Chi conosce il quinto Beatle?

by azione azione
29 Luglio 2026

Graphic novel biografiche: una curatissima opera statunitense riporta alla ribalta la tragica e struggente figura di Brian Epstein

Spesso, dietro le quinte delle grandi storie – dei nomi che la gente ricorda, o degli eventi destinati a rimanere impressi nella memoria collettiva – vi sono, come parte integrante del tessuto storico, figure perlopiù dimenticate o ignorate, ingiustamente considerate «minori»; le stesse che hanno reso possibile, tramite le loro azioni e gesti nell’ombra, la grandezza e notorietà di chi ha ottenuto maggiore visibilità.

La figura di Brian Esptein – scopritore e manager dei leggendari Beatles a partire dai loro esordi e fino alla propria morte, avvenuta nel 1967 a soli 32 anni – appartiene decisamente a questa categoria; non a caso, la sua è una storia che, al di fuori dei circoli degli appassionati, ben pochi conoscono. Forse anche per questo, tre validissimi autori statunitensi – il produttore musicale Vivek Tiwary ai testi, e i fumettisti Andrew Robinson e Kyle Baker ai disegni – hanno unito le loro forze per dedicare alla breve vita di Epstein una graphic novel che, complice il grande successo riscosso in patria, è poi stata edita nel 2020 in una versione italiana dalla Panini Comics; concedendo così anche al pubblico delle nostre latitudini uno sguardo privilegiato sulla vicenda di un uomo per molti versi misterioso e contraddittorio.

Basta infatti sfogliare le prime pagine de Il quinto Beatle per rendersi conto di come l’obiettivo degli autori sia proprio quello di esplorare e umanizzare un personaggio che in vita è sempre rimasto, per sua stessa scelta, nell’ombra. Una strategia che la sceneggiatura di Tiwary ci presenta come quasi obbligata per un giovane uomo timido e discreto quale l’educatissimo Epstein, ragazzo di buona famiglia che ben poco aveva a che spartire con i Beatles degli inizi, assai ruspanti e veraci teddy boys del Merseyside – almeno finché lo stesso Brian non li sottopose a un radicale restyling a base di completi firmati Pierre Cardin e capelli a caschetto, che li avrebbe presto resi iconici agli occhi di tutto il mondo. E il resto, come si suol dire, è storia.

Eppure, nonostante il successo travolgente della sua grande impresa, il giovane e brillante Epstein custodiva un segreto che rischiava di costargli tutto quanto faticosamente costruito nel corso degli anni: sì, perché malgrado la rivoluzionaria ventata di libertà che gli anni Sessanta stavano scatenando, nella vecchia Inghilterra l’omosessualità sarebbe rimasta pratica illegale e perseguita a norma di legge (con la prigione o il ricovero forzato) fino al 1967, quando venne solo parzialmente decriminalizzata.

Non è quindi difficile comprendere il dramma segreto di Brian: uomo sensibile, contraddistinto da una grande dolcezza d’animo, avrebbe desiderato con tutto il cuore un compagno, ma allo stesso tempo era ben consapevole di non potersi permettere un simile rischio – tantomeno come scopritore dei fenomenali Beatles, destinati a cambiare per sempre la storia della musica.

Così, quella che di primo acchito poteva apparire soprattutto come un’immersione nel colorito universo della pop culture dei Sixties diviene di colpo uno psicodramma sulla lenta discesa nella disperazione dell’incompreso e introverso Brian: al punto che perfino gli stessi Beatles, i quali pure gli erano vicini come nessun altro, appaiono perlopiù alla stregua di comparse affettuose eppure distanti, incapaci di spezzare la cappa d’infelicità e impotenza incombente sul loro devoto mentore.

In effetti, quella di non fare dei «Fab 4» i veri protagonisti della vicenda si rivela come una scelta vincente, spingendo il lettore a chiedersi se, davanti alla tragedia annunciata dagli ultimi mesi di vita di Epstein e al suo crescente consumo di anfetamine, le persone a lui più vicine non abbiano, infine, scelto di voltarsi convenientemente dall’altra parte – magari per evitare di avvertire un senso d’impotenza davanti alla sorte di un uomo che, seppur ormai celebre, appariva loro comunque irraggiungibile, forse perfino altezzosamente distaccato. Come sarà anche nei riguardi di Moxie, premurosa assistente personale segretamente innamorata del suo capo, qui presentata come l’unica in grado di provare davvero empatia nei confronti di Epstein; solo per poi scoprirsi, nell’inevitabile tragedia finale, incapace di spezzare l’incantesimo che lo tiene prigioniero.

In tal senso, lo stile quasi claustrofobico che spesso la struttura della pagina e della «gabbia» grafica assumono nel corso della narrazione riesce a trasmettere perfettamente il senso di tragica ineluttabilità della vicenda di Brian – restituendo al lettore quel senso di costante smarrimento e disorientamento provato da Epstein durante quella che fu, in fondo, una vera guerra privata contro la propria, devastante solitudine: la sovrapposizione di molteplici vignette all’interno di una singola tavola e la scansione serrata della narrazione danno all’opera un senso di urgenza narrativa che ben si confà al ritmo accelerato della Beatlemania e al frenetico, instancabile lavoro svolto dal manager per i suoi ragazzi.

Allo stesso tempo, la graphic novel non disdegna l’accurata ricostruzione di un’epoca ormai leggendaria, riuscendo nell’ardua impresa di riprodurre un’atmosfera per molti versi inafferrabile, la cui energia e senso di crescente aspettativa risultano oggi quasi inconcepibili per chi non l’abbia vissuta in prima persona; i disegni curatissimi ed espressivi di Robinson e Baker, a cavallo tra stile realistico e grottesco, catturano alla perfezione quel senso d’ingenuità un po’ stuporosa ma irresistibilmente vivace che la caratterizzava. In questo la gamma dei colori riveste un ruolo molto importante, passando dalle tinte sgargianti che caratterizzano le sequenze più pittoresche alle sfumature dolenti e monocromatiche delle pagine più intimiste, nelle quali il dramma interiore di Epstein affiora in superficie con maggiore forza.

Così, se Il quinto Beatle colpisce in primis per l’altissima qualità del prodotto – una qualità che pervade sia l’aspetto grafico sia quello testuale – ciò che, a posteriori, più rimane nella mente e nel cuore del lettore è ben altro: ovvero, la struggente sensazione di perdita davanti al congedo prematuro di Epstein dal mondo, e una sorta di comunione e vicinanza con lui. Quasi come se Brian fosse per tutti noi divenuto, nel corso della lettura, un amico personale, qualcuno da difendere e della cui sorte preoccuparsi attivamente; e in fondo, non è possibile chiedere nulla di più a una graphic novel biografica davvero riuscita.