La scrittura giornalistica come spazio politico

by azione azione
8 Luglio 2026

Gli articoli di Alba De Céspedes raccolti da Olga Campofreda raccontano la storia della nostra società «dalla parte di lei»

Vorrei trascorrere una domenica da uomo. Scritti sulle donne e il loro ruolo nella società uscito da poco per Mondadori e per le cure della ricercatrice e autrice Olga Campofreda è una raccolta che riunisce per la prima volta una parte consistente dei contributi di natura principalmente giornalistica della scrittrice italo-cubana Alba De Céspedes. Un volume che in un certo senso ci riporta «lì dove tutto è iniziato», poiché è su un giornale che De Céspedes pubblica, nel 1934, il primo racconto, ed è anche attraverso il giornalismo che l’autrice trova la propria voce e la propria, difesissima, indipendenza.

Quando nel 2022 l’immagine dell’iceberg delle autrici italiane del Novecento, curato dal collettivo Mis(s)conosciute e dall’illustratrice Virginia Taroni, ha fatto il giro delle piattaforme social approdando all’interno di librerie, spazi culturali e accademici, Alba De Céspedes non risultava tra le fortunate emerse, ossia tra le autrici maggiormente studiate e conosciute nel panorama contemporaneo, a dispetto del grande successo avuto in vita, confermato anche dall’enorme diffusione in traduzione che ebbero molte delle sue opere. Anche De Céspedes, come ricorda la curatrice nell’introduzione alla raccolta, ha dovuto attendere il famoso «effetto Ferrante», ossia la spinta a rileggere e anche ripubblicare opere di voci di donne del Novecento italiano sulla scorta del successo della saga di Elena Ferrante.

Alle nostre latitudini, nel merito degli studi sulle donne nell’editoria, recentemente il nome dell’autrice italo-cubana è stato messo in luce nel contesto di una pubblicazione della ricercatrice Miriam Nicoli, dedicato alle lettere ritrovate tra la scrittrice e la direttrice della biblioteca cantonale di Lugano Adriana Ramelli.

L’operazione dunque, per chi sulla scorta di pubblicazioni precedenti già conosce l’opera dell’autrice, arricchisce e completa il suo profilo, poiché permette di osservare e anche di comprendere i piani di lavoro diversi, eppure dialoganti, sui quali De Céspedes è stata impegnata nell’arco di tutta la sua carriera. Ci si immagina una scrivania decespediana in cui accanto ai fogli e agli appunti – rigorosamente scritti a mano – che sarebbero andati a formare le pagine dei suoi romanzi si trovino le lettere dei lettori e delle lettrici della rubrica Dalla parte di lei, insieme alle bozze delle risposte; sparsi su quel tavolo anche i dattiloscritti di articoli giornalistici o le minute di riflessioni che poi sarebbero apparse sulle pagine di «Mercurio», di «Epoca» o di altre testate. Per chi invece ancora non ha avuto tra le mani uno dei romanzi dell’autrice, come Nessuno torna indietro (1938) o Quaderno proibito (1952), la raccolta costituisce un’intrigante porta d’accesso alla lettura.

Il volume consente di attraversare per nuclei tematici le riflessioni di un’autrice che ha segnato il Novecento letterario non solo con la sua produzione letteraria, ma anche per il suo contributo intellettuale al dibattito del tempo, in particolare legato all’emancipazione della donna.

Gli scritti giornalistici, condensati principalmente tra gli anni Cinquanta e Sessanta, rappresentano infatti per De Cespedes uno spazio politico di libertà. Come puntuale osservatrice della sua epoca l’autrice pone al centro di molte sue riflessioni la questione del lavoro, sia nella difesa della legittimità del lavoro culturale, sia nella difesa del lavoro domestico e nella lotta per la parità di genere: sono ricorrenti, nel corso degli anni, gli interventi giornalistici che vertono sulla necessità d’indipendenza della donna, a dispetto di una società che, pur essendosi lasciata alle spalle il fascismo, ancora la vorrebbe «regina del focolare». Nel pieno dei dibattiti sulla possibilità delle donne di esercitare la professione di magistrate, oppure nel sostegno alla legge sul divorzio, De Céspedes interviene portando la propria competenza e sensibilità.

Intercettando molte delle istanze proprie del femminismo l’autrice dedica delle pagine acute e puntuali al «delitto d’orgoglio» – quello che oggi abbiamo imparato a chiamare femminicidio – o allo sguardo maschile sul corpo femminile, come fa in uno sferzante, e quantomai attuale, articolo intitolato I pappagalli e le straniere: una sorta di resoconto di vacanza romana, costellato di catcalling.

Ancora più evidente dell’attenzione data alle istanze del suo presente – citando Puskin De Céspedes rivendica l’importanza di «descrivere gli avvenimenti contemporanei affinché in futuro si sappia come riferirsi a noi» – è la sezione del libro dedicata alle lettere della rubrica Dalla parte di lei (1952-1958) una delle più curiose, dense e ironiche del volume, in cui la scrittrice dialoga con un fedele pubblico lettore, spesso in prevalenza maschile. È evidente come l’amore diventi una questione politica, e l’aneddoto privato, relativo a una delusione amorosa o a un conflitto di coppia, si faccia subito pretesto per riflettere più ad ampio raggio su dogmi e convinzioni; l’autrice stessa ribadisce in una lettera come non si tratti mai di un problema «soltanto sentimentale […] ridicolo o banale» ma di un «problema grave, un conflitto umano o sociale» che «tratta dello scontro tra i nostri principi, i nostri doveri e la nostra coscienza, la nostra educazione, e il nostri desideri, le nostre più segrete aspirazioni».

Chiude il volume, in appendice, una vasta e densa intervista – ormai divenuta introvabile – tra l’autrice e la ricercatrice Piera Carroli, che Campofreda ha il merito di aver reso finalmente disponibile al pubblico.