«Vogliamo mantenere il volo accessibile a tutti»

by azione azione
22 Luglio 2026

L’intervista: i viaggi aerei continuano a crescere, ma il settore deve affrontare grandi sfide. Incontriamo Jens Fehlinger, CEO di Swiss, a bordo del volo del mattino per Praga, sul nuovo fiore all’occhiello della compagnia: l’Airbus A350

Jens Fehlinger, siamo a 10mila metri di quota, sopra le nuvole. Oggi siede accanto a me e non nella cabina di pilotaggio. Le manca mai il volo?
La tentazione c’è ancora, e credo che non passerà mai del tutto. Ho iniziato come pilota e chi ha fatto parte di un equipaggio non perde mai completamente la passione per il volo. Oggi, però, la prospettiva è diversa: non sono più responsabile di un singolo aereo, ma dell’intera organizzazione che gli sta dietro e delle numerose decisioni che devono essere prese ogni giorno.

Quando ha capito che volare sarebbe stato più di un semplice hobby?
Già da bambino. Sono cresciuto vicino all’aeroporto di Francoforte e passavo il tempo a osservare gli aerei nel cielo. A un certo punto non mi bastava più guardarli: volevo capire come funzionavano, dalla tecnologia ai processi, fino all’interazione tra tutte le componenti. Per questo ho studiato ingegneria dei sistemi aeronautici. Ed è proprio ciò che mi affascina ancora oggi: il fatto che migliaia di piccoli ingranaggi debbano funzionare in perfetta armonia affinché un volo sia sicuro.

Se domani un pilota desse forfait, potrebbe sostituirlo?
Possiedo ancora la licenza e mi alleno regolarmente al simulatore. Al momento, tuttavia, altre responsabilità hanno la priorità e mi manca l’allenamento pratico necessario per volare. Mi piacerebbe però, un giorno, tornare ai comandi di un aereo Swiss, anche se non oso ancora fissare una data.

Passare dalla cabina di pilotaggio alla guida di una compagnia aerea non è un percorso professionale comune. Come è successo?
Oltre al volo, mi ha sempre interessato il sistema nel suo insieme. Ho assunto responsabilità in diversi progetti, accompagnato processi di riorganizzazione e, durante la pandemia, ho diretto la struttura di gestione delle crisi del Gruppo Lufthansa. Una carriera del genere non si pianifica a tavolino. Si è costruita nel tempo perché ho sempre accettato di assumermi nuove responsabilità.

Il mondo è diventato più incerto. Come si riflette questo sui piani di viaggio degli svizzeri?
Le persone prenotano con maggiore prudenza e spesso all’ultimo momento. L’Asia continua a registrare una domanda molto forte, in particolare l’India. Anche gli Stati Uniti stanno recuperando terreno dopo un periodo più moderato. In Europa, invece, Spagna, Portogallo e Grecia rimangono destinazioni molto amate.

Con il cambiamento climatico le estati diventano sempre più calde. Sempre più persone scelgono il Nord?
Destinazioni più fresche come la Svezia o la Norvegia stanno effettivamente guadagnando popolarità, ma non ancora ai livelli del Sud Europa. Monitoriamo costantemente le preferenze dei viaggiatori e adeguiamo la nostra offerta di conseguenza.

Qual è l’ultima destinazione entrata nella rete Swiss?
Bengaluru. È la nostra terza destinazione in India. Attualmente la domanda proviene soprattutto dal segmento business, ma il Paese sta crescendo anche come meta turistica. Stiamo inoltre valutando altre opportunità in Asia, anche se, per ovvi motivi concorrenziali, preferiamo mantenere il massimo riserbo sui piani futuri.

Quando una compagnia aerea decide di aprire una nuova rotta?
Dietro ogni nuova destinazione ci sono spesso anni di lavoro. Innanzitutto bisogna capire se esiste una domanda sufficiente. Analizziamo ricerche online, prenotazioni e flussi di viaggio esistenti. Poi entrano in gioco molti altri elementi: diritti di traffico, slot aeroportuali, disponibilità di aeromobili, equipaggi e integrazione nel network complessivo. Una nuova rotta viene lanciata solo quando tutti questi fattori si combinano nel modo giusto.

Se prendiamo sul serio gli obiettivi climatici, il trasporto aereo può continuare a crescere?
La sfida è evidente: volare genera emissioni di CO₂. Sarebbe sbagliato minimizzarlo. Per questo dobbiamo diventare più efficienti. Nuovi velivoli come l’A350 aiutano molto: consumano circa il 25 per cento di carburante in meno rispetto alle generazioni precedenti. Ma da soli non basteranno a risolvere il problema.

Che cosa serve allora?
Carburanti sostenibili, prodotti per esempio da biomassa o tramite idrogeno verde. La tecnologia esiste già, ma mancano i volumi necessari. Oggi questi carburanti possono costare fino a tre volte più del cherosene tradizionale. Per fare davvero la differenza devono diventare disponibili su larga scala e a prezzi competitivi. È una sfida che coinvolge non solo le compagnie aeree, ma l’intera filiera.

Oltre al clima, anche la geopolitica crea incertezza: guerre, spazi aerei chiusi, prezzi del petrolio in aumento. Quanto è diventato difficile gestire una compagnia aerea?
Molto più difficile rispetto a qualche anno fa. Dobbiamo reagire più spesso e modificare le rotte con rapidità. Sul fronte del carburante cerchiamo di creare stabilità acquistando a lungo termine e coprendo parte del rischio legato ai prezzi. Naturalmente anche questa strategia comporta dei rischi: se il mercato scende drasticamente, ci si può ritrovare ad averlo acquistato troppo caro. Una cosa è certa: senza carburante nessun aereo decolla. Oggi siamo ben preparati e possiamo dire che le vacanze estive sono garantite, ma la situazione resta delicata.

I costi del carburante, delle tasse aeroportuali e della sostenibilità aumentano. Quanto diventerà più caro volare?
Vogliamo mantenere il volo accessibile e cerchiamo quindi di assorbire il più possibile questi aumenti. Va detto che il nostro sistema tariffario non è cambiato: lavoriamo soprattutto sulla gestione delle disponibilità e dei prezzi nel tempo. Tuttavia, a lungo termine, non sarà possibile compensare integralmente ogni incremento dei costi.

Nel frattempo investite miliardi in nuovi aerei e in offerte premium. Perché puntate così tanto sulla fascia alta?
Il nostro obiettivo non è il lusso nel senso tradizionale del termine. Puntiamo piuttosto sulla qualità, sull’affidabilità e su un’esperienza di viaggio convincente in tutte le classi. Le persone continuano a voler viaggiare, anche tra le generazioni più giovani, e osserviamo una domanda molto ampia, soprattutto nei segmenti superiori. In questo momento è proprio la Premium Economy a registrare la crescita più forte.

Stiamo perdendo quota e tra poco atterreremo a Praga. Che cosa spera di non perdere mai come CEO?
La capacità di mantenere una visione d’insieme. Come pilota si impara che ogni volo è il risultato di un lavoro di squadra. È uno spirito che vorrei conservare. E vorrei continuare a rimanere vicino alle persone che, ogni giorno, contribuiscono a rendere i nostri voli sicuri e affidabili. Forse è anche per questo che mi piace ancora attraversare la cabina o distribuire personalmente gli immancabili cioccolatini Swiss.