Lavorare a stretto contatto con la natura

by azione azione
10 Giugno 2026

L’agricoltore Urban Dörig è passato dall’agricoltura intensiva a quella biologica

Dal bosco giunge il suono di un corno delle Alpi, accompagnato dal cinguettio delle allodole. I campi e i pascoli di Nadine e Urban Dörig si estendono per oltre 100 ettari su un terreno pianeggiante fino al Reno. Un tempo questi terreni erano dell’ex monastero di St. Katharinental a Diessenhofen.

Il contadino bio 52enne indica i suoi terreni dove, oltre ai pascoli, si coltivano patate, carote, frumento, avena, barbabietole da zucchero, mais e girasoli. Il suo entusiasmo per la natura si sente subito. «Qui abbiamo 100 ettari di impianti solari naturali». Un altro modo per dire che le piante sfruttano l’energia del sole per la fotosintesi, trasferendo così il carbonio dall’aria al suolo. Il suolo da parte sua agisce come una batteria che accumula sostanze nutritive.

Queste, a loro volta garantiscono che le migliaia di organismi presenti nel suolo siano ben nutriti. Sono loro che rendono più morbido il terreno, affinché possa assorbire e conservare meglio l’acqua piovana. «In un cucchiaio di terra si trovano più microorganismi di quanti esseri umani vi sono sulla terra», spiega Dörig.

Il segreto per un terreno sano consiste soprattutto nel mantenere i campi il più possibile ricoperti di vegetazione. Foglie e erba offrono ombra, mantengono umido il suolo e ne impediscono il surriscaldamento. Per questo motivo, quando Dörig semina grano o avena, pianta contemporaneamente anche erba e trifoglio come sottosemina. Quando il grano viene trebbiato, non resta un campo di stoppie giallo e secco, ma c’è già un prato pronto, che cresce rapidamente e in cui Dörig fa pascolare le sue vacche.

Le vacche fanno parte del ciclo naturale
La mandria dei Dörig conta 17 vacche Angus, 17 vitellini e un imponente toro: un ingranaggio importante nel meccanismo di un terreno fertile. Mentre pascolano, le bestie calpestano parte delle piante, facendo così penetrare nel terreno importanti sostanze nutritive. E, attraverso i loro escrementi, spargono direttamente il concime. Tutte le superfici fertili di questa terra sono state create dai ruminanti, afferma Dörig. «Dovremmo prestare più attenzione al loro contributo ai terreni fertili, evitando di ridurne la funzione al metano, al latte o alla carne».

La fattoria St. Katharinental non ha una stalla. In primavera e in autunno la mandria vive all’aperto 24/7. Quando in estate fa troppo caldo per le bestie, Dörig le trasporta in Engadina, a Muottas Muragl, dove per tre mesi pascolano sui prati alpini. Nei mesi più freddi vanno a stare nella stalla di un’azienda partner.

Più spazio alla natura
Le vacche accompagnano da sempre Dörig, che è cresciuto in un piccolo caseificio con altri cinque fratelli. Al termine della formazione di agricoltore ha girato il mondo, lavorando tra le altre cose anche in una enorme farm nel South Dakota. Al suo ritorno ha rilevato l’azienda di famiglia, che era però troppo piccola per garantirgli un sostentamento. Così, quando nel 2010 si è presentata a Dörig l’opportunità di prendere in affitto la St. Katharinental nel Canton Turgovia, ha affittato la sua azienda a un vicino.

All’epoca i Dörig praticavano ancora un’agricoltura intensiva. «Mi vedevo come un epicentro che doveva controllare tutto», racconta Dörig. In altre parole, non appena appariva un insetto indesiderato a minacciare il raccolto, ricorreva all’insetticida, e se una pianta era denutrita, la concimava. Oggi Dörig è un contadino diverso. «So mettermi in disparte e lasciare lavorare la natura», anche perché «essa si muove» secondo dei processi logici. Quando una pianta di barbabietola da zucchero ha un livello di nitrati troppo alto, compaiono gli afidi, che a loro volta potrebbero essere eliminati in modo naturale dalle coccinelle. L’importante è creare i migliori presupposti affinché la natura possa fare il suo corso. Ad esempio, con strisce di terreno incolto fiorito a intervalli regolari nei campi. Lì vivono insetti utili come coccinelle, sirfidi, api e farfalle.

Una nuova visione grazie a un corso
Un corso di base sull’agricoltura rigenerativa frequentato da Dörig dieci anni fa lo ha portato al cambiamento, sebbene all’inizio fosse scettico. Da quel giorno, però, la questione non gli è più uscita dalla testa, e dunque si è documentato a fondo, guardando video e leggendo molto al riguardo. All’improvviso la consapevolezza: di più non significa sempre meglio. Su una medesima superficie Dörig avrebbe potuto coltivare un secondo raccolto di patate e, forse, nel breve periodo avrebbe forse guadagnato di più. « Attraverso una copertura vegetale variegata il terreno può rigenerarsi, e al raccolto successivo sarà più fertile, offrendo una resa maggiore».

La crescente comprensione delle ampie relazioni presenti in natura, ha permesso a Dörig di prendere la decisione di non utilizzare più determinati prodotti. Nel corso degli anni ha convertito la sua azienda agricola e alla fine l’ha fatta certificare da Bio Suisse.

Oggi la vede del tutto diversamente: «Vedo opportunità ovunque», spiega Dörig. È un agricoltore spinto dalla passione che ama sperimentare. Quest’anno, in qualità di ospite delle Giornate dell’agricoltura biologica del 19 e 20 giugno, proverà diverse sperimentazioni colturali e varietali, dedicandosi in particolare ai ceci e ai lupini. Dörig condivide le sue esperienze anche con l’Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica (FibL) e trasmette le sue conoscenze ad altri agricoltori attraverso corsi di formazione.

In questo splendido angolo di terra sul Reno, un giorno arriverà un altro contadino, come molti altri prima di lui. Dörig sarebbe felice se uno dei suoi tre figli continuasse la sua attività, ma ciò che conta più di ogni cosa è lasciare il terreno in condizioni almeno altrettanto buone di come lo ha trovato.

«Non posso salvare il mondo. Ma posso migliorare il mio, di mondo».