Podcast: un progetto audio del Museo di Ligornetto trasforma le sculture in narrazione
L’idea è davvero buona: invece di limitarsi a produrre una semplice audioguida da ascoltare passeggiando tra le sale, il Museo Vincenzo Vela di Ligornetto ha scelto di realizzare una serie di podcast intitolata Vela a più voci, curata dalla giornalista culturale Emanuela Burgazzoli e dal sound designer Fabio Bosia e fruibile anche al di fuori degli spazi museali. Al centro di ogni episodio, della durata di una dozzina di minuti, vi è un’opera dell’artista, nato a Ligornetto nel 1820, raccontata con uno sguardo contemporaneo e non convenzionale e messa in dialogo con temi e sensibilità del presente.
Il primo episodio, per esempio, si concentra sull’altorilievo del 1882 Le vittime del lavoro, opera di Vela dedicata agli operai morti durante la costruzione del traforo ferroviario del San Gottardo. La sua monumentale versione in bronzo è ancora oggi collocata all’imboccatura del tunnel di Airolo ed è considerata uno dei primi monumenti europei dedicati alla classe operaia.
Il podcast, però, non racconta quest’opera attraverso lo sguardo di storici dell’arte o specialisti museali, ma sceglie di dare voce a chi, ancora oggi, può sentirsi interpellato da quelle figure scolpite: c’è Alessandro, operaio impegnato nell’attuale cantiere della seconda canna autostradale del Gottardo, che si identifica con i minatori raffigurati da Vela, e si domanda: «Chissà da dove veniva il minatore morto?». Una riflessione che ricorda come gli incidenti sul lavoro non appartengano soltanto al passato: se durante la costruzione del traforo ferroviario si contarono 199 vittime, anche la più recente galleria di base del Gottardo, inaugurata nel 2016, ha registrato nove decessi. «Una copia piccola di quest’opera dovrebbe stare sulla scrivania dei capi settore di tutte le ditte», afferma una delle persone intervistate.
Non un’audioguida, ma un racconto corale che legge le sculture di Vincenzo Vela attraverso le storie di chi le osserva oggi
Emergono poi le testimonianze di Gasaq, Xiaoping e Yusuf, migranti che riconoscono nell’opera, che raffigura quattro minatori stremati dalla fatica che trasportano il corpo senza vita di un compagno morto in galleria, un’immagine capace di risvegliare esperienze drammatiche vissute in prima persona. Trovano spazio anche le voci di Aldo, Massimo e Laura, abitanti di Airolo che convivono quotidianamente con il monumento, diventato parte del loro paesaggio e della loro memoria. A un certo punto prende parola persino Vincenzo Vela stesso, grazie alla voce dell’attore Matteo Carassini: l’attore reinterpreta brani degli scritti originali dello scultore, liberamente adattati e aggiornati dagli autori, accompagnando l’ascoltatore in una sorta di backstage immaginario della creazione dell’opera.
Il secondo episodio si focalizza invece sul possente Spartaco, raffigurato con le catene spezzate alle caviglie: un’opera oggi conservata nel patio del Palazzo Civico di Lugano, il cui modello in gesso è custodito al Museo Vela di Ligornetto. Attraverso le testimonianze di persone migranti, il podcast invita a riflettere su tutti quei paesi in cui libertà fondamentali e diritti civili continuano a essere negati. «Io vengo da un paese in cui non puoi davvero dire ciò che pensi, e per noi donne è ancora peggio», racconta una delle voci interpellate.
Ma il dialogo con l’opera non si limita a chi ha vissuto esperienze di oppressione politica o sociale. Anche Adriano, Eliana e Mattia, residenti di Ligornetto, si interrogano su quanto, ancora oggi, possiamo davvero considerarci liberi di essere ciò che siamo, persino in un contesto privilegiato come quello svizzero. In questo modo, lo Spartaco di Vela smette di essere soltanto una figura storica e diventa uno specchio attraverso cui interrogare il presente, mostrando come il messaggio di emancipazione dello scultore di Ligornetto possa ancora parlarci nella vita quotidiana.
Se l’idea alla base del progetto convince pienamente, e dimostra quanto il linguaggio del podcast sia particolarmente adatto a mettere in relazione passato e presente, la realizzazione e la scrittura potranno probabilmente trovare ulteriore forza nei prossimi episodi, affinando alcuni dettagli narrativi e formali. Nel complesso, Vela a più voci appare però già come un esperimento promettente: un modo intelligente di uscire dalla tradizionale mediazione museale per interrogare il presente a partire dalle opere di ieri. I primi due episodi sono già disponibili gratuitamente sul sito del museo (www.museo-vela.ch/podcast).
