Gli attacchi a lunga distanza colpiscono raffinerie, aeroporti e città a migliaia di chilometri dal fronte, costringendo Mosca a rafforzare la difesa antiaerea e a riconoscere che la guerra non è più qualcosa di lontano
«I lavori del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (3-6 giugno) sono stati aperti dal suo ospite più autorevole Robert Brovdi»: la battuta di Vitaly Ruvinsky, il direttore del sito di Echo, quel che resta in esilio della storica radio indipendente «Eco di Mosca», non suona nemmeno come uno scherzo. Brovdi – comandante delle Forze senza pilota dell’esercito ucraino – ovviamente non aveva messo piede in Russia: è rimasto in Ucraina, nella centrale segreta del suo punto di comando sotterraneo, da dove, come ha detto di recente alla Bbc, gestisce «la più massiccia uccisione del nemico della storia».
Da conflitto d’altri tempi a scontro all’avanguardia
A inaugurare i lavori del Forum, la «Davos russa» che per anni è stata la vetrina economica del regime di Vladimir Putin, sono stati i suoi droni, che hanno colpito una nave nel porto militare e il deposito di carburante a Kronstadt, la storica base della flotta russa sul Baltico, alle porte di Pietroburgo. La colonna di fumo che si è levata sopra la città era impossibile da non vedere, rovinando completamente l’impatto d’immagine delle bandiere che sventolavano e delle delegazioni che arrivavano nella città natale del presidente russo. Una data e un bersaglio chiaramente scelti con l’intenzione di colpire il morale dei russi, obiettivo che Brovdi ritiene importante quanto le installazioni militari.
Gli «uccellini», come vengono chiamati i droni al fronte, stanno rivoluzionando completamente la guerra, entrata nel suo quinto anno. Sulla linea di contatto nel Donbass l’avanzata russa si è praticamente fermata da settimane, e diversi «inviati di guerra», i propagandisti militari russi, parlano di una «kill zone» larga ormai 20 e a volte anche 30 chilometri, dove qualunque cosa che si muove viene immediatamente intercettata e annientata. L’unico modo di infiltrarsi in territorio ucraino per i russi è quello di utilizzare piccoli gruppi di 3-4 soldati, che non riescono a cambiare la situazione sul terreno. I droni non si fanno sfuggire letteralmente nulla: ci sono i velivoli di ricognizione, quelli kamikaze con carica esplosiva compatta, gli intercettori che vanno a bloccare i droni del nemico, e i temibili Baba-Yaga, come li chiamano i russi ispirandosi al nome della potente strega dall’aspetto spaventoso (del resto, nella nomenclatura degli ucraini hanno un nome altrettanto inquietante, Vampire), i bombardieri pesanti che sganciano bombe termiche fino a 20 chilogrammi, che inceneriscono letteralmente le vittime.
Ma, soprattutto, i droni ucraini ora colpiscono a migliaia di chilometri di distanza, e lo fanno apparentemente con molta più precisione dei Geran russi, una versione nemmeno molto modificata degli Shahed di produzione iraniana scagliati a sciami contro le città ucraine fin dal 2022. Ormai non passa praticamente giorno senza che nel cuore della Russia – a Mosca, a Pietroburgo, sul Mar Nero, negli Urali, sul Volga – non si levino colonne di fumo sopra le raffinerie, le fabbriche militari e gli aeroporti colpiti. Il corso della guerra si è ribaltato, come la sua percezione all’esterno: ora è la Russia a temere gli attacchi, come si è visto anche quando Putin ha dovuto rivolgersi a Donald Trump per avere le garanzie che i droni ucraini non avrebbero rovinato la sua parata in piazza Rossa, il 9 maggio scorso. E mentre in diverse città russe si comincia a razionare la benzina, a Mosca gli abitanti osservano attoniti l’installazione di nuove batterie della contraerea in pieno centro, che rendono impossibile fingere che la guerra sia qualcosa di lontano e innocu
Una rivoluzione senza eguali
Ovviamente anche i russi possiedono i droni, e ne lanciano anzi centinaia quasi ogni notte contro le città ucraine. Ma gli stessi esperti militari del Cremlino riconoscono che la rivoluzione dei velivoli senza pilota ucraina non ha eguali, per quantità , varietà ed efficienza. Kiev ha scommesso sulla tecnologia per ovviare a quella che era diventata la sua vulnerabilità più evidente: la mancanza di uomini, rispetto alla riserva umana apparentemente inesauribile che la Russia continuava a scagliare contro le linee di difesa ucraine. In pochi mesi, quello che era un conflitto d’altri tempi che molti osservatori paragonavano al tritacarne della Prima guerra mondiale, si è trasformato in uno scontro all’avanguardia che fa capire come saranno le guerre del futuro: controllate da uno joystick, come un videogame, da un comodo rifugio con aria condizionata e macchinette del caffè. Le Forze senza pilota ucraine rappresentano numericamente solo il 2% delle truppe di Kiev, ma portano a casa un terzo dei bersagli colpiti.
L’industria bellica russo-sovietica è lentaÂ
Gli autori di questa rivoluzione che viene già studiata nelle accademie militari si chiamano Robert Brovdi – 51enne ungherese etnico dal nome in codice Magyar, che prima dell’invasione russa era un grosso imprenditore con la passione per l’arte, e che in pochi anni ha scalato le gerarchie militari da volontario della difesa territoriale a capo delle Forze senza pilota – e Mykhailo Fyodorov, 35enne ministro passato alla Difesa dalla poltrona del ministero della Digitalizzazione, l’inventore dell’efficientissimo e-government di Volodymyr Zelensky. Ma la vera forza dell’Ucraina è un sistema industriale di piccole imprese spesso familiari che progettano e assemblano i droni quasi nel cortile di casa, in una concorrenza feroce che permette di evidenziare subito i modelli più riusciti, e a riprodurli su larga scala.
È stato proprio questo modello ad essersi guadagnato, qualche mese fa, il sarcasmo dell’amministratore delegato del gigante industriale tedesco Rheinmetall Armin Papperger, che aveva preso in giro le «casalinghe ucraine che usano la stampante in 3D come se giocassero a Lego». Zelensky aveva immediatamente replicato che «una massaia ucraina può anche dirigere la Rheinmetall», che peraltro sta inaugurando il quarto impianto di produzione congiunto con gli ucraini. Intanto, perfino gli stessi esperti militari russi riconoscono che il ritardo tecnologico di Mosca nella guerra dei droni sia dovuto proprio al gigantismo burocratico dell’industria bellica russo-sovietica, troppo lenta per una guerra che viene inventata sul momento.
