IVA più alta per AVS e militare: il conto lo pagano i cittadini

by azione azione
1 Luglio 2026

Negli ultimi dieci anni (2015–2025) tutti gli Stati dell’Ue hanno affrontato difficoltà finanziarie, più gravi in Grecia, Italia e Francia, un po’ più contenute in Portogallo. Di conseguenza, quasi ovunque il rapporto debito/Pil è aumentato. Il trattato di Maastricht fissava un limite del 60%, ma nella Zona Euro l’indebitamento, dopo un lieve calo tra il 2015 e il 2019, è schizzato verso il 100% durante il Covid (2020–2021). Oggi la media dell’area si colloca attorno all’88%. Vi sono naturalmente Stati – come la Grecia (circa 151%), l’Italia (138%) e la Francia (116%) – che hanno valori superiori a questa media e Stati, invece, come l’Estonia (23%), il Lussemburgo (25%) e la Bulgaria (26–30%) che godono di una situazione nettamente migliore. Gli Stati europei si sono indebitati perché spendono più di quanto incassino e nessuno di loro vuole aumentare le imposte. E la Svizzera? La quota di indebitamento del nostro Stato era nel 2024 pari al 24,5%, un valore quindi basso se confrontato con il valore medio della quota di indebitamento della Zona Euro. Ma le nostre autorità valutano l’evoluzione dell’indebitamento non paragonandola con quella di altri Stati, ma tenendo conto della rapidità con la quale tende a crescere. Dal profilo della storia delle finanze pubbliche del nostro Paese, il periodo peggiore in materia di evoluzione del debito pubblico è stato l’ultimo decennio del passato secolo.

Il freno all’indebitamento

Ricordiamo, per fare un esempio, che nel 1998 il rapporto tra debito pubblico della Confederazione e Pil raggiunse una quota per noi impressionante pari al 51,6%. Per contrastare l’ascesa di questo rapporto venne introdotto, nel 2003, il freno all’indebitamento. Si tratta di uno strumento ancorato nella Costituzione che impone alla Svizzera di raggiungere l’equilibrio tra risorse finanziarie e spesa nell’arco del ciclo congiunturale evitando quindi di cadere nella trappola dell’indebitamento strutturale nella quale si trovano oggi le finanze del Canton Ticino. Con il freno all’indebitamento il valore del rapporto tra debito pubblico e Pil si è ridotto, nel corso degli ultimi decenni, di più della metà. Purtroppo per quel che riguarda l’equilibrio delle finanze pubbliche non c’è mai tempo per stare sugli allori. Oggi, è vero, la situazione finanziaria della Confederazione è sana. Ma potrebbe peggiorare rapidamente perché nel prossimo futuro i suoi impegni finanziari tenderanno a salire. A creare preoccupazioni sono in particolare l’evoluzione della spesa per le assicurazioni sociali, in particolare l’AVS, e quella delle spese militari. Entrambe dovrebbero aumentare rapidamente nel corso dei prossimi anni. Di come finanziare questo aumento si discute a Berna da almeno un paio d’anni.

Siccome non può ricorrere all’aumento del debito pubblico, la Confederazione deve trovare il modo di far crescere le sue risorse. Durante la sessione che si è appena conclusa le Camere hanno deciso di finanziare la tredicesima AVS con 1,5 miliardi attraverso un aumento del contributo sui salari e 1,4 miliardi con un innalzamento di 0,4 punti del tasso normale dell’IVA. Attenzione però: si tratta solo di un primo passo, il più urgente. Non è infatti detto che queste misure riescano a stabilizzare il finanziamento dell’AVS a lungo termine. Se ciò non capitasse, il Consiglio federale prevede, nel progetto AVS2030, ora in consultazione, che il tasso dell’IVA venga aumentato dello 0,7%.

In alto mare

Ancora in alto mare è invece la soluzione per il finanziamento dell’aumento delle spese militari. Fino al 2038 si tratterebbe di trovare 38 miliardi, con un aumento annuale della spesa intorno ai 3 miliardi. Con questo aumento la quota della spesa militare nel Pil toccherebbe l’1%, restando lontana dal livello che sembrano perseguire i Paesi Nato (5%). Per finanziare l’aumento della spesa per il militare il Consiglio federale prevede, sempre per evitare un incremento del debito pubblico, di alzare il tasso dell’IVA dello 0,8%. Sommando tutti gli aumenti proposti arriveremo quindi, per la fine di questo decennio, a un’IVA del 9,6%. Il 10% che, al momento dell’introduzione di questa tassa, sembrava un limite insuperabile, non è più lontano. Così, tra un paio di anni, quando andremo a cena al ristorante pagheremo non solo un 10% di mancia per il servizio al tavolo ma, per evitare l’aumento del debito della Confederazione, anche un 10% di IVA.