L’avvocato ticinese racconta mezzo secolo di inchieste finanziarie a cavallo della frontiera in una serie di podcast di Danilo De Biaso prodotta dalla RAI
Gli uomini passano, il denaro resta. È su questa intuizione che si basava la strategia investigativa «follow the money» teorizzata da Giovanni Falcone: per colpire efficacemente la criminalità organizzata, sosteneva il magistrato italiano ucciso da Cosa Nostra, era fondamentale seguirne le tracce contabili. E quando si segue il denaro illecito, non di rado si arriva a Lugano. Negli anni, la città sul Ceresio è stata attraversata dai capitali criminali di mezzo mondo, diventando uno snodo sensibile dei flussi finanziari internazionali.
Il podcast è il frutto di una lunga collaborazione tra Bernasconi e de Biaso nel contesto del Festival dei diritti umani
«Follow the money» è però anche il titolo di un podcast appena uscito su RaiPlay Sound dedicato all’ex procuratore e oggi avvocato Paolo Bernasconi. Classe 1943, dopo gli studi all’Università di Berna ha esercitato dal 1969 al 1985 la funzione di procuratore pubblico a Lugano. Per un giovane magistrato in Ticino, in quegli anni, è facile immaginare che non ci fosse il tempo per annoiarsi. Nel corso delle sei puntate, pubblicate in occasione dell’anniversario della strage di Capaci sulla piattaforma audio RaiPlay Sound, accessibile previa registrazione anche dalla Svizzera, si ripercorre l’attività del procuratore attraverso mezzo secolo di storia giudiziaria a cavallo tra Svizzera e Italia. «Io avrei voluto intitolarlo Follow i danee, un titolo che mi divertiva molto di più, ma poi la produzione ha preferito la versione originale», racconta Danilo De Biaso, giornalista, già direttore di Radio Popolare e autore dell’audio-documentario. Si tratta, come recita il sottotitolo, di un «podcast di confine»: tra Svizzera e Italia, innanzitutto, ma anche tra legalità e illegalità. Frontiere che non sono mai state un ostacolo per i furfanti, mentre lo sono per i magistrati, costretti a muoversi tra due sistemi legislativi differenti e, talvolta, ad agire anche «al limite» del protocollo. «Un confine poroso, specialmente per i soldi, tra Milano, capitale del boom economico italiano, e il braccio finanziario che era Lugano», come lo descrive Bernasconi stesso in uno degli episodi.
Stupisce che sia stata la RAI, dunque una produzione italiana, a occuparsi di un magistrato svizzero. Forse a ciò può contribuire anche la difficoltà di reperire fondi per questo tipo di narrazione alle nostre latitudini e il fatto che la RSI non abbia ancora sviluppato una modalità di produzione stabile per i podcast, nonostante il crescente interesse del pubblico. Dice l’autore: «Il crime va di moda, ma questo non è naturalmente un podcast crime: è piuttosto una biografia, anche se contiene molta inchiesta giudiziaria».
Danilo De Biaso, oggi attivo nella galassia dei Festival dei Diritti Umani di cui anche Paolo Bernasconi fa parte, racconta di un rapporto di vicinanza con l’avvocato, costruito in anni di collaborazione e conoscenza. «Bernasconi ha una memoria straordinaria di cose che gli sono successe nel corso della carriera, e non vorrei dire che le minimizza, ma ne parla quasi come fossero quotidianità.» La competenza, ma anche l’ironia dell’ex procuratore rendono il racconto, costruito attraverso sei lunghe interviste, appassionante. «Ho percepito che spesso Bernasconi fosse “un uomo solo”, che poteva fidarsi solo di pochi collaboratori, caratteristica di tanti altri magistrati. Quando tocchi nervi scoperti davvero importanti, dal punto di vista delle istituzioni e della finanza, davvero ti devi guardare le spalle.»
Raccontare la vicenda professionale dell’avvocato, oggi ottantaduenne, permette anche di riflettere sulla nostra storia recente. Quella di una Lugano che, anche grazie all’apertura della ferrovia del Gottardo, si trasforma rapidamente da borgo di pescatori in una piazza finanziaria verso cui convergono enormi flussi di denaro, alimentati dal boom economico e attratti dal segreto bancario di una Svizzera che, per molti, «lava più bianco». I camion carichi d’oro e le sigarette di contrabbando prendono il posto dei leggendari «spalloni», il tutto mentre il Ticino diventa piazza finanziaria e snodo strategico dell’oro globale. In questo contesto nasce anche la collaborazione tra Bernasconi e Giovanni Falcone, un rapporto professionale destinato presto a trasformarsi in amicizia. Organizzazioni criminali, faccendieri e truffatori devono allora escogitare nuovi metodi per sfuggire alle attenzioni delle autorità.
La Svizzera durante gli «anni di piombo» diventa rifugio per terroristi rossi e neri, ma anche crocevia del traffico d’armi, custodite con sorprendente leggerezza nelle casermette militari nei boschi o acquistabili con relativa facilità nei negozi, e luogo privilegiato per il riciclaggio di denaro sporco. Si parla di traffici internazionali di stupefacenti e dei gangli elvetici della Pizza Connection. Si susseguono poi la stagione dei rapimenti, le cui conseguenze toccano anche la Svizzera, l’inchiesta Mani Pulite, i grandi crac finanziari che scuotono i mercati europei, le banche «too big to fail», ma anche «too big to jail», fino ad arrivare a uno degli strumenti prediletti di una criminalità al passo con i tempi: le criptovalute, che sembrano aver trovato proprio a Lugano un nuovo porto sicuro.
Un elenco che dà quasi le vertigini per la densità di eventi giudiziari, politici e finanziari che attraversano la carriera dell’avvocato Paolo Bernasconi e che, in controluce, raccontano mezzo secolo di storia di frontiera tra Svizzera e Italia.
