Da Luini a Vela, passando per Serodine, Petrini e Kauffmann, la Pinacoteca Züst riunisce in un’unica esposizione molte collezioni pubbliche sparse nel nostro territorio
Ci sono mostre che nascono per celebrare un artista e altre, invece, che prendono forma attorno a un’idea. Arte dal XIV al XIX secolo nelle collezioni pubbliche ticinesi. Uno sguardo d’insieme, in corso alla Pinacoteca Züst di Rancate fino al 23 agosto 2026, appartiene decisamente alla seconda categoria. Il suo obiettivo non è semplicemente riunire opere importanti, ma offrire una lettura unitaria di un patrimonio normalmente diffuso nel territorio, fra archivi, musei ed edifici religiosi del Cantone.
L’operazione svolta dalla Pinacoteca Züst sembra avere anche un significato storico. A quasi cinquant’anni dalla mostra Presenze d’arte in Ticino dal XV al XVIII secolo, allestita nel 1979 a Villa Ciani, il Ticino torna infatti a proporre una ricognizione delle proprie collezioni pubbliche di arte, estendendo lo sguardo dal tardo Medioevo fino alla seconda metà dell’Ottocento. Un’occasione per riflettere non soltanto sulle opere, ma anche sul modo in cui si è formato il patrimonio artistico cantonale.
Il percorso riunisce nello stesso contesto circa cento opere, tra dipinti e sculture, che abitualmente si trovano in sedi diverse, permettendo di cogliere relazioni, continuità e differenze che difficilmente emergono osservandole separatamente, in particolare offre al visitatore la possibilità di ipotizzare confronti e individuare nuclei tematici solitamente solo teorici.
Tuttavia è proprio il carattere temporaneo della mostra a costituire uno dei suoi principali punti di forza: è fondamentale, infatti, che tale patrimonio rimanga quanto più possibile fruibile nel suo contesto di appartenenza, così come insegna la museografia contemporanea che incentiva la lettura delle opere entro il loro spazio culturale e fisico di provenienza. Questo si rivela utile anche per le comunità , che non devono essere private del loro patrimonio, elemento identitario essenziale.
Le prime fra le nove sale sono dedicate al tardo Medioevo e al Rinascimento, con opere di Bernardino Luini, Francesco Casella e Tommaso Rodari, che testimoniano il profondo legame tra il territorio ticinese e l’area lombarda. Il confine si configurava quale luogo di scambio, tanto che le vicende artistiche del Cantone risultano strettamente intrecciate con quelle dei territori circostanti. Si ribadisce anche in questa sede l’inesauribile intreccio delle migrazioni artistiche che interessano gli autori ticinesi.
Il Seicento trova due protagonisti in Giovanni Serodine e Pier Francesco Mola, figure centrali della pittura ticinese, affiancati da opere di Domenico Fetti, dei fiamminghi Joos de Momper e Salomon van Ruysdael e da importanti esempi della pittura lombarda. Fra le novità dell’esposizione è stata molto sottolineata la presenza di Madre mendicante con due bambini, recentemente entrata nelle collezioni della Pinacoteca grazie alla donazione della Fondazione Dr. Joseph Scholz. Attribuita al cosiddetto anonimo Maestro della tela jeans – così chiamato per aver dipinto i suoi personaggi con indosso quel tessuto che incrocia trama indaco e ordito bianco – l’opera appartiene al filone della «pittura della realtà », che nel Seicento rivolse l’attenzione ai ceti popolari e agli emarginati con uno sguardo diretto e privo di idealizzazioni.
Il percorso prosegue con il Settecento di Giuseppe Antonio Petrini, Carlo Innocenzo Carloni e Angelika Kauffmann, fino all’Ottocento, rappresentato da artisti come Vela, Ciseri e Bossoli. Più che costruire una successione di capolavori, la mostra restituisce il profilo di una storia artistica complessa, caratterizzata dalla continua circolazione e reinvenzione di modelli, dall’incrocio fra esigenze della committenza e linguaggi in viaggio fra centri e periferie dell’arte. Si termina con un’indagine dedicata alla pittura dell’Ottocento, con presenze di Paolo Troubetzkoy e Mosè Bianchi.
Accanto alla dimensione storico-artistica, la mostra propone anche una riflessione sulla storia delle istituzioni museali cantonali. Gli organizzatori ricordano come la complessa articolazione del panorama museale ticinese attuale derivi dall’assenza di un iniziale approccio unitario, conseguenza del localismo che ha caratterizzato per tutto il Novecento la politica cantonale. Ne è derivato un sistema costruito nel tempo soprattutto grazie a donazioni, lasciti e iniziative promosse da singole realtà locali, che hanno dato vita a istituzioni spesso sviluppatesi in modo autonomo.
In questo senso, la mostra Uno sguardo d’insieme accompagna la Pinacoteca Züst verso il progetto di ristrutturazione e ampliamento previsto nei prossimi anni e invita a considerare il patrimonio pubblico ticinese come una risorsa condivisa, da valorizzare attraverso una visione sempre più coordinata. In questo senso sarebbe importante pensare a come comunicare il patrimonio anche fuori dal museo, con strumenti nuovi in grado di coinvolgere pubblici più ampi. Il patrimonio culturale vive nei fili, nei legami che si creano fra persone, opere e luoghi, nelle narrazioni che li coinvolgono. Queste connessioni vanno tenute in vita, rinnovandole di fronte alla prova della contemporaneità .
La mostra non è solo un’occasione per rivedere opere note o scoprirne altre meno conosciute. È un invito a osservare l’arte del Ticino come parte di una storia comune, che attraversa secoli, istituzioni e territori, e che trova proprio nel dialogo integrato la sua chiave di lettura più convincente. Un passaggio ulteriore potrebbe essere aiutare i visitatori in una lettura contestualizzata di questo patrimonio, che permetta alle comunità di riferimento – prime depositarie di queste opere – di leggerle in relazione ai propri luoghi d’affezione, alle proprie storie e alle proprie tradizioni.
