pandemia, evento spartiacque che fece letteralmente esplodere il caso. Per chi non lo sapesse, OnlyFans è un sito web che permette a chi vi aderisce – i cosiddetti «creatori di contenuti» – di vendere materiali realizzati ad hoc a una clientela personalizzata.
Vaschi e Franceschi ritornano sul business milionario di OnlyFans dove lo scambio è soprattutto di natura sessual-virtuale
La stragrande maggioranza di questo business milionario ha come merce di scambio materiali pornografici e sessioni di sexting, cioè «invio di messaggi, immagini o video a sfondo sessuale o sessualmente espliciti».
Vaschi e Franceschi tornano oggi sull’argomento con una seconda stagione del podcast (disponibile sulle maggiori piattaforme streaming) che si propone di interrogare non tanto i mercanti, quanto i fruitori e chi si occupa di vigilare sulle insidie insite in questa pratica. L’operazione, quindi, diviene ora più difficile poiché la disponibilità a raccontarsi, da parte degli interessati, è decisamente più scarsa e, a eccezione di un caso, passa, ancora una volta, dalle mani di coloro che hanno eletto OnlyFans a fonte di guadagno. In parole povere, a prendere la parola sono nuovamente i creator più che i clienti, i quali sembrerebbero conservare un sentimento di vergogna che i primi ignorano.
Assieme a loro, però, gli autori interpellano anche terapeuti e sessuologi per cercare di fare luce su cosa, in verità , stia acquistando chi spende – in tutti i sensi – una parte sostanziale della propria vita fra le maglie di questa rete. Inoltre, voce in capitolo l’ha pure chi lavora nel settore della prevenzione alla criminalità digitale per le forze dell’ordine, al fine di sottolineare quale tipo di esistenza e, soprattutto, di gravi pericoli – specie per i minori, oggi regolarmente abbandonati con uno smartphone in mano – la nostra scarsa coscienza dell’online alimenti.
Ciò detto, per tornare ai clienti di OnlyFans, stando alle testimonianze dell’utente innamorato di Andrea, la protagonista del primo episodio, e di Armando, principale voce della quarta puntata assieme al suo psicoanalista-psichiatra, sembrerebbe che costoro colmino (o coltivino?) un vuoto attraverso l’illusione di un contatto che scelgono di qualificare come autentico; anzi, più che autentico: speciale e unico. L’utente di Andrea lo paragona a una droga che lo fa vivere meglio, mentre Armando sostiene che questo genere di relazioni gli fa scoprire aspetti della propria persona che fino a ora ignorava.
Ciò che è singolare, se si pensa a tali affermazioni ad ampio spettro, è l’elezione più o meno consapevole di una finzione a verità ; si ricordi che per mantenere i contatti coi molti clienti, sovente le creator si appoggiano a delle agenzie di professionisti che chattano al loro posto e le evoluzioni di espedienti di questo genere, col progredire delle intelligenze artificiali, andranno vieppiù aumentando.
A questo proposito si prendano in esame le considerazioni di Alex Mucci, creator italiana fra le più note, quando, sollecitata sull’argomento, racconta di progetti che la vedono coinvolta a realizzare una copia digitale di sé stessa con la quale chiunque sarà libero di interagire. Per quanto l’interessata si dimostri cosciente rispetto alle sue scelte e faccia appello alla propria etica umana e lavorativa, una sua frase in particolare colpisce e sembra essere rivelatrice riguardo a quanto sta accadendo. Sollecitata sulla generale, infausta eventualità , tramite gli sviluppi tecnologici di questo mercato, di fomentare pratiche di violenza perversa anziché ridurle – come lei si augura che avvenga – con un sospiro risponde: «Tanto… peggio di così…».
Ecco, in quel sospiro e nella sua conseguente formulazione pare esserci qualcosa che, forse, racconta anche altro, oltre alle conquiste della tecnica e allo stato di guerra del nostro attuale mondo.
