Una Medea tra le stelle

by azione azione
8 Luglio 2026

Fumetti: nella graphic novel di Rita Petruccioli il mito classico si trasforma in una riflessione sull’emarginazione

Principessa, maga, straniera, infanticida: Medea nel fumetto di Rita Petruccioli è tutto questo, e in più anche avventuriera spaziale. L’autrice ambienta infatti la sua Medea nella fantascienza: Corinto, invece che una città, diventa un pianeta. A parte però i vestiti di foggia insolita e qualche congegno tecnologico, l’ambientazione spaziale si sente poco: il vantaggio principale è staccare il racconto dalle versioni precedenti, che partono dalla Grecia Antica e continuano con una lunga serie di autori, per rendere il fumetto più libero di riprendere o no certe interpretazioni o episodi.

Un altro beneficio dell’ambientazione è la maggiore arbitrarietà concessa alla colorazione, giustificando le molte tinte inusuali. Il colore è uno degli aspetti più affascinanti del volume. Anzitutto sono pochi – blu e alcune tonalità di azzurro, giallo e arancione – e poi sono esibiti in campiture omogenee spesso senza contorni, forme sinuose e nitide.

Raramente, e con saturazioni poco appariscenti, le pagine si avventurano al di fuori di questa combinazione composta, in termini tecnici, da un’armonia di colori complementari doppi. Con un’eccezione importante: il rosso, squillante e dirompente, che dipinge i vestiti dell’aristocrazia, i marchi d’infamia sugli emarginati, e il sangue sgorgato dalla violenza.

Il fulcro del mito rimane lo stesso attraverso tutte le riletture: la discordia, tra una donna straniera e la comunità locale che irretisce il marito, sfocia nell’assassinio dei figli per vendetta. Tra i predecessori di Rita Petruccioli, quelli più presenti sono l’inevitabile Euripide e la Medea vittima di calunnie di Christa Wolf. Ma a queste versioni l’artista unisce innumerevoli altri riferimenti (molti, citati a fine volume, provengono anche dalla cultura pop), ottenendo un’altissima densità stratificata di letture possibili.

Si riconosce Medea, ma la si scopre ad attraversare una storia in cui gli episodi noti si legano tra loro in modo inaspettato, combinati insieme a vicende d’ideazione originale con evidenti richiami ai temi di dibattito nella nostra attualità.

Medea qui è un personaggio positivo, che cerca verità e giustizia a costo di infastidire la suscettibile élite al potere, da cui è appena tollerata grazie alla sua utile magia curativa. Si muove tra connazionali profughe, cittadini bisognosi ma sospettosi, emarginati, aristocrazia con un passato oscuro ben nascosto, un marito troppo ambizioso, antiche ribelli sopraffatte e spente.

Medea, lo sposo Giasone, la principessa Glauce, il re Creonte, e i numerosi personaggi meno classici, si relazionano tutti con il potere politico che plasma le loro vite, mostrando tutte le sfumature di come si può esserne complice e vittima allo stesso tempo.

I temi si intrecciano tra loro, a volte indissolubili: la paura del diverso, i capri espiatori, il sostegno reciproco tra minoranze, la disumanizzazione, la servilità verso i potenti nel tentativo di accedere a uno status più alto, il controllo, la perdita di privilegi, l’omertà e la mostrificazione interiorizzata. Medea spicca per il coraggio di offrire empatia inesauribile e la caparbietà di perseguire la propria etica, ma a volte queste qualità sconfinano nell’avventatezza. Alla fine la protagonista si ritrova ad affrontare da sola le battaglie più cruciali a causa delle proprie scelte che l’hanno isolata da tutti.

Nemmeno Medea può sottrarsi alla tragedia del proprio mito. Ma nemmeno la tragedia impedisce alla resistenza di rifiorire paziente e determinata.