Prada è salva e il recupero prosegue

by azione azione
15 Luglio 2026

Effettuati i primi interventi di risanamento, proseguono i progetti di valorizzazione a Prada, nucleo di case sulle alture di Ravecchia abbandonato nella prima metà del 1600

Nel 2016 eravamo stati a Prada, nucleo di case abbandonate sulle alture di Ravecchia, sopra Bellinzona. Un fazzoletto di terra abitato in età medioevale, tra il piano e la montagna, tra i terreni coltivati e i primi maggenghi. A distanza di dieci anni tutto è cambiato. La vegetazione, che stava soffocando e impossessandosi di tutto, è stata eliminata o contenuta. Gli edifici nella zona a nord della chiesa, che stavano crollando o erano crollati, sono stati messi in sicurezza o ricostruiti. L’area ha ripreso vita.

Fautrice di questa metamorfosi è stata la Fondazione Prada, nata nel 2016 su impulso dei Patriziati di Ravecchia, Bellinzona, Carasso e Daro, del Comune di Bellinzona, della Parrocchia di Ravecchia e dell’Associazione «Nümm da Prada». I primi interventi sono stati eseguiti tra il 2018 e il 2024 e hanno permesso d’arrestare il decadimento dell’antico villaggio, iniziando nel contempo un progetto di valorizzazione del comparto con degli interventi conservativi. Lavori approvati dall’Ufficio cantonale dei Beni culturali e sostenuti anche da Confederazione, Cantone, Città di Bellinzona e altri sostenitori.

La Fondazione Prada propone visite guidate alla chiesa e al villaggio, nonostante sia chiuso al pubblico per i lavori

Oltre ad eliminare la vegetazione, sono stati messi in sicurezza i nove stabili a nord-ovest del villaggio, che erano in uno stato «migliore» e formano oggi un piccolo nucleo. Dei provvedimenti importanti e onerosi, come racconta Pierluigi Piccaluga, vicepresidente della Fondazione: «La spesa per questa pima fase ha sfiorato il milione e mezzo e include alcuni costi imprevisti dovuti alle problematiche riscontrate nelle parti di muratura contro montagna nascoste dai detriti di crollo e dal materiale terroso franato all’interno degli edifici». La natura friabile del terreno ha richiesto la costruzione di muri di sostegno e altri interventi di consolidamento non preventivati, come la costruzione (dietro ai muri originali in pietra parzialmente smontati e rimontati) di muri in cemento armato con dispositivi per il drenaggio dell’acqua, così da rendere il tutto più stabile e sicuro. Seppur i lavori non siano ancora ultimati, il risultato oggi si vede ed è già possibile apprezzarlo.

Con la prima tappa ancora in corso, la Fondazione ha infatti iniziato a lavorare sulle successive, che sono entrate nella fase operativa quest’estate: «Si vuole innanzitutto continuare con il recupero, in particolare con il consolidamento dei muri e delle costruzioni non ancora toccate, ma si prevede anche un’ulteriore valorizzazione del paesaggio, così come l’allestimento di proposte culturali e didattiche per scuole e interessati», spiega Piccaluga. La fondazione propone per esempio già ora delle visite con delle guide formate, dove si possono approfondire alcuni aspetti a dipendenza degli interessi: «In questo modo è possibile visitare la chiesa e il villaggio, che attualmente è chiuso al pubblico per i lavori. Per permettere d’ammirare Prada è comunque stato creato un sentiero panoramico, che aggira la zona di cantiere e garantisce uno sguardo dall’alto su tutto il villaggio», precisa Piccaluga.

Un ulteriore progetto intende poi valorizzare quanto s’è potuto recuperare: è di fatto previsto l’allestimento, a partire dai resti di tre edifici ubicati ai lati del nucleo, di uno stabile per l’accoglienza dei visitatori che giungeranno Prada. Cá da Prada è il nome scelto dalla Fondazione per la nuova sede, che sorgerà dopo l’ottenimento dei permessi di costruzione e una volta ottenuto il capitale necessario, per il quale è prevista una nuova raccolta fondi. La casa vorrà ospitare, distribuiti su due piani, uno spazio espositivo, una sala per l’accoglienza, un deposito, una cucina e i servizi igienici. Una ricostruzione che seguirà delle direttive precise, come spiega Piccaluga: «Sarà realizzata in base alle informazioni raccolte dall’archeologo durante le fasi precedenti, ai sondaggi puntuali e alle analisi delle murature. Indagini che hanno consentito di determinare con precisione le quote di pavimenti, solai e coperture, così come la posizione delle aperture». Dei lavori sono infine previsti anche nel comparto antistante la chiesa, che fu salvata, con diversi interventi susseguitesi tra il 1974 e il 2009, dall’Associazione «Nümm da Prada» con il sostegno del patriziato di Ravecchia e di altri enti, pubblici e privati. Un’iniziativa che permise di salvare l’edificio con il suo campanile e, probabilmente, anche l’intera Prada.

Nel 1600 quasi 200 abitanti

Un punto fondamentale nei progetti allestiti dalla Fondazione Prada è la tutela del villaggio che, come stabilito nel 2019 dal Consiglio di Stato con l’approvazione della variante del Piano regolatore della Città di Bellinzona, beneficia dello status di bene culturale d’importanza cantonale.Abbandonato nella prima metà del 1600, il nucleo è una testimonianza di un passato ormai lontano. Non si sa con certezza quando s’insediarono i primi abitanti, ma in un documento d’archivio del 1381 si ritrova il nome del villaggio in riferimento a un cittadino di Ravecchia, il quale prese in affitto, dal Comune di Bellinzona, un appezzamento di terreno comprendente uno stabile con il tetto in piode sul monte di Prada. Agglomerato che non era un semplice gruppo di case, era qualcosa in più e lo dimostrano le circa quaranta famiglie stanziali, quindi quasi 200 abitanti, attestate nel 1583, quando Bellinzona ne contava poco più di mille. Si trattava di famiglie contadine che trovarono un territorio prezioso da sfruttare per produrre alimenti e foraggio. Il nome Prada, d’altronde, deriva proprio da prato e sui pendii, oltre ad allevare animali per il proprio sostentamento, si coltivavano miglio e segale, ma anche la vigna. Le famiglie riuscivano così a garantirsi, lassù a 577 metri di altitudine, un’esistenza altrettanto dignitosa di coloro che vivevano nel fondovalle.